Prevenzione e diagnosi precoce, in una patologia che ancora pone molte criticità: l’Alzheimer. Sono queste le “direttive” per la Giornata Mondiale di quest’anno, definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla base delle Nuove Linee Guida sulle demenze recentemente pubblicate.
Le indicazioni fanno leva su vari fattori: i numeri, in crescita, l’inclusione di nuovi fattori di rischio che contribuiscono all’insorgenza o al potenziamento della patologia. Anche l’Italia è impegnata in prima linea al contrasto dell’Alzheimer.
La situazione attuale
Oltre 57 milioni di persone, a livello globale, convivono con una demenza, circa 1,2 milioni in Italia, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità (ISS), nella fascia di età pari o superiore a 65 anni e circa 24 mila sono, invece, i casi di demenza a esordio giovanile. Almeno 600 mila riguardano la sola malattia di Alzheimer. Con costi elevatissimi per la gestione, stimati complessivamente in circa 23 miliardi di euro l’anno, di cui il 63% dell’onere economico a carico delle famiglie.
In funzione dei numeri e delle evidenze è necessario disegnare nuovi modelli organizzativi e gestionali: l’Alzheimer si configura infatti come una priorità di salute pubblica e una sfida crescente con l’invecchiamento della popolazione.
Novità e claim della Giornata 2026
L’OMS ha definiti nuovi criteri di valutazione, saliti a 19 rispetto a quelli del 2019. Tra i possibili trigger dell’Alzheimer sono stati inclusi l’inquinamento atmosferico, problematiche legate a udito, vista, sonno e umore. Tutti fattori da monitorare e verso cui attivare misure di protezione e prevenzione. Il monito dell’OMS è chiaro: la valutazione dell’impatto della salute e degli stili di vita su questa condizione clinica va effettuata fin dall’infanzia e giovinezza al fine di poter mettere in atto, precocemente, efficaci strategie e sinergie di prevenzione, comunque attivando strumenti di diagnosi precoce al suo contrato/controllo.
L’OMS sottolinea che fino al 45% dei casi di Alzheimer può essere evitato intervenendo proprio sui fattori di rischio modificabili: stili di vita, attività fisica, dieta, abitudini voluttuari, come il fumo, gestione delle patologie cardiometaboliche, riduzione isolamento sociale.
Sulla stessa linea è anche la Commissione permanente di The Lancet che già nel 2024 in un Report sulle demenze aveva elencato 14 fattori di rischio incidenti sulle diverse condizioni cliniche: basso livello di istruzione, perdita dell’udito, ipertensione, colesterolo LDL elevato, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e deficit visivo non trattato.
Pertanto, l’approccio nella gestione di Alzheimer e demenze deve essere complementare e integrato lungo tutto l’arco della vita con il coinvolgimento, centrale, dei diversi professionisti sanitari: medici e infermieri e ogni altra figura dedicata alla prevenzione e counselling.
Gli approcci terapeutici
L’arrivo e l’attuale diponibilità di nuovi farmaci, in grado di intervenire sui meccanismi biologici della malattia, quindi potenzialmente rallentarne la progressione, hanno cambiato lo scenario di cura, aprendo una nuova stagione nella lotta all’Alzheimer. Non si tratta di soluzioni risolutive, ma di un importante cambio di paradigma, impensabile fino a pochi anni fa. Tra le nuove terapie desta interesse, un oligonucleotide antisenso progettato per ridurre la produzione della proteina tau: studi di fase 2, riferiti a dati dello studio CELIA, presentati all’Alzheimer Association International Conference (AAIC), sembrano evidenziare un rallentamento del declino cognitivo del 26% e una riduzione della tau nel CSF (Cerebrospinal Fluid, liquor o liquido cerebrospinale) del 50–65%.
A differenza delle terapie oggi disponibili, che agiscono sulla proteina beta-amiloide, interviene a monte del processo patologico, bloccando le istruzioni genetiche che portano alla sintesi della proteina tau. Nello studio CELIA, i ricercatori hanno valutato tre diversi regimi di trattamento. È in partenza la fase 3 dello studio, nonostante l’endpoint primario mancato con l’intento di valutare un possibile cambio di passo verso nuovi target terapeutici sulla proteina tau.
Condizione sine qua non è tuttavia che la malattia venga intercettata e riconosciuta nelle fasi iniziali, quando i sintomi sono ancora lievi e la probabilità dell’efficacia dei trattamenti superiore. Pertanto, è necessario rafforzare la rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, promuovere l’accesso ai biomarcatori diagnostici e garantire percorsi assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale.
Gli investimenti in Italia
Il Ministero della Salute ha stanziato 100 milioni nel 2026 per diagnosi precoce, presa in carico e protezione sociale dei pazienti con demenza.
Tuttavia, a fronte delle “buone intenzioni”, esistono alcuni limiti nella gestione terapeutica, tra i principali la rimborsabilità: i nuovi anticorpi anti-amiloide non sono passati dal Sistema Sanitario Nazionale e l’uso è limitato a contesti sperimentali per evidenze cliniche ancora modeste e rischi associati, secondo gli “effetti collaterali” ARIA (Amyloid-Related Imaging Abnormalities, cioè alterazioni visibili alla risonanza magnetica cerebrale che possono presentarsi successivamente all’uso di farmaci immunoterapici mirati contro le placche di proteina amiloide.
Le iniziative italiane
AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) promuove il 21 settembre una giornata di colloqui psicologici gratuiti dedicati ai familiari. Gli incontri, della durata di 45 minuti, si svolgeranno in streaming dalle 9 alle 20, offrendo ai familiari la possibilità di confrontarsi con un professionista e raccontare difficoltà, dubbi e bisogni legati all’assistenza.
Durante la giornata, saranno, inoltre, attive quattro linee telefoniche dedicate, per fornire ascolto, informazioni e supporto. A Roma, AIMA ha invece organizzato la serata “Note di Memoria”, in partnership con Sapienza Università di Roma e CNR, in cui si alterneranno momenti di informazione scientifica ed espressione artistica.
A Pescara, il 24 settembre, la Asl organizza un open day dedicato al decadimento cognitivo e alle demenze, che si terrà dalle 9.30 alle 13.00, allo sportello Demenze (Via Renato Paolini n. 45, palazzina G, secondo piano). Nel corso della mattinata, i cittadini potranno ricevere informazioni e orientamento sui percorsi di prevenzione, attività cliniche e nterventi psico-educazionali disponibili in ambito aziendale, incontrando i professionisti della Asl. L’evento è promosso dalla Rete aziendale demenze.
Venerdì 25 settembre, a Genova avrà luogo il convegno “La continuità delle cure nelle persone con disturbi cognitivi”, aperto anche alla cittadinanza a partire dalle ore 14.30. L’iniziativa, con la partecipazione degli specialisti dell’Area 3 ATS Liguria, propone un aggiornamento multidisciplinare sul tema delle demenze. Previsti 7 crediti ECM.
L’azienda Sanitaria di Modena, organizza fino al 27 settembre, in tutta la provincia: camminate, incontri, punti informativi, convegni, spettacoli e momenti di divulgazione. Iniziative che coinvolgeranno cittadini, professionisti, volontari ed Associazioni per ricordare che la cura delle persone con demenza è compito di tutta la comunità.
Fonti
Livingston G, Huntley J, Liu KY et al. Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission. The Lancet Commissions, 2024, Volume 404, Issue 10452, p572-628. Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01296-0/abstract



