Dal divario tra lifespan e healthspan alla crescita della non autosufficienza, fino al ruolo dell’intelligenza artificiale e delle città age-friendly. Non basta vivere più a lungo: la vera sfida è aumentare gli anni vissuti in buona salute e in autonomia. È questo il messaggio emerso dal Longevity Day, promosso da ASST Brianza con Michele Sofia come responsabile scientifico, Tiziana Fraterrigo e Salvatore Verzì nel comitato scientifico, ospitato il 15 ottobre all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti sanitari, accademici ed esperti di welfare per discutere le prospettive della società longeva.
Il convegno
Ad aprire il convegno Michele Sofia, direttore sanitario ASST Brianza ha esordito dicendo che la longevità è innanzitutto una sfida di sistema. Federico Romani, presidente del consiglio Regione Lombardia, ha esordito dicendo che oltre a ricerca, innovazione e AI, la sanità deve sempre rimanere vicino alle persone e come la gentilezza debba essere un mantra perché sì, è importante aggiungere anni alla vita, ma anche serenità. Mario Melazzini, direttore generale welfare Regione Lombardia, ha ribadito l’importanza della predittività per intercettare i soggetti che potrebbero prevenire la cronicità.
A seguire, si è entrati nel vivo con la Lectio magistralis di Giuseppe Bellelli, professore di geriatria dell’Università di Milano-Bicocca e direttore UOC di geriatria della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, che ha richiamato l’attenzione sul divario ancora esistente tra aspettativa di vita e aspettativa di vita in salute. Nei Paesi del G7, ha ricordato, la differenza resta pari a circa dieci anni. In questo contesto assumono particolare rilevanza gli interventi finalizzati a preservare la cosiddetta “capacità intrinseca” della persona e i modelli di prevenzione promossi dall’OMS, come il programma ICOPE, già sperimentato anche in Lombardia.
Al panel istituzionale hanno partecipato Emanuele Monti, consigliere Regione Lombardia, e Fabrizio Sala, deputato alla Camera, con focus sulle politiche nazionali e regionali per la longevità.

Il tema della sostenibilità dei sistemi di cura è stato affrontato da Lorenzo Mantovani dell’Università di Milano-Bicocca, che ha affrontano il discorso longevità dal punto di vista demografico, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione richieda una gestione sempre più attenta della complessità assistenziale, distinguendo tra interventi di cura, prevenzione e supporto continuativo alle persone fragili.
Particolarmente rilevante l’analisi proposta da Francesco Longo del CERGAS SDA Bocconi sulla non autosufficienza. In Italia gli over 65 non autosufficienti sono circa 4 milioni, pari al 28,4% della popolazione anziana, e oltre 2,6 milioni non ricevono alcun servizio assistenziale. Un quadro che evidenzia la necessità di rafforzare l’integrazione tra sanità, servizi sociali e sostegno ai caregiver familiari.
Si è parlato anche di cure palliative. Gianpaolo Fortini, presidente della Società Italiana di Cure Palliative, ha evidenziato l’importanza di superare l’associazione esclusiva con il fine vita, valorizzandone invece il ruolo nella gestione delle traiettorie cliniche caratterizzate da cronicità e fragilità complesse.

In arrivo con un volo da Bruxelles, è intervenuto anche Mario Mantovani, europarlamentare che ha illustrato le politiche a livello europeo, ribadendo il concetto che servono politiche capaci di accompagnare tutte le fasi della vita. La mattinata si è chiusa con l’intervento di Elena Lucchini, assessore alla famiglia di Regione Lombardia, con i progetti per la longevità attiva.
Nel pomeriggio il dibattito si è esteso agli aspetti sociali e organizzativi della longevità. Secondo le proiezioni presentate dal Politecnico di Milano, entro il 2050 quasi un lombardo su tre avrà almeno 65 anni. Da qui la necessità di sviluppare città e servizi maggiormente accessibili, ripensando mobilità, abitazioni e modelli di senior living.
Spazio anche al contributo delle tecnologie digitali. Stefano Denicolai, dell’Università di Pavia, ha evidenziato le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale per sostenere una società sempre più longeva, richiamando però l’attenzione sul rischio di disuguaglianze legate alle competenze digitali e alla diffusione non uniforme degli strumenti tecnologici.
Sul fronte dell’assistenza di lungo termine, Cinzia Di Novi, presidente dell’Associazione Italiana di Economia Sanitaria (AIES), ha presentato dati europei che mostrano come i bisogni assistenziali non soddisfatti siano associati a un peggioramento della salute cognitiva e a un maggiore isolamento sociale degli anziani, con un impatto significativo anche sul benessere dei caregiver.
Hanno partecipato alla tavola rotonda a carattere sanitario “La longevità come sfida di sistema”Michele Brait direttore generale IRCCS San Gerardo dei Tintori, Federica Rolli direttore socio-sanitario ATS Città Metropolitana di Milano e Carlo Tersalvi direttore generale ASST Brianza.
In chiusura di convegno, in collegamento da Palo Alto, Marco Quarta, ricercatore in ambito biotech, ha presentato la prospettiva della ricerca scientifica su nuove molecole che favoriscono l’healthspan.
Dai diversi interventi è emersa una visione condivisa: la longevità rappresenta un’opportunità per la società soltanto se accompagnata da strategie efficaci di prevenzione, percorsi integrati tra ospedale e territorio, sostegno alle famiglie e utilizzo inclusivo delle nuove tecnologie. In questo scenario le aziende sanitarie pubbliche sono chiamate a svolgere un ruolo centrale nella promozione dell’invecchiamento in salute e nel coordinamento delle reti assistenziali.



