Nel contesto della longevità, la funzione cognitiva rappresenta uno dei principali determinanti della qualità della vita. L’invecchiamento cerebrale è un processo fisiologico complesso, in cui alterazioni del microcircolo, incremento dello stress ossidativo, neuroinfiammazione cronica di basso grado e disfunzione mitocondriale concorrono progressivamente alla vulnerabilità neuronale.
In questo scenario, l’interesse verso strategie nutraceutiche di supporto si è spostato da un approccio meramente “stimolante” a uno più integrato, orientato alla modulazione dei meccanismi patogenetici dell’aging cerebrale. Tra i fitocomplessi più studiati, Ginkgo biloba L. occupa una posizione peculiare, configurandosi come un nutraceutico a razionale fisiopatologico definito, capace di modulare alcuni dei principali processi coinvolti nell’invecchiamento cerebrale, quali microcircolo, neuroinfiammazione e vulnerabilità neuronale.
Un fitocomplesso multitarget
La complessità fitochimica del Ginkgo spiega la natura multifattoriale della sua attività biologica. Accanto ai flavonoidi (eterosidi di quercetina e kaempferolo), responsabili di effetti antiossidanti e vasoprotettivi, i diterpeni lattonici (ginkgolidi) svolgono un ruolo centrale nell’antagonismo del PAF, mentre il sesquiterpene bilobalide è implicato nella protezione neuronale e mitocondriale.
Proantocianidine e biflavonoidi contribuiscono ulteriormente al profilo antiossidante e modulante. Ne deriva un fitocomplesso difficilmente riducibile a un singolo target, la cui efficacia risiede nella sinergia funzionale dei costituenti.
Farmacologia: profilo neurovascolare e neuroprotettivo
Le attività biologiche attribuite a Ginkgo biloba configurano un profilo farmacologico articolato e multifattoriale, che trova la sua principale espressione a livello neurovascolare e neuroprotettivo (1). L’azione più consolidata riguarda il microcircolo cerebrale, attraverso effetti vasoattivi e antiaggreganti riconducibili soprattutto all’antagonismo del platelet activating factor (PAF), con conseguente miglioramento della perfusione cerebrale.
A tale meccanismo si associa una significativa attività anti-infiammatoria e anti-ischemica, mediata dalla modulazione dell’attivazione microgliale e dalla riduzione dei mediatori pro-infiammatori, elementi centrali nei processi di vulnerabilità neuronale che caratterizzano l’invecchiamento cerebrale (2). Accanto a questi effetti, Ginkgo biloba contribuisce alla protezione mitocondriale, attenuando la produzione di specie reattive dell’ossigeno e modulando i meccanismi apoptotici, con un impatto favorevole sulla resilienza neuronale (3).
Più secondaria, ma coerente con il quadro complessivo, risulta la modulazione della neurotrasmissione, mentre dati più recenti indicano una possibile interferenza con i processi di aggregazione della proteina Tau: dati sperimentali suggeriscono che Ginkgo biloba possa interferire con i processi di iper-fosforilazione e aggregazione della suddetta proteina, contribuendo a limitare la formazione di aggregati neurotossici.
Si tratta, tuttavia, di un meccanismo ancora in fase di chiarimento, la cui rilevanza clinica necessita di ulteriori conferme. Nel loro insieme, l’insieme delle attività valutate, colloca il Ginkgo non come semplice stimolante cognitivo o “nootropo” in senso stretto, bensì come modulatore del terreno neurovascolare e neuroinfiammatorio, capace di intervenire sui principali meccanismi fisiopatologici coinvolti nel declino cognitivo lieve.
Evidenze cliniche sull’appropriatezza
L’EMA e più precisamente l’Herbal Medicinal Products Committee (HMPC) inquadra Ginkgo biloba folium (preparazioni a base di estratto secco) come medicinale vegetale indicato per il miglioramento del deterioramento cognitivo associato all’età e della qualità di vita nella demenza lieve. Le evidenze cliniche indicano che gli estratti standardizzati di Ginkgo biloba trovano la loro principale collocazione nel declino cognitivo lieve (MCI) e nelle forme iniziali di demenza, in particolare di tipo vascolare o misto, soprattutto alle dosi più elevate comunemente impiegate negli studi clinici (fino a 240 mg/die, suddivisi in 1-2 somministrazioni).
I benefici documentati non si limitano alla sola performance cognitiva, ma si estendono agli esiti funzionali e comportamentali (4), con miglioramenti su funzioni cognitive, sintomi neuropsichiatrici e attività della vita quotidiana, a fronte di un profilo di tollerabilità generalmente sovrapponibile al placebo (5).
I risultati più consistenti emergono nei soggetti sintomatici, mentre negli adulti sani gli effetti risultano eterogenei e limitati a parametri redox, infiammatori e, in alcuni studi, a lievi incrementi del BDNF – neurotrofina fondamentale per la fisiologia del sistema nervoso centrale – senza una chiara traduzione clinica sul piano cognitivo. Sono stati, inoltre, riportati dati indiretti su microcircolo e parametri emoreologici in pazienti con diabete tipo 2, interpretabili come espressione di un miglioramento della funzione vascolare.
Estratti: titolazione e standardizzazione
Quando si parla di efficacia e sicurezza del Ginkgo biloba in ambito clinico, il riferimento non è la droga in senso generico, ma un estratto secco di foglie “raffinato e quantificato”, così come definito dalla Farmacopea Europea. Tale standard prevede una titolazione in flavonoidi espressi come glicosidi flavonici (22–27%), una quantificazione di bilobalide (2,6–3,2%) e ginkgolidi A, B e C (2,8–3,4%), nonché un limite stringente per gli acidi ginkgolici (≤ 5 ppm), parametro chiave di sicurezza. Le evidenze cliniche disponibili fanno quindi riferimento a estratti conformi ai criteri di Farmacopea Europea ed EMA, definiti non solo dalla titolazione dei principali costituenti attivi, ma anche da un preciso rapporto droga/estratto (DER) e da limiti quantitativi per i componenti potenzialmente tossici, elementi indispensabili per garantire qualità, sicurezza e riproducibilità dell’effetto farmacologico e clinico.
Attenzione a sicurezza e interazioni
Il profilo di sicurezza degli estratti standardizzati di Ginkgo biloba è generalmente favorevole, ma richiede una valutazione clinica attenta, soprattutto nel soggetto anziano e politerapico. Sono state infatti descritte possibili interazioni farmacocinetiche a carico di alcuni isoenzimi del citocromo P450, in particolare CYP2C9, con potenziali implicazioni per anticoagulanti, FANS e altri farmaci sensibili.
È, inoltre, indicata cautela in caso di terapia antiaggregante, nel periodo perioperatorio e nei soggetti con anamnesi di epilessia, al fine di garantire un impiego appropriato e sicuro.
Non solo per la memoria
Nel suo intervento al 15° Congresso Nazionale SINut (Bologna, settembre 2025), Marco Biagi, docente e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma, ha richiamato la necessità di superare una visione semplificata del Ginkgo come “integratore per la memoria”, sottolineando come alcuni estratti standardizzati ne delineino piuttosto il profilo di modulatore del microcircolo, della neuroinfiammazione e della vulnerabilità neuronale.
In questa prospettiva si collocano diverse sperimentazioni esplorative in ambito pediatrico (6), in particolare nei disturbi cognitivi e comportamentali (ADHD, disturbi dell’apprendimento).

Tratto dal numero di giugno 2026 di Medicina Integrata
Bibliografia
1 – Liu, Qiwei & Wang, Jinghui & Gu, Zongyun & Ouyang, Ting & Gao, Honglei & Kan, Hongxing & Yang, Yinfeng. (2024). Comprehensive Exploration of the Neuroprotective Mechanisms of Ginkgo biloba Leaves in Treating Neurological Disorders. The American journal of Chinese medicine. 52. 1-34.
2 – Tomino, C.; Ilari, S.; Solfrizzi, V.; Malafoglia, V.; Zilio, G.; Russo, P.; Proietti, S.; Marcolongo, F.; Scapagnini, G.; Muscoli, C.; et al. Mild Cognitive Impairment and Mild Dementia: The Role of Ginkgo biloba (EGb 761®). Pharmaceuticals 2021, 14, 305.
3 – Li XY, Wang QF, Duan Y, Zhang YW, Wang H, Liu AJ. Inhibition of mitochondrial oxidative stress and apoptosis in the protection of Ginkgo biloba extract 50 against cognitive impairment. J Ethnopharmacol. 2025;351:120059.
4 – Hort J, Duning T, Hoerr R. Ginkgo biloba Extract EGb 761 in the Treatment of Patients with Mild Neurocognitive Impairment: A Systematic Review. Neuropsychiatr Dis Treat. 2023 Mar 23;19:647-660.
5 – Riepe M, Burkart M. Meta-analysis of Ginkgo biloba extract EGb 761 in the treatment of mild dementia. Eur Psychiatry. 2025 Aug 26;68(Suppl 1):S863.
6 – Rigillo G, Blom JMC, Cocchi A, Martinucci V, Favaro F, Baini G, Cappellucci G, Tascedda F, Biagi M. Medicinal Plants for Child Mental Health: Clinical Insights, Active Compounds, and Perspectives for Rational Use. Children. 2025; 12(9):1142



