La presidente della SID – Società Italiana di Diabetologia, Raffaella Buzzetti, richiama il valore dell’attività fisica strutturata nella gestione del diabete e commenta la proposta di legge che punta a riconoscerla come strumento terapeutico prescrivibile.
La recente vittoria agli US Open del tennista Alexander “Sasha” Zverev, che convive con il diabete di tipo 1 fin dall’infanzia, riporta l’attenzione sul rapporto tra attività sportiva e gestione della malattia diabetica. Diagnosticato con diabete di tipo 1 all’età di quattro anni, Zverev ha potuto intraprendere la sua carriera sportiva agonistica anche grazie e soprattutto al sostegno della madre Irina, che rifiutò l’idea che la malattia dovesse limitarne il futuro. Proprio questo aspetto è stato sottolineato dalla presidente della SID Raffaella Buzzetti, che ribadisce come il diabete non debba rappresentare un limite all’attività sportiva e sostiene il Ddl 287, che propone di riconoscere l’esercizio fisico strutturato come strumento terapeutico prescrivibile nel Servizio sanitario nazionale.

«La storia di Sasha Zverev e di sua madre Irina è la fotografia più bella di ciò che la SID sostiene da anni: il diabete tipo 1 non è un soffitto di cristallo dal quale farsi sovrastare e limitare, ma una condizione con cui si può correre, vincere, arrivare ovunque. Le parole di quella mamma dovrebbero essere scritte nella sala d’attesa di ogni centro di diabetologia pediatrica in Italia, perché la paura della diagnosi non diventi mai la misura della vita di un bambino», dichiara Raffaella Buzzetti, presidente della SID.
La proposta del Ddl 287
Per la società scientifica, il caso del campione tedesco evidenzia anche il ruolo centrale dell’attività fisica nella prevenzione e nel trattamento delle patologie croniche. In questo contesto si inserisce il Disegno di Legge 287, a prima firma della senatrice Daniela Sbrollini, che propone l’introduzione dell’esercizio fisico strutturato tra gli strumenti di prevenzione e terapia riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale.
Il provvedimento prevede il riconoscimento dell’attività motoria come intervento prescrivibile dal medico nell’ambito della prevenzione e della gestione delle malattie croniche non trasmissibili.
«Il Ddl 287 va esattamente nella direzione che la comunità diabetologica chiede da tempo: trattare l’attività fisica strutturata non come un consiglio generico di buon senso, ma come una prescrizione vera e propria, con pari dignità rispetto a un farmaco. Chi vive con il diabete lo sa bene: l’attività fisica strutturata abbassa la glicemia, protegge il cuore e i reni, allunga e migliora la vita. Riconoscerla per legge significa finalmente allineare la sanità pubblica a ciò che la scienza dimostra da decenni», conclude Buzzetti.
Se la legge venisse approvata, l’attività motoria verrebbe riconosciuta come mezzo per tutelare il diritto alla salute, per prevenire e curare le patologie croniche non trasmissibili e come tale potrebbe essere prescritta da personale medico qualificato, in ricetta, come un farmaco, detraibile dalle tasse.



