Joseph Sung, medicina integrata a Hong Kong

IMG_2005Professor Joseph Sung, lei ha avuto una formazione medica di tipo occidentale, ancorata alla medicina scientifica mainstream. Com’è iniziata la sua attività nell’ambito delle Complementary and Alternative Medicines?
Ho avuto una formazione convenzionale, ma sono cresciuto a Hong Kong e sono da sempre un consumatore dei prodotti della medicina tradizionale.

A Hong Kong la medicina tradizionale cinese è ancora radicata?
Quando hanno un problema di salute, gli abitanti di Hong Kong si rivolgono per lo più a entrambe le opzioni, medicina tradizionale e medicina scientifica: scelgono la MTC quando il problema non è particolarmente grave, ma lo fanno anche in situazioni complesse. Per una parte della popolazione la MTC resta la prima scelta.
Le cose, però, stanno cambiando e oggi si assiste, ad esempio, a un interessante processo di “modernizzazione” della fitoterapia cinese.

Quali sono i problemi sul tavolo?
Ad oggi, nonostante la quantità dei lavori pubblicati, non abbiamo ancora a disposizione dati definitivi, e soprattutto di qualità, che dimostrino l’efficacia curativa delle erbe della tradizione cinese. Maggiori evidenze invece sono state raccolte sull’agopuntura in alcune condizioni cliniche.

Quali possono essere i punti di incontro?
Manca ancora una reale e costante comunicazione fra le due medicine, ma la richiesta di interventi complementari è forte e ineludibile. Si tratta di saper individuare le malattie “giuste” nelle quali l’integrazione può essere praticata con successo.

La medicina integrata può aiutare anche i pazienti oncologici che, sempre più numerosi, si rivolgono alle CAM, talvolta all’insaputa di medico e oncologo di riferimento…
In oncologia la medicina cinese può svolgere un ruolo di rilievo in più campi. Diversi studi attestano l’utilità dell’agopuntura in caso di ulcere del cavo orale o mucositi correlate alla terapia antiblastica. Le CAM, inoltre, prestano la dovuta attenzione agli aspetti cognitivi ed emozionali delle persone. Le reazioni al dolore possono essere diverse a seconda dallo stato emotivo individuale e che la sfera mentale e cognitiva gioca un’influenza decisiva sulla percezione del dolore. Anche questo aspetto dev’essere valorizzato poiché aiuta ad affrontare meglio la malattia.

A Hong Kong quest’integrazione è già operativa e con quali esperienze?
L’Istituto di medicina integrativa istituito nel Prince of Wales Hospital di Hong Kong è in funzione da qualche anno e ospita un ambulatorio dove i pazienti esterni possono integrare le cure occidentali con agopuntura e medicina tradizionale cinese; in futuro prevediamo di aprire degli ambulatori nel centro di Hong Kong.

Torniamo alla ricerca: si parla di trial pragmatico come un modello sperimentale che può migliorare la conoscenza delle CAM raccogliendo maggiori elementi su efficacia ed effettività di queste medicine nelle differenti patologie.
Secondo i principi della medicina basata sull’evidenza il golden standard della ricerca resta il trial clinico in doppio cieco controllato con placebo, ma questa tipologia di studio è alquanto distante dalla situazione clinica reale con cui il medico fa i conti ogni giorno. Un approccio pragmatico alla ricerca consente di verificare, nella vita vera, l’effetto di una terapia complementare su un paziente o su un gruppo di pazienti, raccogliendo dati utili che formano una massa critica.

Avete già avviato studi di questo tipo?
Stiamo lavorando su due patologie molto comuni, il mal di schiena e la riabilitazione post-ictus.

Cambia anche la visione di educazione in medicina?
Nel nostro istituto sono già attivi corsi per insegnare ai medici che si sono formati in medicina occidentale i concetti basilari della MTC. Credo che questa esperienza possa migliorare la comunicazione fra i medici e rafforzare la reputazione della medicina cinese.
Stiamo lavorando su due binari e quindi eroghiamo corsi di medicina occidentale anche ai medici che hanno seguito un percorso di MTC, in modo che abbiano maggiori elementi su aspetti routinari della pratica medica

Come si immagina il ponte fra le due medicine?
Dobbiamo costruire una piattaforma affinché i medici occidentali e quelli formati in MTC possano lavorare insieme, rafforzare i legami con la Cina che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e formulare progetti di ricerca congiunti affinché i due gruppi apprendano reciprocamente l’uno dall’altro, con uno spirito di rispetto, fiducia e collaborazione.

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