La trasformazione digitale della sanità, che oggi include anche l’intelligenza artificiale, coinvolge tutti i professionisti della salute. Sicuramente comporta dei cambiamenti nella professione. Tuttavia, chi ha saputo accoglierli afferma di aver migliorato la qualità del proprio lavoro. Questi temi sono stati al centro della quarta edizione di MiCuroDigitale, intitolata “AI & Salute. Due prospettive, un ecosistema: sanità e farmacia”.

L’evento, organizzato da BOS, ha avuto luogo lo scorso 2 ottobre 2026  a Milano, presso la Torre PWC, riunendo diversi esponenti del mondo sanitario e farmaceutico. «La sanità digitale offre la capacità di integrare dati e competenze per migliorare l’efficacia delle cure, rendere i servizi più accessibili e costruire un sistema più vicino ai bisogni del cittadino». ha esordito aprendo i lavori Francesca Ferilli, amministratore delegato di BOS.

Francesca Ferilli, amministratore delegato di BOS

I principali vantaggi nell’uso delle nuove tecnologie sono quindi per la salute del cittadino. Ma anche gli operatori sanitari, dai medici di medicina generale agli specialisti fino ai farmacisti, possono trarne diversi benefici per alleggerire il carico di lavoro e migliorare la propria professionalità. «Il 36% dei cittadini  utilizza strumenti di AI per cercare informazioni sulla salute e sulle terapie e oltre il 60% dei medici ha già sperimentato l’AI generativa. Non si tratta solo di strumenti tecnologici – ha spiegato Ferilli – ma di abilitatori di un nuovo modello di sanità, più integrato ed efficace, dove a generare valore restano le persone, i professionisti, i farmacisti e i cittadini». Le tecnologie quindi non vanno in alcun modo a sostituire la persona, ma solo a sgravarla dalle incombenze ripetitive e standardizzate che sottraggono tempo alla relazione con il paziente. 

Cartella clinica e telemedicina  

Tra gli strumenti digitali disponibili nel comparto sanità, la cartella clinica elettronica è uno di quelli che ha dato un grosso contributo alla raccolta, conservazione e condivisione dei dati del paziente.  Attualmente a utilizzarla è circa il 63% degli specialisti. Assieme al fascicolo sanitario elettronico e alle ricette dematerializzate, è sicuramente uno degli strumenti che ha avuto un impatto maggiore nella trasformazione digitale della professione medica. Ma le dotazioni tecnologiche a disposizione del medico sono oggi molte altre, abilitando anche servizi come la telemedicina, oggi usata dal 29% dei professionisti. Negli ultimi anni si discute molto sulle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale. Secondo  Francesco Sicurello, presidente IITM  (Istituto Internazionale di Telemedicina), «l’intelligenza artificiale, così come la digitalizzazione, possono supportare al meglio l’equipe clinica nell’accorciare i tempi tra la diagnosi e la terapia in modo che il paziente possa ricevere l’assistenza migliore. Non dimentichiamo che stiamo andando verso una medicina sempre più personalizzata e, a mio avviso, l’AI e i sistemi digitali possono portare più benefici che rischi in questo ambito. I sistemi di AI sono molto più precisi e accurati dell’uomo nella raccolta dei dati multimediali. Non facciamoci quindi spaventare da queste nuove tecnologie». 

Il dato nella continuità assistenziale  

L’esperienza della Asst. Brianza, raccontata dal direttore dei sistemi informatici Paolo Colombo, dimostra il grande interesse che arriva da parte dei medici per l’uso di algoritmi e intelligenza artificiale. «Dopo una prima fase di scetticismo, sempre più spesso i nostri medici ci chiedono lo sviluppo di algoritmi in varie aree: dalla radiologia (per rilevare microfratture ed effettuare mammografie) all’endoscopia (nell’identificazione di polipi e lesioni colorettali)».

 Paolo Colombo, direttore dei sistemi informatici Asst. Brianza

Il dato e le informazioni relative ai pazienti devono però essere condivisibili e interoperabili, dall’ospedale fino alla presa in carico, come ha evidenziato Marisa De Rosa digital health expert ASSD (Associazione Scientifica per la Sanità Digitale). «Dall’ospedale al territorio deve esserci un’unica rete di cura. I dati riguardanti il paziente devono quindi essere accessibili anche da caregiver, MMG e specialisti. Interoperabilità e usabilità devono essere garantiti dai sistemi. Solo così, strumenti come l’AI possono essere utili al medico, al paziente e anche alla ricerca. I dati devono poter circolare, essere visibili, scambiabili, interoperabili». 

Il valore umano

Il timore che la macchina possa arrivare a sostituire l’uomo resta sempre una delle maggiori perplessità legate all’intelligenza artificiale. «Alle macchine possiamo delegare varie mansioni, ma la responsabilità finale e il controllo sono sotto la nostra responsabilità – ha osservato Mauro Lupi, Head of Consulting at Search On Media Group e Adjunct Professor del corso “Intelligenza Artificiale: Impresa e Società” all’Università IULM di Milano –. I sistemi informatici sanno fare diverse cose meglio di noi, ma non siamo in competizione con le macchine, siamo due cose diverse. Sta a ogni professionista saper aggiungere quel valore fatto di competenza ed esperienza, ma anche di qualità relazionali e di contesto, che l’AI non può avere. E a questo unire tutti i valori tipicamente umani». 

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