Terapie omeopatiche, serve una cultura medica adeguata

Alla ribalta delle cronache il caso del bambino a di 7 anni morto nell’Ospedale “Salesi” di Ancona per le complicanze di un’otite bilaterale trattata dal dott. Massimiliano Mecozzi con prodotti omeopatici e non con un’adeguata terapia antibiotica. La giustizia farà il suo corso (al momento omicidio colposo è l’ipotesi di reato a carico di ignoti al vaglio della procura di Urbino), ma dinnanzi all’ennesima vittima di malasanità, non possiamo astenerci dal commentare il fatto: laddove la terapia tradizionale è quella d’elezione, l’omeopatia non serve, anzi rischia di demandare l’adozione di cure efficaci per trattare patologie che possono degenerare con conseguenze potenzialmente letali.

Omeopatia e cultura medica adeguata: un binomio imprescindibile

Omeopatia e cultura medica adeguata: un binomio imprescindibile

Esiste “il medico”, punto e basta

Lo stesso Marco Del Prete, presidente Amiot, associazione medica italiana di omotossicologia, in un comunicato dichiara: «È sconcertante come la fiducia mal riposta dei genitori nei confronti di scelte mediche probabilmente inopportune, venga strumentalmente usata contro un’intera categoria di professionisti della salute, come al solito per alimentare disinformazione e odio. Non esiste “il medico omeopata”, e lo dico come presidente di una delle più rappresentative associazioni scientifiche del settore: esiste “il medico” punto e basta».

«Il medico – continua il presidente di Amiot – curerà con medicina complementare laddove necessario (abbiamo ad esempio risultati straordinari sulle allergie, sulle patologie croniche, e su tutte le malattie che per essere combattute richiedono un rafforzamento del sistema immunitario) e curerà poi con la medicina allopatica, o con la medicina d’urgenza, laddove necessario. Se come medico pretendo di curare una frattura con un analgesico, sto usando prodotti allopatici, ma sto sbagliando comunque, esattamente come chi pretende di usare prodotti omeopatici per patologie che richiedono antibiotici».

Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese – associazione delle aziende produttrici di medicinali omeopatici – ribadisce: «Quanto accaduto al bimbo di Pesaro è un fatto gravissimo e deplorevole, ma non per questo dobbiamo criminalizzare i medicinali omeopatici. L’omeopatia non è una medicina alternativa ma complementare. Sotto accusa, eventualmente, deve essere il medico e non l’intero comparto»

Nessun pregiudizio

Del Prete punta poi l’attenzione sull’importanza di una corretta formazione: «Il problema casomai è la formazione del medici, indispensabile, formazione che proprio chi oggi attacca l’omeopatia si rifiuta sempre di prendere in considerazione. In Usa le scuole che offrono percorsi di studio sulle medicine complementari è passato in 10 anni dal 68% al 95%, mentre da noi qualcuno solo a sentir parlare di formazione nelle università su questi temi si strappa i capelli. La colpa di problemi gravi come questo bimbo mal curato – conclude – non è dei medici specializzati in omeopatia, ma esattamente di chi le medicine complementari le osteggia con pregiudizio, che è il più antiscientifico degli atteggiamenti». E da Giovanni Gorga giunge l’appello: «Cerchiamo di fermare la disinformazione e di non generalizzare mai. Purtroppo anche molti studiosi e esperti compiono l’errore di criminalizzare pregiudizievolmente l’omeopatia senza conoscerla e senza documentarsi nella maniera più adeguata».

 

 

 

 

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