Dieta mediterranea personalizzata e prevenzione dell’obesità infantile

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Ha preso il via a maggio lo studio Children Alimentary Personalized Research Italy Israel, uno studio pilota sulla personalizzazione della dieta mediterranea nei bambini condotto dal Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università di Napoli Federico II con lo Schneider Children’s Medical Center e il Weizmann Institute of Science

Uno studio israeliano del Weizmann Institute of Science, realizzato in collaborazione con i laboratori di ricerca guidati da Eran Elinav and Eran Segal, pubblicato su Cell nel 2015 da Zeevi et al. (Personalized Nutrition by Prediction of Glycemic Responses. Cell. 2015; 163:1079-94), ha dimostrato che ogni individuo reagisce, anche a uno stesso alimento, in maniera diversa: le variazioni sono in parte determinate dalla risposta glicemica post prandiale individuale al singolo alimento e dall’attività del suo microbiota.

L’analisi ha dimostrato come la dieta personalizzata sia capace di prevenire patologie non trasmissibili, quali il diabete mellito tipo 2 e l’obesità. Da queste premesse muove  lo studio CAPRII (Children Alimentary Personalized Research Italy Israel), il primo studio pilota internazionale condotto dal Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università di Napoli Federico II, insieme allo Schneider Children’s Medical Center e, appunto, al Weizmann Institute of Science di Israele. Obiettivo dello studio è la creazione di algoritmi utili a elaborare diete personalizzate nei bambini, ottenuti confrontando la Dieta Mediterranea con una dieta standard.

Lo studio

  • Approvato dal Comitato Etico dell’Università di Napoli “Federico II” e dal Comitato Etico dell’Asl Napoli 3, lo studio CAPRII è partito a maggio.
  • Condotto in parallelo in Italia e in Israele, coinvolge in ciascun Paese 50 bambini in età prepubere dai 6 ai 9 anni (per evitare l’influenza ormonale della pubertà). In Italia, i 50 bambini sono stati selezionati da cinque pediatri dell’Asl Napoli 3 SUD, inseriti nel registro Aifa come pediatri sperimentatori, e successivamente indirizzati presso il centro del Dipartimento Assistenziale Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II”.
  • Il coinvolgimento dura 36 mesi, mentre la partecipazione di ciascun individuo è di 14 giorni, durante i quali ciascun partecipante riceve alimenti della Dieta Mediterranea e non. In particolar modo, è indagato il momento della prima colazione.
  • Attraverso un semplice sistema di monitoraggio costante della glicemia non invasivo, insieme alla raccolta di campioni per valutare la composizione del microbiota intestinale e a minime indagini di laboratorio, si potrà scoprire la risposta individuale di ogni partecipante.

“I dati raccolti saranno usati per lo sviluppo di algoritmi dietetici utili a predire la risposta glicemica di ogni bambino a un alimento”, spiega Elan Elinav. “La risposta glicemica è una sorta di metro capace di rivelare come vari aspetti del corpo, incluso il microbiota, reagiscono alle scelte alimentari e allo stile di vita. Quando mangiamo, il corpo digerisce i carboidrati del cibo, li scompone e li immette nella circolazione sanguigna. I picchi di glucosio dopo un pasto rappresentano un fattore di rischio per l’insorgenza di alcune malattie, come il diabete e l’obesità. Le diete che mirano al controllo dei livelli di glucosio nel sangue sono spesso simili, tuttavia le persone sono diverse, con un patrimonio genetico diverso, uno stile di vita diverso e persino microbiota diverso. Oggi sappiamo che il microbiota, un enorme ecosistema formato da trilioni di batteri che vivono nel nostro organismo con oltre 10 volte il numero di geni contenuto nel genoma umano, è influenzato da ciò che mangiamo e, a sua volta, influenza la nostra risposta al cibo che assumiamo. E così come il microbiota differisce molto da persona a persona, allo stesso modo può influenzare la risposta glicemica a un determinato alimento”.

Le peculiarità della Dieta Mediterranea

Protagonista dello studio è la Dieta Mediterranea, riconosciuta nel novembre 2010, dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La Dieta Mediterranea è, come suggerisce l’etimologia della parola (dal greco diaita), uno stile di vita, un modus vivendi, un elemento relazionale e culturale che rafforza il senso di appartenenza e di condivisione tra i popoli che vivono nel bacino del Mediterraneo.

“Quella mediterranea ricca di pesce, grassi monoinsaturi da olio d’oliva, frutta, verdura, cereali integrali, legumi/noci e, negli adulti, anche un moderato consumo di alcol, è una delle diete più sane al mondo”, spiega Raanan Shamir, presidente ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition), direttore dell’Istituto di Gastroenterologia, Nutrizione e Malattie del Fegato dello Schneider Children’s Medical Center di Tel Aviv e uno degli autori dello studio CAPRII.

“Ad oggi, non erano ancora stati studiati gli effetti della Dieta Mediterranea sui livelli di glucosio nel sangue e sul microbiota intestinale nei bambini. Il nostro studio CAPRII sarà il primo a esplorare questi effetti e intende gettare luce sui benefici della Dieta Mediterranea in età pediatrica. Inoltre, promuovere la Dieta Mediterranea migliora anche la sostenibilità, poiché si basa principalmente su frutta e verdura con un uso ridotto di alimenti di origine animale. Un altro vantaggio della Dieta Mediterranea è che incoraggia l’alimentazione sociale, che include i pasti in famiglia noti per prevenire l’obesità nei bambini”.

 

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