La prevenzione delle malattie respiratorie necessita di un cambio di paradigma capace di superare la separazione tra ambiente, stili di vita e clinical care. È questo il messaggio centrale emerso a Roma il 29 settembre in occasione della Conferenza Stampa di presentazione del XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), in programma nella Capitale dal 3 al 5 ottobre.
Come sottolineato dalla presidente della SIP e del Congresso, Paola Rogliani, la prevenzione e la terapia non costituiscono dimensioni scisse, ma si integrano all’interno dello stesso percorso di salute. Il quadro conoscitivo sui meccanismi patogenetici evidenzia la necessità di agire precocemente sui fattori di rischio e di personalizzare gli interventi, affiancando alla medicina di precisione e alle terapie biologiche la promozione di corretti stili di vita e la tutela dell’ambiente.
L’approccio One Health e l’impatto dei determinanti ambientali
A rafforzare l’approccio olistico e integrato è il modello One Health, secondo cui la salute umana è indissolubilmente legata a quella degli ecosistemi e del contesto urbano. I dati diffusi da ISPRA mostrano che, sebbene nel 2025 i livelli medi di PM2,5 (le polveri più sottili presenti nell’aria) siano risultati inferiori del 14% rispetto al decennio precedente, la proiezione verso i nuovi limiti europei al 2030 vedrebbe ben il 65% delle stazioni di monitoraggio oltre le soglie consentite. Discorso analogo per il biossido di azoto per il quale il futuro limite annuale risulterebbe superato nel 29% delle stazioni.
La presidente di ISPRA, Maria Alessandra Gallone, ha ricordato come l’esposizione agli inquinanti impatti direttamente sul quadro clinico, esacerbando patologie come l’asma e compromettendo la funzionalità polmonare. Integrare i dati sanitari con quelli ambientali rappresenta quindi un passaggio cruciale per trasformare la conoscenza scientifica in interventi di prevenzione primaria ed epidemiologica.

Spazi urbani, movimento e continuità di cura
L’approccio integrato trova un’ulteriore applicazione nei contesti di vita quotidiana e nella promozione della salute nelle città (Urban Health). La vicedirettrice generale vicaria di Roma Capitale Pierpaola D’Alessandro ha sottolineato l’importanza di far sì che la città diventi un ambiente di salute resiliente, mentre la direttrice dell’Area Sport Impact di Sport e Salute, Rossana Ciuffetti ha insistito molto sul ruolo del movimento come azione di prevenzione, richiamando il valore di un’attività fisica accessibile a persone diverse per età e condizioni.
Più in generale, la fruibilità di spazi verdi, la sostenibilità urbana e la possibilità di svolgere attività fisica accessibile sono stati definiti come veri e propri determinanti di salute respiratoria. Difatti l’attività motoria e la qualità degli ambienti, sia indoor che outdoor, agiscono in sinergia con i trattamenti farmacologici, potenziando la resilienza del paziente.
I lavori congressuali svilupperanno questi aspetti anche attraverso la presentazione del Tavolo tecnico ministeriale sulla salute respiratoria e del documento congiunto SIP/IRS-SIAAIC su salute respiratoria, ambiente, cambiamenti climatici, l’inquinamento e pollini, confermando l’importanza di una visione multidisciplinare e sistemica della medicina.



