La longevità rappresenta una delle grandi sfide della medicina contemporanea, non solo dal punto di vista clinico, ma anche di sostenibilità dei sistemi sanitari. Vivere più a lungo non coincide con vivere meglio, né con un utilizzo appropriato delle risorse disponibili. «L’aumento dell’aspettativa di vita osservato negli ultimi decenni nel nostro Paese – sottolinea Arrigo Cicero, presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica) e Direttore del Corso di Alta Formazione in Scienza della Longevità dell’Alma Mater Studiorum di Bologna – non si è accompagnato a un incremento degli anni vissuti in buona salute. Da qui nasce l’esigenza di ripensare la longevità come un processo sano, attivo e funzionalmente autosufficiente, capace di ridurre fragilità, multimorbidità e disabilità, e di rendere la prevenzione clinicamente ed economicamente sostenibile».

È in questa prospettiva che si inserisce il Corso di Alta Formazione in “Scienza della Longevità: Biologia dell’invecchiamento e Medicina preventiva” promosso dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, per l’Anno Accademico 2025-2026, che fornisce strumenti per gestire l’invecchiamento nel lungo periodo. Secondo Cicero questo obiettivo richiede competenze specifiche, capaci di integrare le basi della biologia dell’invecchiamento con gli strumenti della medicina preventiva, all’interno di un approccio multidisciplinare e fondato su solide evidenze scientifiche. «Un aspetto centrale del progetto – evidenzia il professore – è il dialogo tra ricerca di base e pratica clinica. L’invecchiamento è un processo biologico complesso e sistemico: le conoscenze che emergono dai modelli sperimentali, dal metabolismo all’infiammazione, dallo stress ossidativo al microbiota, fino ai ritmi sonno-veglia, diventano clinicamente rilevanti solo quando riescono a orientare la prevenzione e la gestione di condizioni come il rischio cardiovascolare, la sindrome epatometabolica, la vulnerabilità alle infezioni, la polifarmacoterapia e gli squilibri nutrizionali. Medici, farmacisti e professionisti sanitari operano su questo fronte, nel quale tradurre la scienza in scelte pratiche richiede rigore nell’interpretazione delle evidenze e la capacità di evitare semplificazioni».

In questa visione, la longevità non è più un obiettivo astratto, ma un percorso che richiede competenze, appropriatezza e responsabilità. «Dopo un aggiornamento su biochimica e fisiopatologia dell’invecchiamento – prosegue Cicero – il percorso mira ad approfondire le modificazioni dello stile di vita, la prevenzione delle infezioni e la farmacoterapia preventiva in un’ottica rigorosamente evidence-based». Per il professor Cicero, medici e farmacisti, svolgono un ruolo chiave nel rendere questo percorso sostenibile: valutare i profili di rischio, evitare interventi inutili o non supportati da evidenze, promuovere stili di vita realistici e costruire un counselling efficace significa ridurre il carico di malattia e migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano. Perché la longevità non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni, in modo scientificamente fondato.

Tratto dal numero di febbraio 202di Medicina Integrata

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