Diffuso, sottovalutato, sottostimato, nonostante l’incidenza del dolore cronico in Europa e in Italia sia elevata. Si calcola una prevalenza di circa 150 milioni di cittadini europei, 1 adulto su 5, e un impatto del 56% in pazienti oncologici. Non meno rilevanti i dati nel nostro Paese: il dolore cronico interessa oltre 10-13 milioni di adulti (circa il 21,7% della popolazione, circa 10,5 milioni di cittadini secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità basate sull’indagine EHIS (European Health Interview Survey). Importanti le differenze di genere: le donne risultano le più colpite, circa 6,5 milioni contro 4 milioni di uomini, rappresentando il 60,7% dei casi di di dolore.
Altro aspetto da non sottovalutare è la diffusione del dolore (cronico) che cresce con l’avanzare dell’età, passando dall’8% tra i 18-44 anni fino a superare il 50% negli over 85: una sfida clinica e di sistema del presente e del futuro. Alcune specificità e patologie risultano maggiormente correlate al dolore: le problematiche muscolo-scheletrico (60% nell’ultimo anno) e il mal di testa (54%), ad esempio. L’Italia è fra le poche nazioni, che tutela i cittadini con dolore con l’apposita Legge 38 del 2010, che garantisce l’accesso alle cure, compreso quelle palliative. Dati su cui è bene porre attenzione sempre, non solo in occasione della Giornata Europea per la consapevolezza del dolore del 15 Ottobre.
Obiettivi della Giornata Europea per la Consapevolezza del Dolore
Promossa dalla Federazione Europea del Dolore EFIC e supportata in Italia dall’AISD (Associazione Italiana per lo Studio sul Dolore), la giornata intende sensibilizzare istituzioni clinici, territorio e pazienti. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di fare alleanza per riportare attenzione sul problema del dolore e costruire azioni per ridurre le disuguaglianze, quindi offrire equo accesso alle cure per tutti i cittadini e a percorsi terapeutici appropriati, tempestivi e sostenibili.
La giornata si prefigge, inoltre di: combattere lo stigma, ancora associato al dolore, eliminando pregiudizi e l’isolamento sociale; promuovere la prevenzione, tramite l’identificazione e la gestione precoce dei fattori di rischio modificabili per evitare che il dolore acuto si trasformi in una condizione cronica e invalidante; migliorare la formazione medica, affinché il tema del dolore sia più integrato nelle strategie sanitarie nazionali e nella formazione di base e continua degli operatori sanitari; sostenere i pazienti e i caregiver, cerando reti di supporto e risorse adeguate per migliorare la qualità di vita di chi soffre e delle famiglie che se ne prendono cura.
Dolore e qualità della vita
Quello tra dolore e qualità di vita è un binomio inscindibile in ogni persona affetta da dolore, acuto e cronico soprattutto. Severa è, infatti, la compromissione sulla quotidianità, autonomia e libertà della persona: sonno, mobilità, benessere psicologico e partecipazione alla vita socio-relazionale sono le aree che subiscono in maniera più importante, incidente e pervasiva, gli effetti del dolore. Per tutelare e sostenere i bisogni del paziente, in termini di controllo e gestione del dolore, acquistano un ruolo cardine alcuni strumenti di valutazione, come i PROs (patient-reported outcomes), che rappresentano il gold standard per quantificarne l’intensità, la frequenza e l’impatto sulla vita quotidiana. Diventano quindi uno strumento di fondamentale utilità per il medico di medicina generale (MMG) e dello specialista per personalizzare la terapia, farmacologica o riabilitativa, in base a come il paziente percepisce realmente i benefici o gli effetti collaterali.
Inoltre, I PROs consentono il monitoraggio del dolore cronico, soprattutto nelle patologie a lungo termine, aiutando a tracciare l’andamento del dolore nel tempo, evidenziando peggioramenti o risposte positive ai trattamenti, favoriscono il coinvolgimento nel processo decisionale di cura, promuovendo ad esempio il dialogo aperto tra medico e paziente, spostando l’attenzione da un modello clinico tradizionale a una scelta condivisa del percorso terapeutico. Infine, permettono la valutazione dell’efficacia clinica: negli studi clinici e nella pratica quotidiana, i PROs aiutano a stimare se un trattamento non solo riduce il danno fisico, ma migliora concretamente la qualità della vita (sonno, umore, mobilità).
Alleanza della medicina territoriale
MMG, specialisti, farmacisti e centri di terapia del dolore sono un asse fondamentale per l’intercettazione precoce dei pazienti con dolore e per offrire continuità assistenziale, tenuto conto che la gestione del dolore rappresenta una delle sfide più rilevanti per la medicina del territorio, del presente, ma soprattutto del futuro in relazione all’invecchiamento progressivo della popolazione.
La rete territoriale può e deve essere in grado di identificare e selezione i pazienti a rischio di dolore (cronico) con particolare attenzione verso coloro che tendono a normalizzare o sottovalutare il proprio dolore. Il MMG riveste un ruolo chiave nell’identificazione dei primi segnali di cronicizzazione, nella valutazione dell’impatto del dolore sulla vita quotidiana e nell’orientamento verso percorsi specialistici appropriati, in alleanza con il farmacista territoriale. Infatti, può contribuire all’emersione del bisogno di cura, grazie al contatto frequente con i cittadini e alla possibilità di riconoscere situazioni di automedicazione protratta o controllo inadeguato dei sintomi.
Fondamentale è inoltre garantire la continuità assistenziale tra tutti gli attori coinvolti, favorendo una comunicazione efficace e un monitoraggio costante dell’andamento clinico. Fondamentale è quindi l’approccio integrato e sinergico fra diverse specialità e competenze, permettendo non solo di migliorare il controllo del dolore, ma anche di limitare le conseguenze sulla qualità della vita. L’impostazione di strumenti e misure di intervento proporzionali al dolore sono strategiche per arrivare a preservare quanto più possibile e nel migliore modo possibile sonno, autonomia funzionale, benessere psicologico e partecipazione sociale o ogni altra funzione del paziente compromessa dal dolore. Non ultimo, se necessario demandando il paziente a centri di terapia del dolore per una presa in carico strutturata e avanzata. Con un unico obiettivo condiviso da tutto il territorio: garantire continuità assistenziale e follow-up regolari ai pazienti con dolore, compreso quello oncologico.
Le sfide del dolore nell’anziano e della longevità
Con l’aumentare dell’età, il dolore cronico diventa una condizione sempre più frequente che può accelerare il declino funzionale. La riduzione della mobilità, la paura del movimento, i disturbi del sonno e l’affaticamento favoriscono infatti sedentarietà, fragilità e perdita di autosufficienza. A ciò si aggiunge il rischio di isolamento sociale, per le limitazioni indotte dal dolore alla partecipazione alle attività relazionali e contribuire allo sviluppo di ansia e depressione, compromettendo ulteriormente il benessere globale della persona anziana.
Pertanto l‘obiettivo terapeutico della gestione e presa in carico del dolore non deve essere esclusivamente la riduzione dell’intensità dello stesso, ma il mantenimento della funzionalità e dell’indipendenza della persona. In quest’ottica è cruiale adottare un approccio personalizzato che tenga conto delle numerose comorbilità spesso presenti nell’anziano, del rischio di polifarmacoterapia e della maggiore vulnerabilità agli eventi avversi, disegnata sulla base di una valutazione multidimensionale del paziente e l’integrazione di strategie farmacologiche e non farmacologiche. Obiettivo ultimo: favorire un invecchiamento attivo e una migliore qualità della vita.
Nell’era della longevità, trattare il dolore significa soprattutto preservare autonomia, relazioni sociali e capacità funzionali: elementi fondamentali per garantire anni di vita in buona salute e non soltanto una maggiore aspettativa di vita.



