Olismologia. Un approccio integrato

Le tecniche diagnostiche e le proposte terapeutiche complementari non possono sostituire le procedure “ufficiali”, ma possono costituire certamente un’ulteriore chance laddove quelle risultino insufficienti.

E lo sono, considerato che molti pazienti riferiscono: «sono stato da fior di professori, ho fatto una quantità di analisi e di indagini per sentirmi dire che dagli esami non risulta niente»; «purtroppo sono un pessimo malato: su di me le cure non fanno effetto»; «ho provato di tutto e di più, ma non ho risolto nulla. Pare che sia per lo stress…».

L’olismologia mette al centro dell’attenzione il paziente, che deve essere ascoltato, compreso e curato nella sua unicità e totalità

Questo succede perché la medicina ufficiale è frammentata in troppe specializzazioni. E anche quella complementare, comunque, non scherza. Per tale motivo il paziente, generalmente, viene indagato a pezzi da validi professionisti, spesso associati in team, che però hanno competenze specifiche tra loro scollegate. Ciò rende difficile dare un’interpretazione univoca e coerente ai disturbi di ogni paziente; trovare una spiegazione logica e solidale per quanto gli accade; arrivare a una prescrizione sinergica e personalizzata. Sono ancora troppi i casi clinici che sfuggono alle più sofisticate indagini di laboratorio e strumentali, e che resistono alle comuni terapie.

Pazienti malaticci e scontenti affollano di continuo gli ambulatori di Medicina generale e specialistica, rischiando d’essere definiti ipocondriaci o rompiscatole. In realtà molti di essi ritornano non perché sono fissati, ma in quanto continuano a sperare di trovare una risposta per i loro problemi reali. Una risposta che i medici, con intima sofferenza, spesso non sono in grado di dare poiché ancora non esiste nel repertorio diagnostico-terapeutico dei loro studi universitari.

E allora! ci vuole un’altra specialità?

No. È tempo che il paziente, qualunque tipo di malanno lo affligga (Strutturale, Funzionale o Mentale), torni al centro dell’attenzione, sia ascoltato, compreso e curato nella sua unicità e totalità, come protagonista competente di quanto avviene, e non più come oggetto d’indagine.

L’Olismologia è la disciplina della sintesi, una proposta diversa, maturata integrando le conoscenze della medicina ufficiale con alcune illuminanti verità della medicina complementare, entrambe smembrate in troppe specialità professionali e competenze tecniche, e pertanto svuotate del gusto e della gioia di curare l’uomo, anziché la malattia.

Essa affonda le sue radici nell’anatomia, nella fisiologia e nella P.N.E.I., ma tiene conto anche della fisica applicata alla biologia, e mira a integrare in modo interdisciplinare l’approccio tradizionale.

Il metodo mostra come valutare la globalità psico-fisica di ogni singolo paziente; fornire un piano terapeutico completo e mirato; attivare e pilotare in modo semplice, con mezzi biocompatibili e a misura d’uomo, le capacità di autoguarigione che l’organismo possiede. Il tutto in un atto medico unitario e simultaneo.

Il modello clinico – innovativo – è appropriato per superare i limiti dell’attuale impostazione parcellare, lontana dalla visione unificante della PNEI; per analizzare la globalità psico-fisica di ogni paziente in modo unitario, simultaneo e personalizzato; per trovare le cause dei disturbi dove esse realmente sono, e non dove sembra che siano; per attivare in primis la vis medicatrix naturæ del corpo, e – nel contempo – sostenerla con farmaci di risonanza “mirati” per riportare ciascun individuo nel miglior equilibrio fisiologico possibile.

L’olismologia pone i fondamenti di un nuovo concetto di Medicina:

  • afferma il primariato delle potenzialità dell’organismo umano;
  • completa il paradigma della PNEI con l’introduzione della “Struttura”, quale componente olistica imprescindibile e determinante (PNEIS); per troppo tempo essa è stata  considerata un apparato di sostegno e locomozione, mentre è a tutti gli effetti un organo-bersaglio e un mezzo di comunicazione;
  • offre una semeiotica diversa per interpretare pienamente la voce dell’hardware e del software corporeo, una vera e propria “marcia in più” per ottenere – in tempi brevi – risultati di immediata evidenza anche in molti casi clinici che sfuggono alla pratica tradizionale o che da essa non traggono beneficio;
  • rivede il concetto di “normalità clinica”;
  • mostra com’è possibile attivare e pilotare in modo naturale e fisiologico le vaste capacità di autoguarigione che il corpo possiede, usando semplici mezzi biocompatibili e a misura d’uomo: le mani del Curante e il senso innato dell’Estimo;
  • supera la frammentazione del sapere polispecialistico a favore del collegamento culturale e dell’interdisciplinarietà, per ridurre il rischio di inesattezze e/o equivoci diagnostici;
  • integra la medicina psico-somatica con nuove chiavi di lettura che permettono di comprendere il senso profondo dei segnali del corpo.

Il modello teorico

Il triangolo del benessere (equilatero) indica che la salute proviene dal perfetto equilibrio tra le 3 componenti dell’essere umano: Struttura, Funzioni e Mente (fig. 1).

 

“Struttura”, Funzioni” e “Mente” non sono soltanto 3 linee, 3 parole, 3 concetti a sé stanti (in verde, fig. 2); bensì 3 ambiti di problematiche assai complesse (rappresentate dai cerchi, in rosso) che si sovrappongono (dove sono i rombi rossi, fig. 3), ovvero sono sempre  in relazione tra loro.

 

Appare da ciò evidente che un po’ di struttura, di funzioni e di mente è sempre presente nel centro (l’olismo è evidenziato nel cerchio, fig. 4).

Ne consegue che per capire qualunque problema di salute psico-fisico bisogna sempre indagare e curare tutto. È proprio ciò che fa l’olismologia, che indaga e interviene su tutti i 3 ambiti in un atto medico unitario e simultaneo (Fig. 5).

Limitiamoci a prendere in considerazione i sintomi.

Arrivano all’osservazione del medico come epifenomeni, ovvero come elaborato finale dei tanti compensi che, di volta in volta, il nostro organismo ha già sapientemente attuato.

Lo fa grazie alla vis medicatrix naturæ, l’ineguagliabile e insostituibile capacità che il corpo ha di adattarsi e di curarsi autonomamente svolgendo tutti i complessi processi vitali in modo incessante e perfetto.

Ma quando la vis medicatrix diventa scomoda – per esempio con l’infiammazione, definita e studiata come “l’unico e meraviglioso meccanismo donatoci dalla Natura per la restitutio ad integrum”) – allora, in perfetta contraddizione, viene dimenticata, rinnegata e soppressa subito con farmaci anti-fisiologici che la bloccano

Quando il carico totale di distress al quale l’organismo è sottoposto, qualunque esso sia – strutturale, funzionale o mentale – supera le sue capacità di compenso, allora la brocca umana trabocca, e il disagio può manifestarsi in ogni dove, con i sintomi più diversi (fig. 8).

Eliminare un sintomo che “trabocca” con farmaci anti-fisiologici (effetti collaterali a parte) è un artificio comodo per tamponare e rinviare il problema, ma è ben noto che non lo risolve, se non se ne cura la causa.

I disturbi generalmente spariscono da soli quando si riporta l’organismo nella sua migliore condizione fisiologica possibile, svuotando la brocca con farmaci pro-fisiologici e smettendo di riempirla.

È invalso l’uso di associare i disturbi (soprattutto quelli apparentemente palesi o banali) all’organo o all’apparato che sembra direttamente collegato con essi; si etichettano con diagnosi affrettate, secondo gli introietti culturali di ciascun curante, poi, nella speranza di risolverli, si trattano subito con farmaci soppressivi sintomatici.

Ritenere che l’origine di un sintomo si trovi nell’apparato in cui esso si manifesta è una convinzione approssimativa e scorretta, in quanto impedisce di sospettare e prendere seriamente in considerazione cause razionalmente e concettualmente reputate troppo lontane e/o scollegate dal sintomo in esame.

Ecco perché sostengo che di fronte ai sintomi, alle disfunzioni e agli stati di malattia che sfuggono alla consueta pratica medica (o che non rientrano nella normale nosologia) in quanto sono difficilmente interpretabili, poveri di dati diagnostici oggettivi, ricorrenti e/o resistenti ai comuni trattamenti, è necessario che il Medico e lo Specialista imparino come scoprire o almeno escludere anche ciò che non è direttamente di loro competenza.

Ogni condizione anormale dovrebbe essere dichiarata patologica solo dopo aver ristabilito la migliore condizione fisiologica psico-fisica possibile in ogni singolo Paziente e dovrebbe essere trattata solo dopo averne riconosciuto ed eliminato altre possibili cause magari già presenti, ma non considerate.

Per poter formulare, a integrazione delle procedure accademiche, una diagnosi causale differenziale completa bisogna affrontare qualunque patologia considerando ogni volta tutte le 3 componenti del benessere (struttura, funzioni e mente) poiché esse sono sempre, in varia misura, indissolubilmente coinvolte in un continuo e reciproco feed-back e imparare come scoprire ciò che non appartiene alla propria competenza.

È necessario che il medico e lo specialista abbandonino la propria visione monopolare delle cose (vedi fig. 9), perché a livello psico-bio-somatico tutto è collegato con una mirabile logica intrinseca (PNEI-S, fig. 11-C), e questa logica può facilmente sfuggire alla tradizionale osservazione parcellare.

Ciò è straordinariamente vero e doverosamente necessario soprattutto in psico-somatica, l’ambito specifico in cui, molto frequentemente, i sintomi non sono la malattia, ma solamente i segni indicatori di una realtà diversa. Aree delle competenze specialistiche settoriali e interdisciplinari.

   

Porto alcuni esempi (vedi fig. 10):

Una gastrite può avere:

  • una causa strutturale: se dipende da una contrattura paravertebrale che provoca insufficienza neuro-vascolare nel distretto metamerico celiaco;
  • una causa funzionale: se dipende da un abuso di cibi o bevande non tollerati, o da un metabolismo troppo acido;
  • una causa mentale: se rappresenta l’organo bersaglio di gravi preoccupazioni.

Una lombosciatalgia può avere:

  • una causa mentale: se rappresenta la localizzazione simbolica di uno stato di sopportazione passiva;
  • una causa funzionale: come il sovrappeso causato da disfunzioni metaboliche (tiroide, emuntori insufficienti, intolleranze alimentari);
  • una causa strutturale: se dipende da una persistente contrattura paravertebrale lombare che altera la postura.

Un’insonnia può avere:

  • una causa funzionale: un’intossicazione metabolica, un ipertiroidismo subclinico, disfunzioni viscerali;
  • una causa mentale: se è la conseguenza di pensieri parassiti incessanti;
  • una causa strutturale: se dipende da un’eccessiva tensione neuromuscolare che impedisce il rilassamento.

In tal caso…

  • un otorinolaringoiatra in grado di rilevare anche le più diffuse intolleranze alimentari, prima di operare di tonsille i bambini intolleranti al latte, li invierà al nutrizionista;
  • un ginecologo in grado di rilevare in una dismenorroica anche la presenza di una sofferenza neuro-vascolare metamerica paravertebrale lombare, la invierà all’ortopedico o al fisiatra;
  • un ortopedico in grado di rilevare anche i principali stati emozionali negativi invierà il P sciatalgico allo psicologo per allentargli le tensioni del self-control eccessivo;
  • un allergologo in grado di rilevare anche una condizione di eretismo invierà il P allergico all’omotossicologo per rimuoverne le cause, ecc.

Da quanto sopra si può comprendere come non sempre le patologie siano comprensibili solo razionalmente dal medico generalista, e come non sempre e non solo appartengano alla competenza dello specialista apparentemente “addetto”.

Quindi è importante saper indagare sempre tutto e a tutto campo per trovare le cause dei malanni là dove davvero sono, e non dove ci pare che siano.

Il buco nero della medicina attuale

Le troppe specializzazioni hanno frammentato talmente il sapere che la visione d’insieme dell’IN-DIVIDUO è andata persa, e il paziente appare ormai come un puzzle in pezzi: incomprensibile!

I protocolli operativi mettono il paziente al centro dell’attenzione, non lo ascoltano e non sono adeguati per comprenderlo e curarlo nella sua unicità e totalità.

Le linee-guida standard hanno disabituato i medici a confrontarsi con la diversità, con la soggettività fisica di ogni singolo paziente, e con il contesto esistenziale nel quale qualunque patologia si genera.  La medicina standardizza le indagini e le cure, ma ogni persona vive una condizione di normalità relativa, ovvero di benessere o di malessere individuale, non dozzinale (fig. 12).

D’altra parte, se non mettesse i paletti non potrebbe capire chi e cosa deve o non deve curare. Per questo motivo vengono curati molti pazienti diversamente sani, e trascurati molti che sono diversamente malati in quanto privi di sintomi evidenti e di analisi probanti.

I diversamente sani e i diversamente malati sono persone abbandonate dalla medicina ufficiale che sopportano malanni definiti con termini dotti, ma vaghi (“essenziale, criptogenetico, costituzionale, atopico, aspecifico, intrinseco, neurogeno, psicosomatico, di nnd, di ndd” ecc), comunque – in sostanza – casi clinici non risolti e liquidati.

Gli strumenti diagnostici dell’olismologia

Gli strumenti dell’Olismologia sono apparentemente banali, a fronte della tecnologia dominante, ma di insospettata potenza ed efficacia.

1-In primis la manipolazione clinica, il fondamentale strumento diagnostico-terapeutico – naturale, fisiologico e a misura d’uomo – col quale è possibile riequilibrare già il 70% delle problematiche strutturali (di origine fisica), funzionali (di origine neuro-vascolare) e mentali (di origine psico-somatizzata).

Con la manipolazione clinica è possibile attivare l’Hardware corporeo, ovvero tutti i processi fisiologici naturali autocurativi della Vis Medicatrix Naturæ (fig. 13).

In tal modo il corpo stesso diventa attore unico e protagonista assoluto del nostro RI-equilibrio vitale globale.

2- L’estimologia clinica (ovvero la kinesiologia rivista, corretta, semplificata e ottimizzata secondo i principi della bioFisica) sfrutta l’Estimo, il senso innato col quale ogni organismo vivente percepisce e valuta con la massima precisione le frequenze elettromagnetiche di tutto ciò che in natura oscilla e vibra.

Con l’Estimologia possiamo esplorare il software organico, ovvero la nostra componente energetica sul piano funzionale metabolico viscerale nonché sul piano funzionale mentale (fig. 14). I test rilevano e decodificano le diverse frequenze alterate dell’organismo e nel contempo identificano i rimedi vibrazionali (Omotossicologia, Omeopatia, Fitoterapia, Floriterapia, Cristalli, Pietre, Oli essenziali ecc) che curano le disfunzioni, così come i diapason accordano le stonature.

I rimedi vibrazionali sono elementi naturali le cui frequenze elettromagnetiche agiscono sul campo elettromagnetico corporeo resettandone la coerenza in modo pro-fisiologico.

I dati raccolti con l’indagine energetica consentono di formulare diagnosi causali sul piano strutturale, funzionale e mentale; di accertare meglio le condizioni di salute quando, dopo le tradizionali indagini di laboratorio e strumentali, non siano emerse evidenti spiegazioni cliniche; identificare le cure mirate per risolvere il problema specifico di ogni singola persona; trovare ulteriori soluzioni per qualunque problema clinico psico-fisico persistente, resistente, cronico.

Il tutto sbagliando il meno possibile, in quanto la diagnosi e la terapia sono indicate dall’organismo stesso del paziente

Le scoperte della fisica quantistica hanno già rivoluzionato la chimica, la biologia e la psicologia. Anche per la medicina, forse, è tempo di fare un salto di qualità, integrando le proprie conoscenze con alcune “verità degli altri”.

Capire è già guarire

I pazienti di un olismologo possono considerarsi “arrivati al capolinea” delle indagini psico-fisiche, perché più in là della sapienza, della coerenza e dell’evidenza dei dati che il corpo stesso fornisce, direttamente e con la massima veridicità, non si può andare.

Quando ci si trova faccia a faccia con i propri problemi arriva il momento della comprensione, ci si trova con le spalle al muro e non ci si può più nascondere.

Appare immediatamente evidente che bisogna prendersi le proprie responsabilità: accettare o rifiutare, subire o agire, impegnarsi o ignorare, decidere o rimandare, curarsi o trascurarsi.

 

Autore: Dott. Lorenzo Capello

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