La vitamina D potrebbe non abbassare i rischi di fratture ossee negli adulti

È questo quello che emerge da un nuovo pronunciamento dello US Preventive Services Task Force, panel di esperti americani che valuta le ricerche scientifiche nell’ambito della Medicina Preventiva. Il dibattito nella comunità scientifica resta comunque molto acceso anche perché nel pronunciamento mancherebbe un importante aggiornamento, ovvero la pubblicazione di un nuovo studio sulla rivista Osteoporosis International che ha rianalizzato i dati dello studio WHI sul rischio-beneficio derivante dalla supplementazione di calcio e vitamina D in donne in postmenopausa. La nuova analisi dei dati dello studio WHI (Women’s Health Initiative), ottenuta su un sottogruppo di pazienti che avevano seguito in modo rigoroso il trattamento loro assegnato di calcio e vitamina D ha infatti documentato una riduzione significativa dell’incidenza di fratture all’anca dopo più di 5 anni di supplementazione e nessun rischio significativo di calcoli renali. L’analisi su cui si basano le raccomandazioni Uspstf è stata condotta dal team di ricercatori del Baylor College of Medicine. “Fermo restando il riconoscimento della validità della supplementazione nei soggetti con sindromi carenziali di calcio e vitamina D, i dati mostrano che sono tuttora insufficienti le evidenze scientifiche attuali per valutare il profilo rischio-beneficio della supplementazione combinata di calcio e di vitamina D per la prevenzione del rischio di frattura in donne in premenopausa e nel sesso maschile”, ha spiegato Virginia Moyer, che ha coordinato il team di scienziati.

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