La longevità rappresenta una delle trasformazioni più imponenti della società contemporanea e, al tempo stesso, una sfida strategica per il futuro dell’Italia. Con questo spirito è nato l’Intergruppo parlamentare sulla Longevità, presentato il 28 ottobre alla Sala Stampa della Camera dei Deputati. L’obiettivo primario è portare il tema al centro dell’agenda politica, favorendo un confronto stabile e trasversale, al di là delle appartenenze partitiche, tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti, associazioni e realtà produttive.
Come sottolineato dal presidente dell’Intergruppo, l’onorevole Erik Pretto (XII Commissione Affari Sociali), la longevità è una straordinaria conquista che impone però risposte concrete. Per la prima volta nella storia recente, l’aspettativa di vita ha registrato segnali di rallentamento a causa di fattori come obesità, diabete e stili di vita scorretti, ricordandoci che vivere più a lungo non è un traguardo acquisito per sempre.
Diventa perciò essenziale fare dell’Intergruppo un “contenitore” normativo e di dialogo per ideare proposte utili a livello legislativo, superando i divari territoriali, come il profondo gap di aspettativa di vita e salute tra diverse aree del Paese, e garantendo un accesso equo all’innovazione.
Dalla cura della patologia alla centralità della persona
Il concetto di longevità attiva richiede un cambio di paradigma nell’organizzazione socio-sanitaria. Claudio Zanon, medico chirurgo, esperto di governance sanitaria, ha evidenziato come la vera domanda da porsi sia come trasformare gli anni guadagnati in anni di salute, autonomia e partecipazione. «La prevenzione non può ridursi a un intervento tardivo, ma deve configurarsi come un investimento strategico lungo tutto il corso dell’esistenza, capace di riconoscere precocemente la fragilità, rafforzare la rete di prossimità e il territorio, e sostenere concretamente famiglie e caregiver». Sulla stessa linea il deputato Gian Antonio Girelli, presidente dell’Intergruppo Prevenzione e Riduzione del rischio, il quale ha ribadito che la sanità futura «dovrà spostare il focus dalla sola gestione della patologia alla presa in carico globale della persona», ricordando che l’invecchiamento non è una diagnosi ma una fase della vita ricca di valore ed esperienza.
La prospettiva etica ed evolutiva: l’intervento di Padre Alberto Carrara
A offrire una lettura profonda e radicalmente trasformativa del fenomeno è stato Padre Alberto Carrara, neuroeticista e leader del Vatican Longevity Summit. Nel suo intervento, Padre Carrara ha evidenziato come la nascita dell’Intergruppo rappresenti un passaggio cruciale per affrontare quella che non è meramente una questione demografica, sanitaria o economica, bensì «una sfida profondamente umana, culturale ed etica».
Carrara ha richiamato l’attenzione su un paradosso cruciale: l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo (con una media di 83,4 anni), ma questa straordinaria conquista della medicina e della ricerca ci impone di garantire in modo equo salute, partecipazione e qualità delle relazioni. Per fare questo, occorre compiere un salto culturale fondamentale: abbandonare una visione puramente geriatrica della longevità per adottare una prospettiva sistemica ed evolutiva.
La domanda chiave posta da Carrara interpella direttamente il nostro presente: «di chi dobbiamo occuparci oggi se vogliamo promuovere la longevità di domani?» La risposta intercetta le radici stesse della società: bisogna partire dai bambini, dagli adolescenti, dai giovani e dalle loro famiglie. Il futuro della longevità si decide oggi nelle scuole, nei contesti lavorativi e nelle politiche urbanistiche e sociali.
A supporto di questa visione, il neuroeticista ha richiamato dati allarmanti sulla salute giovanile: dal disagio mentale – che vede il suicidio come seconda causa di mortalità nella fascia 10-19 anni in Italia – alla solitudine dilagante (con percentuali elevatissime tra le ragazze segnalate dall’OMS Europa), fino alle cattive abitudini alimentari e alla sedentarietà (l’80% degli adolescenti nel mondo non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e oltre la metà quindicenni non consuma regolarmente frutta e verdura). Poiché il cervello infantile e adolescenziale è estremamente plastico e vulnerabile, le sofferenze e le trascuratezze odierne ipotecano la salute dell’adulto e dell’anziano.
Da qui l’importanza cruciale di focalizzarsi sui primi 1.000 giorni di vita e di promuovere un cambio culturale che partano dall’educazione e dalla consapevolezza delle madri e dei giovani (tema portante del prossimo Vatican Longevity Summit). Come sottolineato da Carrara introducendo i principi di una Carta Etica per l’invecchiamento in salute, presentata in occasione del Vatican Longevity Summit della scorsa primavera, ciò che si sceglie oggi, dagli stili di vita agli ambienti, non è indifferente per il domani. «Superare il pregiudizio che vede l’anziano solo come un costo, valorizzandone invece la sapienza, la memoria e la coesione sociale, significa ricucire quel patto intergenerazionale indispensabile per costruire un Paese veramente inclusivo».



