Nei giorni scorsi, presso il Ministero della Salute, si è tenuto un incontro dedicato all’attuale impossibilità per gli atleti con diabete di accedere ai gruppi sportivi militari.
Alla presenza del ministro della Salute, Orazio Schillaci, si è riunita una delegazione composta da rappresentanti della FeSDI – Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, che unisce AMD e SID – dell’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, e da atleti con diabete della Nazionale italiana e Ambassador FeSDI.
Lo stigma
Diversi studi confermano il beneficio che l’attività sportiva apporta alla gestione del diabete. Sport e attività fisica rivestono un ruolo fondamentale: adottare uno stile di vita sano è essenziale sia per la prevenzione sia per il controllo della malattia.
Tuttavia, nonostante le evidenze scientifiche, il binomio sport e diabete è ancora troppo spesso segnato da uno stigma: l’idea errata che le persone con diabete non possano praticare attività sportiva. Questo pregiudizio è rafforzato da una legge italiana risalente al 1932, che ancora oggi impedisce agli atleti con diabete di entrare nei gruppi sportivi militari.
Questa norma rappresenta non solo un ostacolo professionale, ma anche una questione di equità e di riconoscimento del merito sportivo.
Grazie ai significativi progressi nella gestione del diabete (come l’uso di sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, pompe di insulina “intelligenti” e terapie innovative) molti atleti con diabete possono oggi praticare sport ad altissimo livello in piena sicurezza.
Per questo motivo, chiedono che la loro condizione non sia più causa automatica di esclusione dai gruppi sportivi delle Forze Armate. L’accesso a questi gruppi consentirebbe loro di beneficiare di un sostegno economico stabile, strutture adeguate e supporto tecnico qualificato, garantendo continuità e prospettive di carriera.
Le testimonianze degli atleti
Anna Arnaudo, atleta azzurra di atletica leggera, e Giulio Gaetani schermitore azzurro, schermitore, sono diventati portavoce e testimonial di questa battaglia. Il diabete non ha impedito a due atleti di eccellere sulle pedane e nelle piste di tutto il mondo.
«Non avevo mai parlato del diabete in pubblico fino al 2021 – racconta Anna Arnaudo – Durante la stagione atletica migliore della mia vita, ero riuscita a guadagnare l’attenzione di più gruppi sportivi militari. Entusiasta, lo avevo detto a mio padre, che fu il primo a consigliarmi di controllare i bandi di concorso per l’arruolamento. Ero del tutto ignara del fatto di non essere idonea, anche perché, a rigor di logica, per essere un atleta professionista servono i risultati, non un pancreas funzionante».
Giulio Gaetani, diagnosticato diabetico a meno di due anni di età, dichiara: «Non ricordo la mia vita prima del diabete, e forse proprio per questo l’ho sempre vissuta come normalità. L’esclusione dai gruppi sportivi militari non ci permette di rendere del tutto professionale la nostra attività sportiva, poiché non abbiamo uno stipendio né un supporto fondamentale nelle scelte di selezione per le gare più importanti».
Alle voci dei due atleti si aggiunge quella di Federico Rizzardi, nuotatore azzurro: «Il rischio di questa esclusione è che passi un messaggio sbagliato: che la persona con diabete non possa fare sport. In realtà è vero il contrario:l’attività fisica è fortemente raccomandata. Va lanciato un messaggio di speranza, affinché le persone con diabete, anche quelle che non aspirano a diventare atleti professionisti, non rinuncino a praticare attività sportiva».
Il punto dei diabetologi
A sostegno delle richieste degli atleti, i diabetologi sottolineano che, grazie alle attuali innovazioni terapeutiche e tecnologiche, non esistono motivi clinici che giustifichino questa discriminazione.
«Il tema che oggi affrontiamo è una questione di equità e di diritto – afferma Riccardo Candido, Presidente della Fondazione AMD – L’accesso ai gruppi sportivi militari deve basarsi esclusivamente sul merito sportivo e sulla reale idoneità individuale, non sulla diagnosi medica. La storia dello sport internazionale dimostra che il diabete non è incompatibile con l’eccellenza agonistica: atleti come Gary Hall Jr., Sir Steve Redgrave e Alexander Zverev hanno raggiunto risultati di vertice mondiale e olimpico. Questo dimostra che l’esclusione automatica prevista da norme risalenti a quasi un secolo fa non è più giustificabile».
Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), ricorda: «Oggi la diabetologia dispone di strumenti diagnostici e terapie sempre più personalizzate, che hanno rivoluzionato la gestione della malattia e consentono alle persone con diabete di mantenere un eccellente compenso metabolico anche durante attività sportive ad altissima intensità. Non esistono evidenze scientifiche che giustifichino l’esclusione automatica degli atleti con diabete dai Gruppi Sportivi Militari. Al contrario, la letteratura e la nostra esperienza clinica dimostrano che, con adeguato follow-up specialistico, questi atleti possono competere in piena sicurezza e ai massimi livelli. Superare barriere normative ormai anacronistiche significa riconoscere il valore del merito, promuovere l’inclusione e allineare le regole allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nell’interesse degli atleti e del sistema Paese».
La posizione istituzionale e le prospettive
Il ministro Schillaci ha condiviso l’opportunità di garantire l’accesso agli atleti con diabete nei gruppi sportivi militari, aggiungendo: «Come Ministero della Salute sottoporremo la questione ai Ministeri competenti affinché si possa rivedere una norma che risale al 1932. Da allora la medicina ha compiuto grandi progressi, abbattendo ogni ostacolo sanitario e consentendo la piena inclusione di questi atleti».
La questione è già oggetto di attenzione istituzionale: in Parlamento, sono state avviate iniziative sia alla Camera sia al Senato, nel contesto della recente riforma della sanità militare, che offre oggi l’opportunità di aggiornare criteri e modalità di valutazione.
Va accolto con favore il voto della IV Commissione della Camera, che nella risoluzione “Sull’accesso nei gruppi sportivi delle Forze Armate di soggetti affetti da diabete mellito di tipo 1 che siano idonei all’esercizio delle attività sportive agonistiche” dello scorso maggio, impegna il Governo a superare questa discriminazione. Ora è necessario dare attuazione concreta a quell’indirizzo, aggiornando le norme e garantendo agli atleti con diabete pari opportunità, nel rispetto dei principi costituzionali e del valore dello sport come diritto universale.
«Come Intergruppo parlamentare siamo fortemente impegnati per dare piena attuazione all’articolo 33 della Costituzione sull’accesso universale alla pratica sportiva – sottolinea la senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili – Per questo, nel corso della XIX Legislatura, il 22 ottobre 2024, è stato depositato a mia prima firma il Disegno di legge-atto del Senato 1276, recante “Disposizioni per l’arruolamento di atleti con diabete nei gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato”».



