Ritorno al cibo “vero” con riduzione degli alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, di carboidrati raffinati, sale e grassi di bassa qualità. Sono alcuni dei punti chiave nelle “nuove” indicazioni alimentari americane, contenute nelle “Dietary Guidelines for Americans” (DGA) 2025–2030, pubblicate di recente, rinnovate ogni cinque anni. Un regime alimentare che tende a imitare il modello di Dieta Mediterranea, universalmente riconosciuto come il più sano, per i suoi benefici sulla salute e la prevenzione di patologie oncologiche. Un orientamento, quello proposto dall’amministrazione Trump, che trova d’accordo la Società Italiana di Diabetologia (SID), ma con qualche “perplessità” sulla scelta grafica: la piramide rovesciata. Una strategia che dovrebbe portare gli statunitensi ad abbandonare, o comunque allontanarsi, dalla Western verso una tavola più salutare, ma che in realtà può nascondere qualche mala interpretazione. La SID chiarisce la sua posizione, raccomandando rigore scientifico.
Il possibile fraintendimento
La nuova proposta alimentare americana fa alcuni passi avanti, positivi, importanti: promuove, infatti, la drastica riduzione di alimenti dai processati agli ultra-processati, noti per favorire sovrappeso, obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2. Dall’altro, tuttavia, pone al vertice della piramide rovesciata, nella fascia più ampia per consumi, carni rosse e grassi saturi di derivazione animale, fra cui formaggi grassi e burro. Ciò potrebbe essere interpretato come un “via libera” alla loro sostituzione al posto dell’ultraprocessato, quando anch’essi sono solo “apparentemente più sani”, con forti implicazioni nel lungo termine sulla salute.
A risentirne soprattutto cuore e metabolismo. Il messaggio della SID al riguardo è dunque chiaro: grassi saturi e carni rosse non devono occupare troppo spazio in una dieta equilibrata; una “linea guida” valida per la popolazione generale, con particolare indicazione per i diabetici. Dati di letteratura confermano, infatti, che in questa categoria di pazienti, grassi saturi e carni rosse, specie se consumati con alta frequenza e in porzioni abbondanti, si associano a un aumento del rischio cardiovascolare e a un peggior controllo metabolico.
“Revisioni” alle Linee Guida americane, focus su grassi e altri nutrienti
Le nuove direttive alimentarsi chiariscono che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico totale: un limite coerente con le raccomandazioni internazionali, ma che va tradotto, specifica SID, in scelte concrete. Da un lato meno carni rosse e lavorate e meno grassi animali, dall’altro più alimenti di origine vegetale, come frutta in guscio, semi, olio d’oliva) e di origine marina, tra cui pesce azzurro e salmone), ricchi di polinsaturi (PUFA), grassi “buoni”. Inoltre, SID sottoline che il cibo “vero” della tradizione nord-americana differisce totalmente dal con il cibo “vero” della tradizione mediterranea, invitando a non perdere di vista l’equilibrio complessivo della dieta.
Una buona e sana tavola prevede e bilancia proteine di derivazione animale e vegetale, e di qualità, fra cui pesce, legumi, uova, carni bianche, latte e yogurt, frutta secca, semi, olive, avocado, cereali integrali e oli vegetali come l’olio extravergine di oliva, pilastro della dieta mediterranea. Vanno, inoltre, inclusi cibi fermentati, come crauti, kimchi, kefir, miso, che migliorano la salute del microbiota intestinale, abbondanti fibre e vegetali: questi ultimi alimenti di riferimento anche nelle nuove linee guida americane.
Lo specchio delle scelte alimentari
Diabete e obesità sono la cartina di tornasole dell’impatto delle scelte alimentari sulla salute pubblica. Un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre, grassi di buona qualità e un apporto controllato di proteine animali, migliora la sensibilità insulinica e riduce le complicanze cardiovascolari e metaboliche, dove diabete e obesità rappresentano importanti paradigmi.
Ne emerge un importante messaggio: la prevenzione a tavola si struttura su modelli alimentari sostenibili nel tempo nel rispetto delle tradizioni culturali, che vanno mantenuti nel tempo. Le scelte devono orientarsi verso regimi di comprovata evidenza scientifiche per i benefici sulla salute, compreso oltre al già citato anche riduzione della mortalità per tumori e altre cause. La Dieta Mediterranea è il modello più robusto, in termine di prevenzione e protezione.
Gli Stati Uniti in emergenza sanitaria
Gli Americani sono fra le persone più malate del pianeta: quasi il 90% della spesa sanitaria è correlata alla gestione di malattie croniche, determinate in larga misura superiore da scorretti stili di vita alimentari e sedentarietà, non da fattori genetici. Conseguenze che portano la popolazione ai alti tassi di sovrappeso e obesità, che coinvolgono il 70% degli adulti, mentre quasi un adolescente su tre tra i 12 e i 17 anni è condizione di prediabete.
«Per decenni – si legge nelle linee guida – gli incentivi federali hanno favorito alimenti di bassa qualità e altamente processati, insieme a un approccio centrato sull’intervento farmacologico, più che sulla prevenzione. Questa crisi è il risultato di scelte politiche sbagliate, di una ricerca nutrizionale insufficiente e della mancanza di coordinamento tra istituzioni federali, statali e locali e il settore privato».


