Sinergia tra cure e percorsi di supporto alle pazienti oncologiche

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La fondamentale importanza della sinergia tra cure, del condurre la battaglia contro il cancro su più fronti: questo il fulcro dell’incontro dal titolo “Nuovi percorsi di prevenzione e supporto per le donne pazienti oncologiche” tenutosi alla Clinica Columbus di Milano. L’evento è stato promosso da Guna e da Associazione Libellule, onlus che si propone di accompagnare ogni donna colpita da tumore, con un percorso personalizzato, a riappropriarsi del quotidiano nel momento più difficile della malattia: dopo l’intervento, quando le terapie successive mettono a dura prova la femminilità.

L’incontro ha visto la partecipazione di alcuni autorevoli figure, tra cui Stefano Zurrida, chirurgo oncologo e presidente Eurama – Istituto dei Tumori Milano, Giovanna Masci, medico oncologo presso l’Istituto Clinico Humanitas, Paola Martinoni, chirurgo oncologo e fondatrice dell’Associazione Libellule Onlus, Marco Del Prete, medico chirurgo e presidente dell’International Academy of Physiological Regulating Medicine, Rachele Ferrara, medico chirurgo ed esperta di medicina integrata, Elena Mangiagalli, medico chirurgo esperta in neuralterapia e medicina integrata.

Del Prete ha esordito spiegando brevemente che cos’è e come funziona la medicina fisiologica di relazione: «Il nostro sistema biologico può essere considerato una rete di reti. I sistemi che compongono la rete comunicano tra di loro attraverso alcune “parole” specifiche, le cosiddette Molecole Messaggere (citochine, ormoni, fattori di crescita, neuromediatori, neuropeptidi). Essendo l’organismo umano una complessa rete di oltre 40 miliardi di cellule, il cancro ne rappresenta solo una parte. Quello che la medicina delle basse dosi si prefigge di fare è di comunicare con le cellule sane e sostenerle nel processo di guarigione. Al centro di questa strategia terapeutica vi sono per l’appunto le Molecole Messaggere, che sono in grado di rimodulare il network neuro-immuno-endocrino».

Ma che ruolo può svolgere la medicina fisiologica di regolazione, o medicina low-dose, in oncologia? «In un progetto come questo, in un percorso di supporto al paziente oncologico, la medicina delle basse dosi può intervenire innanzitutto a sostegno del sistema immunitario; inoltre, si occupa della cura della persona. È necessario un approccio multidisciplinare, con lo scopo di prendersi cura della persona, e non solo di curarla» prosegue Del Prete.

Anche l’aspetto emotivo, il supporto psicologico al paziente, è infatti di fondamentale importanza: «La donna, dopo il trauma oncologico, è distrutta nella sua femminilità: ha bisogno di sentirsi accudita, presa per mano e, quasi con gli occhi chiusi, lasciarsi andare alle cure, ai consigli di chi si prende con coraggio a cuore la sua rinascita» ha commentato a tal proposito Paola Martinoni.

L’incontro è stata anche un‘importante occasione di dialogo e confronto sul tema dell’integrazione in oncologia: medici e volontari hanno dibattuto dell’importanza di ricorrere a strumenti di vario tipo in grado di integrare e supportare i trattamenti considerati gold standard per molte patologie. Come confermato da Giovanna Masci e da Marco Del Prete, «Anche se in talune situazione è ancora difficile scardinare certi pregiudizi, possiamo affermare che si sta andando nella direzione dell’integrazione, anche in campo oncologico»

«Dieci anni di ricerca scientifica nel campo della Low Dose Medicine hanno dimostrato la validità dell’approccio concettuale, l’efficacia e la sicurezza dell’intervento terapeutico basato sulla somministrazione orale di dosi basse di molecole messaggere attivate» ha commentato infine Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna. «Come operatori di mercato siamo costantemente impegnati da un lato nel sostegno di iniziative in grado di promuovere conoscenze sui progressi fatti in questo campo e, dall’altro, nel rafforzamento dei processi di ricerca e sviluppo per garantire tecnologie capaci di produrre farmaci Low Dose in grado di ottenere gli stessi effetti terapeutici di farmaci contenenti alte dosi di signaling molecole ma in assenza di effetti avversi».

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