Cura e attenzione agli stili di vita: alimentazione sana e di qualità, con aumento dei consumi di frutta, verdura, cereali e prodotti integrali e riduzione di carni e alimenti processati, rinuncia a fattori di rischio voluttuari (alcool e fumo in ogni sua forma, sigarette, e-cig, tabacco bruciato), preservazione della buona forma, con pratica regolare di esercizio e attività fisica, promozione della qualità del sonno, (predisposione) a controlli clinici periodici, screening per età e fattori di rischio, relazioni sociali a tutela della salute mentale e contrasto al declino cognitivo. Best practice e strumenti che rappresentano le armi vincenti per il mantenimento della salute generale e l’accompagnamento a una longevità in stato di benessere.

Obiettivi oggi supportati da nuove conoscenze, la definizione di biomarcatori specifici per patologia, lo sviluppo di dispositivi indossabili che consentono di monitorare lo stato di salute e di intercettare in anticipo una eventuale problematica. E ancora tecnologie innovative e l’avvento dell’IA che hanno potenziato e reso più performanti gli strumenti di diagnosi precoce, oncologica ma anche per la rilevazione di patologie benigne in fase iniziale, evitandone la progressione verso problematiche di maggiore complessità e severità, fino alla possibilità laddove necessario, di poter intervenire in maniera efficace, pervasiva, accurata, ma al contento conservativa sulla patologia in atto.

Pensando, ad esempio, alla chirurgia robotica per l’asportazione di tumori in aree critiche, preservando spesso la funzionalità d’organo.

Lo sottolineano gli esperti intervenuti alla Milano Health Week (4-6 giugno 2026) da cui emerge, unanime, una raccomandazione chiave: così come la cura, l’approccio e la gestione alla malattia sono oggi multidisciplinari, altrettanto “olistica” con attenzione alla dimensione fisica e psico-emotiva deve essere la tutela della persona alla propria salute e benessere.

Cura della mente

Diagnosi più precoci, in patologie che oggi restano una sfida clinica e di sanità pubblica, come l’Alzheimer, grazie a strumenti a basso costo: un semplice esame del sangue, per la ricerca di biomarcatori plasmatici patologia correlati. Dall’altro la disponibilità di due farmaci, i primi, in grado di rallentare l’evoluzione e il decorso dell’Alzheimer offrono nuove opportunità di approccio a questa condizione clinica, di elevato impatto numerico, assistenziale, sociale.

Resta fondamentale, anche in patologie complesse come l’Alzheimer, la prevenzione che deve avere inizio fin dalla più giovane età: attività fisica, contrasto allo sviluppo di patologie metaboliche, come diabete, sovrappeso e obesità, alimentazione sana con una dieta ricca di antiossidanti, di impostazione mediterranea, coltivazione delle relazioni sociali e stimolazione cognitiva, attraverso letture, apprendimento continuo, interessi culturali.

Un pool di fattori che in sinergia possono contribuire alla riduzione del rischio di malattia, comunque a un ritardo di insorgenza, anche del 40%. Ai primi segnali, come ad esempio sospette perdite di memoria, possibile segnale di un iniziale Mild Cognitive Impairment (MCI) o in soggetti più esposti allo sviluppo di patologie neurodegenerative per familiarità o fattori di rischio, la raccomandazione è di rivolgersi a centri specialistici per sottoporsi a percorsi diagnostici e terapeutici mirati.

Il primo e il secondo cervello

Intestino e cervello sono in costante dialogo, dove il benessere dell’uno influenza lo stato di salute dell’altro. Crescono le evidenze che in patologie come l’intestino irritale (IBS), la dispesia funzionale, la colite ulcerosa, vi sia una importante partecipazione del microbiota intestinale, alterato, disbiotico, che trasmette al cervello uno stimolo amplificato, con acutizzazione dei sintomi e di stati psicologici, fra cui ansia e stress. Aspetti che sottolineano la necessità di un approccio di cura integrato, che si prenda in carico il benessere intestinale e mentale. Quest’ultimo aiutato ad esempio da pratiche di meditazione, yoga, Tai Chi, interventi psicologici.

Azioni tutte funzionali a ridurre stress, migliorare la qualità del sonno che ha un forte impatto anche sui disturbi intestinali, favorire la gestione delle emozioni, apportando ristoro anche ai sintomi intestinali. Non ultimo gli stili di vita, la dieta innanzitutto: regimi low Fodmaps, cioè a basso contenuto di fibre con potere fermentativo per un periodo di 8 settimane e reintroduzione successiva graduale, possono contribuire al controllo della sintomatologia intestinale. Laddove necessario possono essere di supporto integratori e probiotici, secondo prescrizione medica.

Anche nella diagnosi di patologie gastrointestinali, l’avvento dell’IA ha contribuito a rendere più performante gli strumenti diagnostici, come Tac e Risonanza Magnetica, migliorando la qualità dell’immagine, l’identificazione di lesioni di patologie maligne e benigne, anche molto piccole, velocizzando i processi.

Ampia applicazione dell’IA si è registrata nell’endoscopia digestiva, che sta guadagnando campo rispetto alla chirurgia, a vantaggio della riduzione di complicanze e effetti collaterali. Sensibili miglioramenti si sono osservati anche nella colonscopia, meno fastidiosa per il paziente, grazie allo sviluppo delle conoscenze e di tecniche di sedazioni più efficaci, preparazioni intestinali a volume più ridotto, accuratezza diagnostica favorita dall’IA.

Il sonno

Molte patologie croniche e respiratorie hanno a fattore comune il sonno, momento importante e di vita attiva della persona, contrariamente alla passività cui spesso è associato. Fondamentale la diagnosi precoce, se un disturbo respiratorio del sonno non viene valutato nella maniera corretta e nelle sue potenziali diverse manifestazioni, l’impatto può essere importante sulla quotidianità e le attività diurne. 

I disturbi respiratori del sonno restano tuttavia poco conosciuti, nonostante l’alta frequenza: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che rasentino il miliardo di persone – 1 su 8 – con consistenza importante per almeno il 50% della popolazione da rendere necessario un trattamento specifico. Per alcuni di questi vi è maggiore consapevolezza, come per l’insonnia patologia a prevalenza femminile, ad esempio, mentre di altre quali le OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno), ad appannaggio maschile con andamento progressivo, lento, con magari esordio iniziale intorno a 30 anni e manifestazioni conclamate a 50, o il russamento, l’intercettazione passa dal partner che condivide il letto con la persona interessata dalla problematica in questione.

Tutte meritevoli di attenzione, anche in termine di diagnosi, in quanto spesso alcune Red Flags, passano inosservate.

In caso di disturbo respiratorio del sonno sono rilevanti, una stanchezza già presente al risveglio, ricorrente, quindi non riferibile a deprivazione del sonno, a quantità di ore dormite ma alla qualità del riposo, stanchezza che progredisce nell’arco della giornata, che arriva precocemente interferendo con la qualità di vita e la sonnolenza, quest’ultima, spesso, un elemento aggiuntivo alla stanchezza che arriva quando cala l’attenzione e che progressivamente diviene sempre più intrusiva, fino a casi estremi, infine l’alzarsi di notte per andare in bagno poiché le OSAS fanno produrre più urina rispetto al giorno. Insonnie e OSAS hanno entrambe implicazioni sulla salute, aumentando rischio vascolare e neurologico.

Un ruolo importante in questo contesto gioca la circadianità, influenzata anche dallo stress che favorisce l’infiammazione, riducendo la qualità del sonno. Più questo è superficiale, maggiore è il rischio di OSAS, ad esempio.

Fondamentale è l’oggettivazione della problematica, che in caso di disturbi respiratori del sonno si avvale di esami strumentali, la polisonnografia (oggi dispositivi avanzati, su necessità, permettono di monitorare il sonno anche per più notti per determinare la severità del problema), mentre “osservazionale”, basata sui sintomi, la diagnosi dell’insonnia. Quest’ultima, inoltre, ha il suo trattamento elitario nella terapia cognitivo-comportamentale. Un percorso che educa il paziente alla comprensione della problematica di cui soffre, a qualificarla, motivarla e a apprendere tecniche per la migliore gestione del sonno.

Fondamentale è l’inquadramento degli altri disturbi respiratori del sonno e la corretta e tempestiva gestione: la mancata presa in carico può, infatti, condizionare e rendere più difficoltosa anche la cura di eventuali condizioni a base infiammatorie, come la psoriasi ad esempio, aumentando lo stato infiammatorio di fondo. In merito alla melatonina, trattamento cui spesso si ricorre, è inefficace sull’insonnia ma potrebbe apportare benefico a disturbi legati alla circadianità, quindi di disallinemento fra sonno/veglia e giorno/notte esterno.

Mentre test salivari sono utili per identificare l’eventuale presenza di patologie sottotraccia o per la definizione effettiva di un ritmo del sonno, in caso di mancata risposta a un a terapia in atto. La gestione del sonno è cruciale anche in relazione all’impatto sulla mortalità: disturbi del sonno e respiratori sono la tempesta perfetta per il cuore, più esposto a infarto ad esempio e per disturbi neurologici, come ictus, in cui il sonno non fa il suor ruolo corretto, di spazzino, nelle ore notturne, delle tossine che si accumulano nel cervello nel corso della giornata.


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