Garantire opportunità urbane per la longevità significa ripensare le città di medie dimensioni come ambienti inclusivi e capaci di sostenere un invecchiamento sano, integrando qualità dello spazio urbano, accessibilità, partecipazione sociale e approcci innovativi basati sull’Ageing in Place (AIP).
Il panorama globale contemporaneo è definito dalla convergenza di due importanti cambiamenti demografici: la rapida urbanizzazione e un invecchiamento della popolazione senza precedenti. Entro il 2050, si prevede che oltre il 20% della popolazione mondiale avrà più di 60 anni, con quasi il 70% delle persone che vivranno in città. Questa trasformazione richiede un profondo ripensamento degli spazi urbani, per garantire che rimangano inclusivi e accessibili alle persone anziane.
Il concetto di Ageing in Place è diventato una pietra angolare dello sviluppo urbano sostenibile. L’AIP è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la capacità degli individui di vivere nella propria casa e comunità in modo sicuro, indipendente e confortevole, a prescindere dall’età, dal reddito o dal livello di abilità. Questo paradigma sposta l’attenzione dall’assistenza istituzionale alla comunità urbana, sottolineando il ruolo del quartiere quale principale teatro di vita per l’invecchiamento.
L’Ageing in Place non indica semplicemente l’atto di “rimanere a casa”, ma rappresenta un processo relazionale. L’ambiente urbano può agire, infatti, sia come fattore protettivo, promuovendo la partecipazione sociale e l’attività fisica, sia come fonte di rischio, dove barriere come la scarsa percorribilità a piedi, l’isolamento sociale e gli stress ambientali (ad esempio, le ondate di calore) aumentano la vulnerabilità.
In sintesi, l’AIP non coincide con l’atto di “rimanere a casa”, ma è un processo dinamico in cui gli individui mantengono la mobilità indipendente e la partecipazione alla comunità durante l’intero arco della vita.
Affordance urbana: un aspetto chiave per un invecchiamento attivo
Nel contesto della longevità, lo spazio urbano non è uno sfondo neutro. Piuttosto, costituisce uno “spazio sottile” in cui le capacità individuali si intersecano con le esigenze e le opportunità ambientali. Le caratteristiche urbane (spazi verdi, marciapiedi ampi, vicinanza alle farmacie) e gli spazi comunitari condivisi forniscono attivamente affordance naturali e convenzionali che promuovono il mantenimento della salute e dell’autonomia nella terza età per gli anziani che invecchiano nel proprio ambiente di vita.
Al contrario, le barriere fisiche e psicologiche negli spazi urbani, come la scarsa percorribilità a piedi e la frammentazione sociale, possono agire come affordance negative e costituire un vincolo che aumenta la vulnerabilità nell’invecchiamento attivo.
Affrontando le problematiche dell’urbanizzazione globale e dei cambiamenti demografici, un lavoro, pubblicato sul Journal of Ageing and Longevity, sostiene che l’affordance urbana, ovvero la capacità dell’ambiente di promuovere o ostacolare attività salutari, sia l’anello mancante negli attuali modelli di invecchiamento attivo.
La ricerca introduce un nuovo approccio multidisciplinare che unisce urbanistica, statistica e psicologia per valutare la relazione tra spazio urbano e invecchiamento attraverso la lente dell’affordance ambientale.
Sintetizza 47 indicatori in cinque macro-aree (demografica, economica, sanitaria, socio-relazionale e urbano-ambientale) in un indice composito denominato Indice di Vulnerabilità per l’Invecchiamento Attivo e la Longevità (indice VAL). Per di più, l’indagine mappa oltre sessantacinque vulnerabilità associate all’Ageing in Place a livello di quartiere a Bergamo.
Verso soluzioni incentrate sulla persona
L’indice di Vulnerabilità per l’Invecchiamento Attivo e la Longevità ha evidenziato discrepanze significative tra determinanti urbani oggettivi e condizioni soggettive dei residenti (ad esempio, elevata pedonabilità in contrasto con bassa percezione di sicurezza). In conclusione, questo indice riorienta la pianificazione urbana per l’invecchiamento, sfruttando un approccio basato sull’Ageing in Place per promuovere la giustizia spaziale e la resilienza demografica.
Favorire l’integrazione sostenibile tra adulti e cittadini più anziani richiede un cambio di paradigma nella pianificazione e nella governance urbana. È necessario andare oltre soluzioni puramente tecniche o incentrate sulla salute e adottare strategie incentrate sulla persona che privilegino l’autonomia, l’empowerment e l’inclusione sociale.
Solo allineando i bisogni individuali e le opportunità ambientali, le esperienze quotidiane dei cittadini anziani e i contesti urbani in cui vivono potranno evolvere in possibilità realmente age-friendly, capaci di supportare non solo una longevità fisica, ma anche un marcato senso di autonomia durante tutto l’arco della vita.



