Il diabete colpisce sempre più precocemente: entro il 2049 i casi di tipo 1 nel mondo potrebbero raggiungere 12,1 milioni, il 29% in più rispetto ai 9,4 milioni stimati nel 2025, mentre il tipo 2 è in crescita prima dei 20 anni.
Dal 62° Congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano fino al 2 ottobre, emergono indicazioni rilevanti anche per la medicina generale: diagnosi tempestiva, monitoraggio continuo del glucosio, trattamento precoce e protezione cardiometabolica.

Diabete di tipo 1 e 2: crescita globale e impatto sui giovani
Il modello DIAMOND-T1D indica che nel 2025 la fascia 0-19 anni ha concentrato il 42% dei nuovi casi di diabete di tipo 1: il 37% nei Paesi ad alto reddito e il 49% in quelli a basso reddito. Anche il diabete di tipo 2 mostra un esordio più precoce: uno studio statunitense della Colorado School of Public Health segnala un aumento di quasi dieci volte dei nuovi casi tra gli under 20 dall’inizio del secolo.
In Italia quasi 4 milioni di persone convivono con il diabete e circa 1,5 milioni non sanno di averlo. Sebbene il diabete di tipo 1 rappresenti una quota nettamente inferiore rispetto al tipo 2, entro il 2049 i casi potrebbero crescere del 16%, superando le 239.000 persone.
Diabete di tipo 1: il ruolo delle terapie disease-modifying
Le terapie disease-modifying non sostituiscono l’insulina, ma puntano a modulare la risposta autoimmune e a preservare la funzione delle cellule beta. Oggi è disponibile un solo farmaco approvato per rallentare la progressione della malattia; altri immunomodulatori, insieme a strategie antigene-specifiche e cellulari, sono in sperimentazione e potrebbero ampliare le opzioni terapeutiche.
CGM e trattamento precoce: le indicazioni per la pratica clinica
Francesco Giorgino, presidente EASD, sottolinea la necessità di interventi tempestivi. La nuova linea guida EASD valuta l’estensione del monitoraggio continuo del glucosio a tutti gli adulti con diabete di tipo 2, indipendentemente dalla terapia insulinica. Il Consensus Report ADA/EASD 2026 propone, inoltre, un trattamento precoce e intensivo che, oltre al controllo glicemico, consideri protezione cardiovascolare, renale ed epatica e gestione del peso.
Obesità e diabete di tipo 2: un unico rischio cardiometabolico
La crescita del diabete di tipo 2 in età pediatrica procede insieme all’aumento dell’eccesso ponderale, soprattutto nei Paesi industrializzati. Al Congresso sono state discusse le evidenze su incretine e multi-agonisti, il ruolo dell’amilina e le più recenti terapie per l’obesità, con attenzione a meccanismi d’azione, sicurezza, gestione degli effetti indesiderati e impiego nei diversi sottogruppi di pazienti.
Prevenzione e diagnosi precoce: il quadro normativo italiano
L’Italia dispone di un quadro normativo avanzato: dalla legge 115 del 1987 sul diabete alla legge Mulè, che ha introdotto lo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia, fino alla legge Pella, che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. È inoltre in esame il disegno di legge 287, presentato dalla senatrice Daniela Sbrollini, che mira a riconoscere l’attività fisica come strumento terapeutico prescrivibile dal Servizio sanitario nazionale.
Prevenzione e assistenza: le priorità indicate dalle istituzioni
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, evidenzia la necessità di tradurre ricerca ed evidenze cliniche in diagnosi precoce e sostegno alle famiglie. La senatrice Daniela Sbrollini indica nella prescrizione dell’attività fisica uno strumento di prevenzione e sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale, mentre Roberto Pella, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, richiama il valore del riconoscimento dell’obesità come malattia e la centralità della salute metabolica nell’agenda politica.
Ricerca e accesso alle cure
Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sottolinea il ruolo della ricerca nel trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti di prevenzione, diagnosi e cura. Per Manuela Bertaggia, presidente di Fand – Associazione italiana diabetici Odv, le priorità sono l’accesso equo a terapie e tecnologie innovative, il sostegno alle famiglie fin dalla diagnosi e il contrasto allo stigma.



