Parte oggi a Rimini il 31° Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID), in programma fino al 31 ottobre al Palacongressi. Il tema scelto per questa edizione, “Conciliare efficacia ed efficienza”, richiama la necessità di trasformare le innovazioni terapeutiche e tecnologiche in opportunità concrete per tutte le persone con diabete, garantendo al tempo stesso sostenibilità ed equità del Servizio sanitario nazionale.

Secondo la presidente della SID, Raffaella Buzzetti, la diabetologia sta attraversando una fase di profonda trasformazione grazie a nuovi farmaci, tecnologie avanzate e approcci sempre più personalizzati. La vera sfida, però, è fare in modo che questi progressi siano accessibili a tutti e non restino privilegio di pochi.

«Non basta più controllare la glicemia. Vogliamo e abbiamo gli strumenti per proteggere cuore, reni e fegato, prevenire le complicanze e allungare la vita in buona salute. Ma il progresso scientifico deve diventare un’opportunità per tutti, non un privilegio per pochi».

Tre parole chiave per la diabetologia del futuro

Il programma scientifico, coordinato da Andrea Natali con il contributo del coordinatore eletto Gian Paolo Fadini, si sviluppa attorno a tre concetti individuati da Buzzetti come guida della diabetologia dei prossimi anni: anticipare, personalizzare e democratizzare.

Anticipare significa riconoscere precocemente il rischio e intervenire prima che si sviluppino danni irreversibili; personalizzare vuol dire scegliere le terapie sulla base delle caratteristiche cliniche e biologiche della persona e delle eventuali complicanze; democratizzare significa abbattere gli ostacoli che limitano l’accesso all’innovazione.

«Conciliare efficacia ed efficienza vuol dire proprio questo: trasformare il progresso scientifico in buona medicina e la buona medicina in buona sanità».

Intelligenza artificiale: opportunità e responsabilità

L’apertura del congresso è dedicata al ruolo dell’intelligenza artificiale nella ricerca e nella cura del diabete. Tra gli ospiti internazionali figura Tadej Battelino, dell’Università di Lubiana, tra i maggiori esperti mondiali del settore.

Gli strumenti basati su AI stanno trovando applicazione nell’analisi dei dati provenienti dai sensori glicemici, nella previsione delle ipoglicemie, nell’identificazione precoce dei soggetti a rischio di complicanze e nella ricerca di nuovi bersagli terapeutici. Tuttavia, sottolinea Buzzetti, è indispensabile validarne efficacia, sicurezza e applicabilità nella pratica clinica.

«L’intelligenza artificiale può diventare un alleato straordinario del diabetologo, ma non deve e non potrà mai sostituirne il giudizio clinico».

Obesità e diabete: oltre la perdita di peso

Ampio spazio sarà dedicato all’evoluzione dei farmaci basati sulle incretine, come semaglutide e tirzepatide, e alle nuove molecole multi-agoniste in sviluppo. Le sessioni scientifiche analizzeranno anche le formulazioni orali, le strategie per preservare la massa muscolare e il mantenimento dei risultati nel lungo periodo.

Per la presidente SID, l’efficacia di queste terapie non può essere valutata esclusivamente in termini di chilogrammi persi.

«L’obiettivo non è semplicemente dimagrire o controllare la glicemia, ma vivere più a lungo e meglio».

Terapie cellulari: nuove prospettive nel diabete tipo 1

Tra i temi più innovativi del congresso vi è la possibilità di ripristinare la produzione di insulina attraverso il trapianto di cellule produttrici di insulina ottenute da cellule staminali.

L’argomento sarà approfondito in una sessione internazionale coordinata da Piero Marchetti e Lorenzo Piemonti, con la partecipazione di Eelco de Koning dell’Università di Leiden e Hanne Scholz dell’Oslo University Hospital. Al centro del confronto anche le strategie per rendere queste cellule meno vulnerabili all’attacco immunitario.

Commentando i risultati preliminari disponibili, Buzzetti invita comunque alla prudenza.

«Siamo di fronte a risultati che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza».

Screening precoce: l’Italia alla prova

Un altro argomento centrale riguarda la diagnosi precoce del diabete tipo 1 attraverso la ricerca degli autoanticorpi specifici.

Una sessione internazionale presieduta da Raffaella Buzzetti e Paolo Fiorina analizzerà le prospettive dello screening nazionale alla luce della legge 130/2023 e del progetto D1Ce Screen, dedicato alla raccolta di evidenze sull’applicazione dello screening nella popolazione italiana.

Per gli esperti, identificare precocemente i soggetti a rischio può consentire un monitoraggio specialistico più efficace e ridurre il rischio di esordio della malattia con chetoacidosi.

Non solo glicemia: proteggere cuore, reni e fegato

Un filone importante del congresso sarà dedicato alla protezione degli organi bersaglio. Le evidenze disponibili mostrano infatti come gliflozine e alcune terapie basate sulle incretine abbiano benefici che vanno oltre il controllo glicemico, interessando il rischio cardiovascolare, la funzione renale e le patologie epatiche metaboliche, comprese MASLD e MASH.

Secondo Buzzetti, è cambiato il modo stesso di valutare il successo terapeutico.

«Per molti anni abbiamo misurato il successo terapeutico soprattutto attraverso l’emoglobina glicata. Oggi dobbiamo misurarlo anche in numero di infarti, scompensi cardiaci e progressione della malattia renale evitati, nella prevenzione delle complicanze e negli anni di vita in buona salute guadagnati».

Il rischio di una diabetologia a due velocità

Uno dei messaggi principali lanciati dalla SID riguarda l’equità di accesso alle innovazioni. Farmaci, sensori glicemici, microinfusori e sistemi automatizzati stanno cambiando la gestione della malattia, ma persistono differenze territoriali e organizzative che possono tradursi in opportunità di cura disomogenee.

Il tema sarà affrontato anche da Alanna Weisman dell’Università di Toronto nella lettura “Perugia Award”, dedicata al divario tra disponibilità delle tecnologie e loro effettiva adozione nelle persone con diabete di tipo 1.

«Non possiamo accettare una diabetologia a due velocità. L’innovazione non deve dipendere dal codice postale, dal reddito o dalla capacità del singolo paziente di orientarsi nel sistema sanitario».

Ricerca, giovani e innovazione

Il congresso darà ampio spazio alla ricerca indipendente, alla medicina di precisione, alla genetica e all’immunologia del diabete, ai nuovi biomarcatori e ai lavori presentati dai giovani ricercatori.

Nella lettura presidenziale del 30 ottobre, intitolata “La SID: guidare il cambiamento, custodire i valori”, Buzzetti ribadirà il ruolo della società scientifica nel promuovere innovazione, confronto internazionale e dialogo con le istituzioni.

«La SID deve essere il luogo nel quale le nuove idee nascono, vengono discusse, verificate e trasformate in opportunità per le persone con diabete – conclude. – Perché la vera misura dell’innovazione non è quanto lontano riesce ad arrivare la scienza, ma quante persone riesce a raggiungere. Solo così il progresso scientifico diventa vero progresso sociale».

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