Scienza, Pratica, Umanità: secondo il Collegio Reumatologi Italiani-CReI, sono questi i capisaldi su cui sviluppare la reumatologia del futuro. Il 29° Congresso del Collegio, appena terminato a Bologna, ha indicato tre sfide per rispondere ai bisogni dei pazienti ed essere protagonista all’interno di un SSN in profonda trasformazione.
Medicina personalizzata e reumatologia di prossimità
«Ritengo che sia per i contenuti presentati che per il riscontro ottimale avuto dai tanti reumatologi presenti, gli obiettivi che ci eravamo prefissati siano stati raggiunti»: l’ha affermato Daniela Marotto, presidente del Congresso e past-president CReI.
«Scienza, pratica ed umanità – le nostre parole chiave – si contestualizzano nel nostro cammino soprattutto nella scelta di privilegiare una medicina personalizzata, capace di superare le diseguaglianze territoriali, in un clima di fortissima collaborazione avviata con altre discipline, nello sviluppo di progetti inediti per il nostro Paese, come quello dell’onco-reumatologia, e con l’avvio di progettualità che pongono nelle mani del reumatologi nuovi strumenti di affronto delle malattie infiammatorie».
Crescenzio Bentivenga, presidente del Congresso e vice-presidente del Collegio, evidenzia la distanza ancora marcata tra centro e periferie e indica come priorità una reumatologia vicina al paziente, omogenea e di alta qualità. La multidisciplinarietà resta un focus principale, anche attraverso le partnership con SIMFER e SIMDO e il confronto con specialisti di malattie croniche intestinali e dermatologiche, immunologi, infettivologi ed esperti di vaccini.
Fibromialgia, genere e pavimento pelvico
Il programma ha affrontato la fibromialgia, su cui CReI ha annunciato un’azione istituzionale in tutte le Regioni italiane, e l’analisi del genere nelle malattie reumatologiche.
Patrizia Amato, Laboratorio Medicina di genere CReI: «Uomini e Donne non sono sono lo stesso soggetto da trattare in medicina. Pensiamo ad esempio al lupus eritematoso sistemico, malattia reumatica che colpisce soprattutto alle donne, ma che poi nei maschi si esprime con possibili complicanze più importanti. Oggi non è più possibile trattare in egual modo: abbiamo bisogno di cambiare assolutamente prospettiva e CReI è attiva a tal fine con tutti i suoi soci».
Sul pavimento pelvico, Tiziana Nava, Gruppo fisioterapia CReI: «patologie reumatologiche complesse si esprimono con interessamenti distrettuali particolari come può essere quello del pavimento pelvico, che nelle sclerosi sistemiche e nelle fibromialgie comportano nell’andare nel tempo un dolore di tipo cronico. Ecco perché è importante da un lato che il reumatologi conoscano e siano in grado di identificare le problematiche del pavimento pelvico, e conseguentemente possano avviare terapie riabilitative utili ad affrontare e superare quei disturbi che non sono solo distrettuali ma globali».
Artrite reumatoide “difficult to treat”
Raffaele Zicolella, Coordinatore esecutivo CReI: «Per artrite reumatoide difficile da trattare si intende una condizione di pazienti che non rispondono al trattamento ed hanno una malattia persistentemente attiva da cui consegue la percezione da parte del medico e del paziente di malattia complicata. Ne consegue la necessità di una terapia “dimensionata sul paziente”, e non generica, perché stiamo parlando di una malattia persistemente attiva».
Maurizio Benucci, Coordinatore del Comitato Scientifico CReI, ha sottolineato i risultati positivi del Congresso e il valore del confronto pratico sui casi clinici, indicando l’approfondimento sui casi difficult to treat in Artite Reumatoide come esempio emblematico.
Il futuro di CReI
Il presidente CReI Severino Martin Martin sottolinea «che il futuro del Collegio è in sintonia con la sua lunga storia: proseguire nella presa in carico dei suoi pazienti con il massimo delle competenze e dell’aggiornamento. Ma questo deve e può avvenire in un contesto in cui Scienza e Pratica non vengano mai disgiunte, irrobustendo la reumatologia di prossimità, continuando a creare rete in modo da garantire la miglior assistenza possibile ai pazienti».
Sul piano umano e umanitario aggiunge: «proprio in questi giorni sono tornato dalla Guinea Equatoriale dove abbiamo ricevuto una richiesta ufficiale: alcuni rappresentanti istituzionali ci hanno infatti chiesto di collaborare per la formazione di reumatologi, sia andando da loro e formando i medici sul territorio, che anche sviluppando scambi culturali che sicuramente saranno molto interessanti anche per noi. È una progettualità ancora da definire, ma credo che potrà essere un utile direzione che il Collegio cercherà di percorrere».
Intelligenza artificiale e cura personalizzata
Oltre al “fattore umano”, CReI punta sulle tecnologie avanzate, sempre gestite dallo “specialista umano”. L’intelligenza artificiale è stata una delle protagoniste del Congresso di Bologna.
Daniela Marotto: «L’obiettivo dichiarato di CReI è di arrivare alla cura personalizzata del paziente, giungendo ad una presa in carico globale garantita dall’uso corretto e multidisciplinare di tutti i dati che possiamo raccogliere attraverso l’intelligenza artificiale. Per questo il Collegio sta avviando una partnership con una fondazione che si occupa di intelligenza artificiale ed analisi biomediche, e contiamo di poter sviluppare progetti per offrire ai nostri associati strumenti utili per sostenere diagnosi e terapie e quindi risposte per i pazienti che fino ad oggi non riusciamo ad avere».



