Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore del seno, ma l’attenzione non va abbassata neppure verso altre neoplasie femminili. Fondamentale è l’aderenza agli screening oncologici, che registrano ancora numerose criticità di partecipazione.

Le discrepanze: i numeri di adesione agli screening

Gli strumenti per fare prevenzione oncologica ci sono, ma la risposta non è efficace e proporzionale alla disponibilità offerta alla popolazione. Crescono in Italia e in Europa, i centri di alta specialità dotati di apparecchiature all’avanguardia per eseguire screening mirati per diagnosi precoce, ad esempio contro il tumore del seno, a cui è dedicato il mese di ottobre. Eppure risultano preziose opportunità mancate: le donne non rispondono in maniera proattiva ed efficace alla partecipazione agli screening, in calo nel corso degli anni, secondo i recentissimi dati Eurostat. O comunque con un importante divario fra territori e nazioni.

Qualche esempio: si registrano nel 2024 alti dati di adesione in donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni che si erano sottoposte a mammografia nei due anni precedenti, nei paesi nordici come Danimarca (82,1%), Svezia (82,0%) e Finlandia (81,6%), seguite a breve distanza da Slovenia (77,8%) e Irlanda (71,2%). A fronte però di forte distacco in altre nazioni: Ungheria (27,2%), Cipro (29,2%), Polonia (33,8%), Lettonia (38,2%) e Austria (41,3%) con i tassi più bassi di screening per il tumore al seno. L’Italia si colloca nel mezzo, con dati di adesione che si fermano al 53,8% e tassi in grande calo rispetto al 60,7% del 2019. In conclusione, in raffronto al 2019 i tassi di screening per il tumore al seno sono aumentati in 9 paesi dell’UE, con le crescite maggiori in Slovacchia (+12,5 punti percentuali – pp), Croazia (+10,0 pp) e Estonia (+9,9 pp). Mentre in Svezia e Finlandia i tassi sono rimasti invariati, a fronte di altri 11 paesi dell’UE in cui sono diminuiti, con variazioni comprese tra -0,4 pp in Irlanda e -21,8 pp a Malta.

Ciò nonostante la maggiore disponibilità di servizi di mammografia: la Grecia con 7,6 unità, Cipro con 6,9 unità in cui vi è la maggiore disponibilità apparecchiature per l’esecuzione esclusiva di mammografie ogni 100.000 abitanti, seguite dall’Italia (3,7, il dato era 3,45 nel 2019). Per contro, in Polonia, Cechia, Svezia e Romania si rileva la disponibilità più bassa, pari a 1,1 unità ogni 100.000 abitanti. Rispetto al 2019, il numero di unità per mammografia ogni 100.000 abitanti è aumentato in 10 paesi dell’UE – in particolare a Cipro (+1,3 unità) – ed è diminuito in 4, tra cui la Svezia (-0,8 unità) e Malta (-0,7). Negli altri 6 paesi, la disponibilità è rimasta invariata.

Le misure istituzionali

È alta l’attenzione anche a promuovere la prevenzione negli ambiti di lavoro. Il Decreto Legge 159/2025, convertito in legge 198/2025, rafforza il ruolo del medico competente a cui sono affidati compiti e impegni specifici. Tra questi la sinergica collaborazione con il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e nella definizione delle misure di prevenzione, la promozione della salute con iniziative dedicate al benessere dei lavoratori, screening e diffusione di corretti stili di vita, l’analisi dii dati sanitari per l’individuazione di eventuali criticità ricorrenti, quindi migliorare le condizioni di lavoro. Inoltre deve incentivare la partecipazione ai programmi aziendali finalizzati alla riduzione dei rischi e alla tutela della salute nel lungo periodo.

Pertanto, il medico del lavoro non si limita più alla sola valutazione dell’idoneità alla mansione specifica, ma fa informazione attiva e promozione della salute, attraverso la sensibilizzazione dei dipendenti soprattutto in termine di adesione ai programmi di screening oncologici nazionali previsti dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), come quelli per il tumore al seno, al colon-retto e alla cervice uterina. Non ultimo, dà il proprio apporto all’integrazione alla sorveglianza sanitaria con la prevenzione universale e oncologica e stabilisce che le visite di sorveglianza sanitaria obbligatoria si svolgano durante l’orario di lavoro.

Le azioni sul territorio

Tra la prime azioni correlate a Ottobre Rosa, c’è l’iniziativa FrecciaRosa, la campagna di prevenzione dei tumori del seno promossa dal Gruppo FS (Ferrovie dello Stato) e dalla Fondazione IncontraDonna, sostenuta e promossa anche dell’On. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute. La prevenzione ha consentito di risultati straordinari nel tumore della mammella: oggi circa l’88% delle donne supera la malattia a cinque anni dalla diagnosi, con possibilità di guarigione fino a circa il 98% in caso di diagnosi precoce. Ci sono, dunque, gli strumenti che consentono di curare sempre meglio le persone, che contribuiscono in parallelo anche alla sostenibilità del sistema sanitario. È fondamentale, tuttavia, non abbassare la guardia e la prevenzione anche verso altre patologie della femminilità, ascoltando i segnali del corpo e sottoponendosi a controlli periodici. È il caso di endometriosi e adenomiosi, patologie con cui molte donne in Italia convivono.

La ricerca più recente si è incentrata sullo studio della correlazione tra endometriosi, assetto ormonale, infiammazione cronica e possibili implicazioni sul fronte oncologico, a cui concorre anche la responsabilità con l’assunzione di coretti stili di vita, a partire da una dieta antinfiammatoria, ricca di verdura e frutta fresche, cereali integrali, legumi e omega-3, e povera di zuccheri raffinati e cibi industriali, promotrice anche dell’equilibrio ormonale. La dieta o l’attenzione agli stili di vita non sono una cura e non sostituiscono la terapia medica: ma sono un importante gesto quotidiano di prevenzione, da costruire insieme a professionisti esperti, come sottolinea la Fondazione Italiana Endometriosi. Occorre inoltre difendersi anche dal tumore della cervice uterina che fonda i pilastri della prevenzione nella vaccinazione (prevenzione primaria) che protegge dall’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV), responsabile di circa il 95% dei casi di questo tumore.

La vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale a ragazze e ragazzi, solitamente nel corso del dodicesimo anno di età (undici anni compiuti) ed è fortemente raccomandata prima dell’inizio dei rapporti sessuali. Può essere comunque eseguita anche in età successiva. Secondo caposaldo, i test di screening (prevenzione secondaria), ovvero controlli periodici che permettono di individuare e trattare lesioni precancerose prima che si trasformino in un tumore vero e proprio.

Nelle giovani donne, tra 25 e 29 anni, è raccomandata l’esecuzione del Pap test ogni 3 anni, un esame citologico che analizza le cellule del collo dell’utero, mentre dai 30 ai 65 anni, il test HPV-DNA ogni 5 anni, che ricerca direttamente il DNA dei ceppi virali a rischio oncologico. I test di screening sono gratuiti e avviano in caso di esito positivo, ad accertamenti di secondo livello, come la colposcopia. Il tumore dell’ovaio è ad oggi un tumore difficile, perché subdolo, asintomatico nelle fasi iniziali di malattia e primo al momento di programmi di screening scientificamente affidabili. Tuttavia, alcuni studi sembrano dimostrare che una visita annuale dal ginecologo che esegue la palpazione bimanuale dell’ovaio e l’ecografia transvaginale di controllo possono facilitare una diagnosi precoce.

Mentre programmi di screening basati sulla presenza nel sangue del marcatore CA-125 non sono da considerarsi affidabili ed efficaci in quanto questo marcatore è poco specifico e i suoi livelli possono variare per molte cause, anche in assenza di un tumore. Diversamente, è molto utile per monitorare l’eventuale ripresa della malattia in persone già curate per un tumore ovarico. Particolare attenzione va rivolta alle donne con mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2, che predispongono al tumore della mammella e per le quali sono identificati percorsi di sorveglianza specifici. È importante sottoporsi a una consulenza di follow-up per discutere le opzioni per ridurre il rischio di sviluppare un tumore ovarico (o della mammella), tra le opzioni di prevenzione rientra, in questi casi, anche l’asportazione chirurgica delle ovaie e delle tube di Falloppio dopo i 40 anni di età.

Sono in corso ricerche per arrivare a esami di screening di popolazione per la diagnosi precoce, ad esempio individuare tracce di tumore dell’ovaio nel Pap-test con primi dati interessanti da studi condotti all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano). Non meno importante è lo screening del colon retto che rappresenta il secondo tumore più frequente nelle donne dopo quello della mammella, con circa 18.900 – 21.200 nuovi casi all’anno, pari a circa il 10,5% di tutti i tumori femminili) con una frequenta massima tra i 60 e i 75 anni, sebbene si osservino lievi incrementi anche nelle persone con meno di 50 anni.

Da qui l’importanza di sottoporsi allo screening gratuito (con kit ritirabile e da riconsegnare nelle farmacie italiane) in grado di aumentare la probabilità di guarigione dal 56% a circa il 92% in caso di diagnosi precoce. In Italia l’adesione al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci e alla colonscopia preventiva varia molto geograficamente e resta spesso inferiore alle aspettative, pur essendo lo strumento principale per individuare polipi o neoplasie in fase iniziale.

Infine il tumore del polmone, in crescente aumento nelle donne, a causa della diffusione dell’abitudine al fumo tradizionale e innovativo, e-cig e i nuovi prodotti da tabacco. Ad oggi, evidenze attestano l’efficacia della diagnosi precoce attraverso lo screening nel favorire la diminuzione della mortalità per tumore polmonare, in l’utilizzo della tomografia computerizzata (CT) a basso dosaggio consente di individuare piccole neoplasie polmonari in pazienti che non presentano sintomi, favorendo la possibilità di un maggior numero di interventi in stadio precoce, alzando i tassi di curabilità.

Scoperto l’ “inganno”

Ricercatori dell’Università di Liegi (Belgio) e del Dana-Farber Cancer Institute (Stati Uniti) avrebbero identificato il meccanismo con cui alcune cellule tumorali del seno riescono a sfuggire all’immunoterapia. Le responsabili di questo processo, secondo lo studio pubblicato su Cancer Cell, sarebbero le cellule con duplicazione dell’intero genoma (Whole Genome Doubling, WGD), una condizione che riguarda circa il 37% dei tumori solidi primari e fino al 56% delle forme metastatiche.

Queste cellule specifiche svilupperebbero strategie biologiche, come modifiche epigenetiche, tali da renderle invisibili al sistema immunitario. La scoperta potrebbe orientare a un migliore comprensione del perché alcuni tumori mammari rispondano inizialmente alle difese immunitarie diventando poi refrattari ai trattamenti immunoterapici. Se ulteriori dati confermassero questa tesi/ipotesi ci sarebbe spazio potenziale per studiare terapie combinate integrino epigenetica e immunoterapia.

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