Ricerca, innovazione tecnologica, nuove tecniche chirurgiche, sempre più conservative, disponibilità e accesso a nuovi farmaci hanno cambiato sensibilmente i paradigmi di cura di svariate neoplasie oncologiche dai tumori big killer – polmone, colon-retto, mammella e prostata – che rappresentano anche le neoplasie a maggiore diffusione fra la popolazione generale, a tumori di difficile cura, fra cui quello gastrico.
Molte altre forme oncologiche possono contare oggi su trattamenti in fase neoadiuvante (prima della chirurgia), o adiuvante dopo la terapia primaria (solitamente la chirurgia) per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre il rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza: chemioterapia, in diverse combinazioni, radioterapia, immunoterapia, farmaci biologici.
Trattamenti che là dove necessario possono essere integrate con strategie di supporto, per ridurre ad esempio gli effetti collaterali della chemio o approcci nutrizionali che sostengono l’organismo nel percorso di cura. Queste sono le principali evidenze da recenti studi di letteratura, che in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, oggi 4 febbraio, assumono ancor più importanza.
Radioterapia
“Equivalenza” in temine di outcome terapeutici, assenza di impatti significativi sulla comparsa di nuovi effetti collaterali, anche in caso di dosi di radiazioni erogate in un numero di sedute sensibilmente ridotto. Sono le evidenze riportate dagli ultimi studi, a lungo termine, con un follow-up a dieci anni, nella gestione di alcune neoplasie fra le più diffuse. Ai dati puramente clinici di questa (nuova) modalità di trattamento, si sommano molteplici vantaggi come l’ottimizzazione del turnover dei pazienti, la migliore qualità delle cure, il risparmio per la struttura erogante il trattamento e per il Sistema Sanitario Nazionale.
Chemioterapia
L’innovazione in chemioterapia si concentra su terapie mirate, immunoterapia, anticorpi monoclonali, anticorpi farmaco coniugati (ADC) e nanotecnologie. Soluzioni che possono essere usate anche in combinazione, ad esempio, gli ultimi dati mostrano che aggiungendo alla radio-chemioterapia l’immunoterapia si aumenta di un ulteriore 10% la quota di pazienti che guariscono. Questo paradigma che si appresta con molta probabilità a diventare il gold standard per i tumori localmente avanzati ad alto rischio, consente di trattare anche la malattia recidivante.
Immunoterapia
Sta dando interessanti risposte, oltre che alle note applicazioni nel tumore del polmone e melanoma migliorando significativamente la sopravvivenza a lungo termine, anche in tumori difficili come alcune forme selezionate di neoplasia gastrica.
Approcci integrati
Modalità di cura integrate sono utili ed efficaci nel ridurre gli esiti legati alle terapie oncologiche. Fra questi stanchezza, dolori muscolari e articolari diffusi che si associano ad esempio a forme di chemioterapia preventiva secondaria, come terapie (anti)ormonali indicate nel tumore mammario estrogeno positivo. Questi effetti possono essere parzialmente compensati con integratori che lavorano sul metabolismo cellulare muscolare quali l’acetilcarnitina, l’acido alfa-lipoico, il coenzima Q10, la curcumina in caso di una componete infiammatoria e dolorosa importante o la palmitoiletanolamide (PEA) in presenza di dolore puro. Mentre in caso di effetti metabolici, quali un lieve aumento dei livelli di colesterolemia in donne in terapia con inibitori dell’aromatasi, è possibile ricorrere a integratori quali fitosteroli, berberina, estratti di bergamotto e carciofo, in assenza di indicazione farmacologica.
In ambito nutrizionale, occorre prevedere una buona quantità di proteine, grassi sani, e carboidrati di qualità, tali da non creare picchi glicemici, limitando il più possibile l’apporto di fruttosio, presente in alimenti trasformati e succhi di frutta, che rappresenta un carburante preferenziale delle cellule neoplastiche. Sono, inoltre, da evitare tutti gli alimenti ultraprocessati, che generano stress ossidativo e infiammazione, incrementando così i livelli di tossicità e mantenendo attiva la cell danger response. Oltre alla qualità, è fondamentale anche la modalità di assunzione del cibo: lasciare un’ampia finestra di digiuno, almeno 13 ore, tra un pasto e l’altro per consentire alla cellula più tempo per riparare e rigenerare, “programmando” l’assunzione di più proteine e calorie nella prima parte della giornata e anticipando la cena alle 18:00, con un pasto leggero per non impegnare eccessivamente la digestione e il lavoro dei mitocondri nel trasformare il cibo in energia.
È da preferire un modello di Dieta Mediterranea, capace ad esempio di migliorare lo stato nutrizionale, la qualità della vita, i marcatori infiammatori e la composizione corporea nei pazienti con cachessia da cancro del colon-retto. In questo contesto è bene ricordare che molteplici effetti nutrizionali sui tumori sono mediati dalla modulazione alimentare dei commensali, che risiedono sulle superfici mucose e possibilmente anche all’interno del microambiente tumorale. La comprensione meccanicistica di tali interazioni dieta-microbioma-ospite può quindi consentire di sviluppare interventi nutrizionali di precisione che influenzino lo sviluppo del cancro, la sua diffusione e la risposta al trattamento, tenendo conto delle alterazioni esercitate da specifici nutrienti e alimenti complessi sul microbioma.
In questa direzione, la ricerca è attiva per migliorare la comprensione meccanicistica degli interattomi dieta-microbioma-ospite come strumento di ottimizzazione personalizzata della dieta del microbioma. Non ultimo, la nutrizione può esercitare effetti anche sulle cellule staminali che stabiliscono le regole per l’omeostasi tissutale, contribuiscono al mantenimento della salute e rappresentano il punto di ingresso per l’insorgenza del cancro.
I cambiamenti metabolici indotti dalla dieta possono avere un profondo impatto sulla determinazione del destino delle cellule staminali, sulla specificazione del lignaggio e sulla differenziazione, generando molteplici effetti “non metabolici”, come la separazione di fase liquido-liquido e la segregazione cromosomica non casuale (divisione asimmetrica). Una profonda comprensione dei requisiti dietetici specifici delle cellule staminali normali e tumorali può aprire la strada allo sviluppo di approcci terapeutici mirati basati sulla nutrizione per migliorare le terapie rigenerative e antitumorali.
Medicina Tradizionale Cinese: un’importante risorsa
Recenti studi attestano la potenzialità della Medicina Tradizionale Cinese nell’integrazione dei paradigmi terapeutici al cancro più tradizionali (chemioterapia, immunoterapia ad esempio), finalizzata a eludere, comunque alleviare, gli inevitabili effetti collaterali derivanti dai trattamenti attuali. Tra cui ridurre il disagio, placare l’umore negativo e sinergizzare gli effetti tumoricidi di approcci distinti.
In epoche recenti, il progresso della teoria e della tecnologia biologica e medica contemporanea ha reso possibile chiarire anche i meccanismi di segnalazione molecolare e la biologia cellulare alla base della Medicina Tradizionale Cinese. In particolare, l’utilizzo di componenti farmaceutici di questa pratica sembrano in grado di impattare sia sulla biologia tumorale a livello molecolare, sia sulla regolazione dell’ambiente immunitario del tumore attraverso percorsi distinti. Inoltre, la somministrazione di trattamenti MTC esterni come l’agopuntura e la moxibustione, dimostra effetti benefici anche nel trattamento di pazienti oncologici.
Pertanto, le ultime evidenze supportano la Medicina Tradizionale Cinese come possibile strategie per favorire l’aumento dell’efficacia dei trattamenti oncologici convenzionali e la mitigazione degli effetti collaterali tossici, prolungando la prognosi e migliorandone la qualità di vita del paziente. La ricerca è attiva nel proporre rigorosi studi clinici e indagini molecolari per comprovare l’efficacia e la sicurezza di questi approcci terapeutici combinati.
Il ruolo del microbiota
I microrganismi, inclusi batteri, virus, funghi e altri eucarioti, svolgono un ruolo fondamentale nella salute umana. Un microbioma alterato può essere associato a patologie complesse, compresi i tumori. I componenti microbici intratumorali sono stati identificati in diversi tessuti tumorali e correlati all’inizio e allo sviluppo del cancro, nonché all’efficacia della terapia.
Il microbiota intratumorale può quindi contribuire all’inizio e la progressione dei tumori attraverso mutazioni del DNA, attivando vie cancerogene, promuovendo l’infiammazione cronica, il sistema del complemento e l’avvio delle metastasi. Inoltre, il microbiota può migliorare l’immunità antitumorale attraverso meccanismi che includono l’attivazione del segnale STING (Stimulator of Interferon Genes), come anche delle cellule T e NK, la produzione di TLS (Sindrome da Lisi Tumorale) e la presentazione dell’antigene derivata dal microbiota intratumorale, così come ridurre le risposte immunitarie antitumorali.
L’effetto del microbiota intratumorale sull’immunità antitumorale dipende dunque dalla composizione del microbiota stesso, dall’interazione tra microbiota e tumore e dallo stato dei tumori. Aspetti che possono aiutare a identificare il microbiota come strumento diagnostico o prognostico per la patologia oncologica, nonché come nuova strategia terapeutica e potenziale bersaglio di terapie specifiche.
L’implicazione del microbiota intestinale è ad esempio attestata nel tumore del colon-retto (CRC), in cui interagirebbe con gli epiteli del colon e le cellule immunitarie dell’ospite attraverso il rilascio di una vasta gamma di metaboliti, proteine e macromolecole che regolano lo sviluppo della malattia, con evidenze precliniche e cliniche che sottolineano la capacità del microbiota intestinale nel modificare le risposte terapeutiche alla chemioterapia e all’immunoterapia, o della prostata.
In questo contesto, sono sempre più numerose le attestazioni sul ruolo potenziale del microbiota nella carcinogenesi e nella modulazione dell’efficacia e dell’attività dei trattamenti antitumorali, ad esempio, chemioterapia, inibitori dei checkpoint immunitari, terapie mirate, in un gran numero di tumori ematologici e solidi.
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