Duccio Petri: la farmacologia cinese richiede conoscenze e studi specifici

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A colloquio con Duccio Petri, medico toscano esperto in medicina tradizionale cinese, con una passione particolare per la farmacologia e la dietetica, componenti fondamentali di questo antico sistema di cura

Leggi l’intervista integrale sul numero di settembre 2018 di Medicina Integrata

“Sono approdato alla farmacologia cinese quasi per caso. Dopo aver frequentato con mia moglie, anche lei medico, il corso di agopuntura, decidemmo di approfondire altre discipline di medicina complementare, io con un percorso in medicina manuale, lei studiando le erbe cinesi. Andò a finire che mia moglie rimase incinta e fui io quindi a seguire il corso di farmacologia cinese. Lo studio di questa materia, soprattutto all’inizio, è complesso ma la sua applicazione riserva grandi soddisfazioni cliniche, anche in affiancamento alle altre tecniche della medicina cinese”. Esordisce così Duccio Petri, medico toscano esperto in medicina tradizionale cinese, con una passione particolare per la farmacologia e la dietetica, componenti fondamentali di questo antico sistema di cura.

In Cina la farmacologia cinese è molto diffusa e utilizzata più spesso della stessa agopuntura nelle terapie sia ambulatoriali sia ospedaliere. Quali condizioni cliniche traggono benefici dalle erbe cinesi?

Il campo di applicazione è ampio ed è in gran parte complementare all’agopuntura, facendo parte dello stesso sistema diagnostico e terapeutico. Agopuntura e massaggio, le tecniche cosiddette esterne, e farmacologia cinese e dietetica, tecniche interne, si combinano molto bene l’una con l’altra e spesso si potenziano a vicenda. L’ambito nel quale le erbe cinesi danno una marcia in più al medico agopuntore, nel quadro appena delineato, sono le condizioni che riguardano la medicina interna, in particolare ginecologia, disturbi dell’umore e cefalee. Meno incisiva è l’azione nella terapia del dolore artromuscolare acuto, dove l’agopuntura e il massaggio cinese restano le tecniche più efficaci, come documentano molti studi di letteratura internazionale.

Le statistiche internazionali fotografano un’utenza delle medicine complementari e tradizionali prevalentemente femminile. La medicina cinese può offrire un contributo specifico alla salute della donna?

Le formulazioni della farmacologia cinese e l’agopuntura producono risultati eccellenti in particolare nel trattamento della dismenorrea e nella variegata gamma dei disturbi che accompagnano il climaterio, dalle vampate di calore ai disturbi dell’umore. Per quanto riguarda la composizione di genere, negli ultimi anni ho osservato un progressivo aumento dei pazienti mentre quando iniziai a praticare la medicina cinese, circa 25 anni fa, venivano in ambulatorio quasi esclusivamente delle pazienti. L’approccio resta diverso, finalizzato nei pazienti ad alleviare per lo più le varie forme di dolore, più ampio e aperto nelle donne.

Se l’agopuntura è abbastanza radicata in Occidente, la farmacologia cinese resta una terapia di nicchia, almeno in Italia. Come spiega questa realtà?

Anche se è presente da diversi anni, la fitoterapia cinese è indubbiamente meno diffusa rispetto ad altre tecniche di MTC. In parte perché è arrivata più tardi rispetto all’agopuntura, approdata in Italia già negli anni Sessanta. Soltanto a partire dagli anni Ottanta invece si è iniziato a parlare di farmacologia cinese, grazie all’impegno di un piccolo gruppo di medici agopuntori che hanno avviato lo studio di questa disciplina. È meno conosciuta non soltanto dal pubblico ma dagli stessi medici esperti in agopuntura i quali, durante i corsi di formazione in questa disciplina, ricevono in realtà soltanto poche nozioni di base in farmacologia. La materia invece richiede un approfondimento specifico, che può durare fino a due anni. Sono in pochi tuttavia a cimentarsi in questo percorso. Un deterrente è certamente il fatto che si tratta di uno studio faticoso e, almeno all’inizio, un po’ noioso, che implica uno sforzo mnemonico per tenere a mente nomi e proprietà delle erbe e le numerose ricette. Quando poi si passa dalla teoria alla pratica, le cose diventano complesse. Infatti, a differenza dell’agopuntura, in farmacologia alcuni aspetti della diagnosi – del polso o della lingua ad esempio – assumono una rilevanza specifica, e in taluni casi essenziale. Infine, ma non meno importante, persiste nei colleghi una sorta di riluttanza a utilizzare rimedi che non si conoscono e dei quali si temono le eventuali tossicità, le contaminazioni o le potenziali adulterazioni. Personalmente ritengo che, maneggiando il medico farmaci occidentali correlati a un numero non indifferente di effetti collaterali, questo timore non sia giustificato. 

La questione della sicurezza e della qualità dei preparati di origine vegetale è comunque importante, quale che sia l’angolazione da cui la si affronti…

Con le ricette fitoterapiche cinesi, come con qualsiasi farmaco, la bussola del nostro agire è sempre l’appropriatezza della prescrizione e dell’uso. Se ci si attiene a questi principi, imperativi nella prassi medica, timori e riluttanze sfumano. In tema di sicurezza, inoltre, occorre distinguere fra la Farmacopea tradizionale cinese, che include un corpus imponente di piante, funghi medicinali oltre a rimedi animali e minerali, e le erbe e formulazioni che si possono utilizzare in Europa. Qui il riferimento è, a livello nazionale, un elenco di piante autorizzate dal Ministero della Salute, affiancato da qualche anno dalla lista europea Belfrit, redatta in collaborazione da Italia, Francia e Belgio. Il numero delle piante che si possono impiegare è stato ridotto in misura consistente e, di conseguenza, parliamo di piante prescrivibili in tutta sicurezza. Le erbe cinesi si devono poi acquistare in farmacia o nelle pochissime erboristerie specializzate, dove sono disponibili prodotti registrati e notificati, conformi alle rigorose norme che orientano la vendita in Italia e in Europa. Altra cosa sono i negozietti improvvisati o la vendita online che sono assolutamente da evitare. Per il tema delle possibili contaminazioni con metalli pesanti, pesticidi ecc., vale la pena ricordare che i prodotti di provenienza cinese sono sotto la lente di ingrandimento e vengono meticolosamente controllati.

Attingendo a un elenco limitato di piante, il medico non vede ridotta l’ampiezza e la portata stessa della prescrizione?

Se la farmacologia cinese è praticata a livello medio, queste restrizioni non influiscono in modo determinante. La musica cambia per chi invece la pratica a un livello superiore e più specialistico, non limitandosi alle ricette classiche tradizionali, ma approntando anche ricette personalizzate e originali. Questa tipologia di esperti rappresenta comunque una minoranza, dato che la maggioranza di noi utilizza ricette classiche e queste si possono allestire tranquillamente con le piante oggi autorizzate. Non ci sono problemi insormontabili dunque, ma le nostre scelte sono state indubbiamente ridimensionate, passando dai circa 300 rimedi comunemente impiegati nelle ricette classiche a meno della metà repertoriate nella lista Belfrit o nelle Farmacopee europee, eliminando a mio parere anche alcune sostanze che non ponevano particolari problemi di tossicità.

Altro versante è quello delle interazioni farmacologiche…

Che però riguarda tutte le erbe e non soltanto quelle cinesi. Le ricette di fitoterapia cinese devono essere prescritte da medici, i quali, conoscendo anche la farmacologia occidentale, sanno muoversi con competenza, facendo riferimento sia a orientamenti di tipo generale sia all’esperienza clinica e della tradizione. Questa ci insegna, per esempio, che bisogna essere molto cauti con quei farmaci di sintesi di per sé poco maneggevoli come gli anticoagulanti, evitando di associarli con le formulazioni cinesi. Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, la combinazione erbe cinesi e farmaci di sintesi è possibile, purché si operi nel rispetto della specificità di ogni paziente e delle sue patologie, che devono essere valutate con attenzione.

La medicina cinese e le sue diverse tecniche: come le modula con i suoi pazienti?

Valutando ogni singolo caso e considerando, anche in funzione delle esigenze di ciascun paziente, quali siano le modalità più adeguate nel contesto di un approccio globale alla persona e non ancorato alla patologia. Può accadere, ad esempio nella cefalea, di iniziare il trattamento con l’agopuntura e poi, dopo aver raggiunto con questa un buon risultato, di inserire le erbe cinesi diradando le sedute di agopuntura. Le scelte del paziente restano comunque determinanti. Ci sono persone che non amano gli aghi, altre curiose e disponibili verso ogni metodica. Tra le tecniche terapeutiche cinesi, la dietetica è certamente molto gradita, anche se a questo interesse non sempre corrisponde il rispetto puntuale delle sue indicazioni. Ciò che accade nei fatti è una mediazione fra le regole della tradizione e quello che ogni singolo paziente riesce poi ad attuare. Il cambiamento però è sempre positivo e chi si rivolge alla medicina cinese è più incline a modificare il suo stile di vita. La MTC ha sempre attribuito una grande importanza all’alimentazione: le conoscenze dietetiche hanno radici antiche e si basano sullo studio del sapore e della natura dei cibi.

Leggi l’intervista integrale sul numero di settembre 2018 di Medicina Integrata

 

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