Accordo storico per la regolamentazione della formazione in medicine complementari

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Ogni tanto, anche di questi tempi, possiamo aprire con una buona notizia: la paziente attesa, che dura da quasi 30 anni, di una legge italiana di regolamentazione della formazione e dell’esercizio delle medicine complementari, alla fine è stata premiata.
La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha sancito infatti un accordo sulla formazione in medicina complementare che permetterà un percorso di qualità uniforme a livello nazionale per la formazione dei medici, dei veterinari e dei farmacisti. Grazie all’accordo raggiunto da oggi in poi in Italia le migliaia di medici che esercitano agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia e antroposofia, e nell’immediato futuro anche i medici veterinari e i farmacisti impegnati nel settore, almeno il 20% della popolazione, ma anche moltissimi animali che si curano con queste terapie, saranno finalmente tutelati su tutto il territorio nazionale, visto che l’accordo verrà sicuramente esteso alle professioni dei veterinari e dei farmacisti.
L’approvazione definitiva, che colma un vuoto normativo a livello nazionale, è giunta dopo che lo scorso 20 dicembre il documento che detta le regole per una formazione certificata nel settore era passato all’unanimità nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome e il parere favorevole del ministero della Salute. Il testo approvato, che era stato proposto dal Gruppo Tecnico Interregionale Medicine Complementari coordinato dalla Regione Toscana, avrà valore di legge nel momento in cui le Regioni lo avranno appunto recepito con un proprio decreto, cosa che deve avvenire entro un anno dalla firma dell’accordo. Il decreto di recepimento potrà inoltre consentire una maggiore chiarezza interpretativa di quegli aspetti normativi che nel documento risultano per ovvie ragioni di opportunità politica troppo generali e che richiedono maggiori dettagli e definizioni specifiche.
Prima di entrare in merito, può essere utile ricordare il lungo percorso che ha portato le regioni, insieme agli ordini professionali, a tentare in vari modi di dare una regolamentazione al settore a tutela dei cittadini e a garanzia degli operatori.
All’inizio di tutto ci fu la deliberazione di Terni della FNOMCeO, che per la prima volta in modo chiaro ed inequivocabile sanciva che l’esercizio delle medicine non convenzionali è a tutti gli effetti atto medico. A distanza di qualche anno (2007) l’approvazione all’unanimitĂ  da parte del Consiglio regionale toscano della legge Regionale n.7 che per la prima volta in Italia regolamentava, seppur limitatamente all’ambito regionale, con modalitĂ  rispettose della competenza della regione su una materia concorrente rispetto allo Stato e quindi non impugnata.
Poi si è proceduto alla formazione del Gruppo interregionale “Medicine complementari” presso la Commissione Salute della Conferenza Stato Regioni e Province Autonome, nel 2007 e ricostituito al cambio di legislatura nel 2010, sempre coordinato dalla Toscana, che in assenza di una iniziativa parlamentare con una qualche prospettiva di successo nonostante le decine di proposte di legge depositate in Camera e Senato da parte di tutti i partiti, proponeva il percorso legislativo Stato- Regioni. Del 2009/2010 sono anche le “Linee guida per la formazione nelle medicine e pratiche non convenzionali riservate ai medici chirurghi e odontoiatri” formulate dalla FNOMCEO e infine la conclusione del percorso, con l’approvazione da parte della Conferenza dei Presidenti e la firma definitiva dell’Accordo nel febbraio di quest’anno.
Per quanto riguarda i medici, l’accordo consentirà ai professionisti formati di iscriversi in appositi elenchi di esperti, che saranno tenuti dagli Ordini professionali competenti per territorio, e agli istituti di formazione, pubblici e privati, di erogare corsi accreditati riconosciuti a livello nazionale.
I medici, per essere qualificati come esperti in medicina complementare come previsto dal testo approvato, dovranno seguire master universitari o corsi formativi triennali per 500 ore teorico/pratiche, a cui si accompagnano studio individuale, formazione guidata e tirocinio presso medici esperti. Completano l’accordo gli obiettivi formativi, la metodologia didattica, i requisiti dei docenti e le norme transitorie per la fase di prima applicazione.
L’Italia così si allinea alle più avanzate esperienze europee individuando regole condivise e uniformi in tutto il Paese. Regole che rispondono ad un duplice obiettivo, quello di garantire la libertà di scelta dei cittadini e di tutelare al contempo la libertà di cura per i medici. Senza di queste, senza un riconoscimento giuridico che consente l’accreditamento degli operatori e degli istituti di formazione, senza un quadro normativo di riferimento, non c’è nessuna possibilità di integrazione progettuale e per l’inserimento delle prestazioni nella sanità pubblica, nessun sostegno per la ricerca in questo settore, in poche parole non ci possono essere prospettive di evoluzione e di progresso.

Elio Rossi