Prevenire il declino cognitivo è possibile? Secondo le evidenze più recenti, teoricamente si. L’evoluzione delle funzioni cognitive nel corso della vita è infatti il risultato dell’interazione tra processi neurodegenerativi, fattori vascolari e metabolici, predisposizione individuale e riserva cognitiva.
I fattori genetici, in particolare la presenza dell’allele APOE ε4, il principale fattore di rischio genetico per la malattia di Alzheimer sporadica, contribuiscono ad aumentare la suscettibilità individuale al declino cognitivo. Tuttavia, non determinano da soli l’insorgenza della malattia che dipende dall’interazione con numerosi fattori ambientali e comportamentali modificabili, in grado di influenzare in modo significativo il rischio di sviluppare demenza.
Durante la relazione “Cognitive trajectories in healthy and pathological aging” nell’ambito del Milan Longevity Summit, Giovanni Frisoni, docente di Neuroscienze e direttore del Geneva Memory Center, Università di Ginevra, ha affrontato il tema delle traiettorie cognitive nell’invecchiamento cerebrale.
Viene sottolineato come questo non segua un percorso uniforme nella popolazione, ma possa evolvere lungo traiettorie individuali determinate dall’interazione tra fattori biologici, vascolari e legati allo stile di vita.
Da cosa dipendono le traiettorie cognitive individuali?
Fermi restando i fattori di rischio non modificabili (tra i quali età avanzata, APOE ε4, basso livello di scolarizzazione, precedente trauma cranico, inquinamento ambientale e atrofia cerebrale) per descrivere i processi che conducono al declino cognitivo e alla demenza viene presentato un modello patofisiologico integrato nel quale convergono processi neurodegenerativi, fattori di rischio cardiovascolari e metabolici e riserva cognitiva.
Quest’ultima è stata descritta come la capacità del cervello di compensare il danno patologico attraverso meccanismi di adattamento influenzati da istruzione, attività cognitive, attività professionale, stimolazione cognitiva e partecipazione sociale. Tra le variabili in grado di influenzare negativamente la riserva cognitiva vi sono perdita udito, depressione, disturbi del sonno, isolamento sociale.
Preservare le funzioni cognitive: agire sui fattori di rischio modificabili
Il rapporto 2024 sulla prevenzione, l’intervento e la cura della demenza, stilato dalla Commissione Lancet, ha descritto 14 specifici fattori di rischio, riconducibili a cinque aree, che contribuiscono al rischio di sviluppare demenza.
L’intervento su queste variabili offre un elevato potenziale di prevenzione; si stima infatti che eliminandone l’influenza sarebbe teoricamente possibile, nel complesso, prevenire il 45% dei casi di demenza.
| Stile di vita | Rischio cardiovascolare (nella mezza età) | Salute mentale (nella mezza età) | Condizioni mediche (nella mezza età) | Ambiente |
| livello scolarizzazione (in giovane età) 5% | alti livelli di colesterolo LDL 7% | depressione 3% | ipoacusia 7% | inquinamento atmosferico |
| inattività fisica (nella mezza età) 2% | diabete 2% | trauma cranico 3% | ||
| fumo 2% | ipertensione 2% | disturbi alla vista non trattati 2% | ||
| consumo eccessivo di alcol (nella mezza età) 1% | obesità 1% | |||
| isolamento sociale (in età avanzata) 5% |
Da queste stime emerge come solo il grado di istruzione si riferisca alle prime fasi della vita; altre variabili sono ritenute invece rilevanti nella mezza età; si tratta in particolare del controllo del profilo di rischio cardiovascolare e dei livelli di colesterolo, di condizioni mediche come l’ipoacusia, e della possibilità di mantenere una vita sociale e connessione con gli altri.
È stato infine illustrato come l’integrazione di dati clinici, demografici e biologici possa consentire di stimare il rischio individuale di declino cognitivo e demenza. Questo approccio apre la strada a strategie preventive personalizzate, basate sull’identificazione delle aree di vulnerabilità e sull’adozione di interventi mirati in funzione del profilo di rischio predominante, sia esso vascolare, neurodegenerativo o legato a una ridotta riserva cognitiva.



