L’acido clorogenico, polifenolo contenuto in una varietà di piante, medicinali e alimentari, può svolgere un’azione neuroprotettiva verso patologie neurodegenerative, in primis il Morbo di Parkinson. Effetti benefici si registrerebbero anche nei riguardi dell’epilessia. Sono le evidenze emerse da un recente studio cinese

La ricerca è molto attiva in ambito delle neuroscienze con studi dedicati alla migliore comprensione e conoscenza di malattie che afferiscono al cervello e al sistema nervoso in generale, ovvero ai meccanismi che ne sottendono e inducono l’insorgenza e fattori che ne esplodono o accelerano le manifestazioni cliniche. Parallelamente sono in corso ricerche per identificare strategie terapeutiche che possano rallentare il decorso e la progressione delle specifiche malattie.

Sotto il mirino di scienziati e ricercatori c’è anche il Morbo di Parkinson, seconda malattia neurodegenerativa più comune, dall’evoluzione lenta, ma progressiva, a danno soprattutto delle funzioni motorie: in particolare il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. Nello loro compromissione sembrano coinvolti diversi elementi: fattori genetici e tossici, tesi tuttavia ancora da convalidare e chiarire, la minor produzione di dopamina dovuta alla degenerazione neuronale e un accumulo della proteina alfa-sinucleina, prodotta dai neuroni, che ha la funzione di regolare il ‘traffico’ dei neurotrasmettitori a livello delle sinapsi.

Un polifenolo sotto osservazione

Una risposta neuroprotettiva nei confronti del Parkinson sembra poter derivare da una sostanza di origine naturale: l’acido clorogenico (CGA), polifenolo contenuto in diversi alimenti, quali mele, carciofi, betel, bardana, carote, chicchi di caffè, melanzane, eucommia, uva, caprifoglio, kiwi, pere, prugne, patate, tè, foglie di tabacco, pomodori e assenzio. Tra le proprietà attribuite al CGA che includono un’azione antinfiammatoria, antilipidemica, antidiabetica e antiipertensiva, antimicrobica contro un’ampia gamma di organismi, inclusi batteri, lieviti, muffe, virus e amebe, ed efficacia nel trattamento della sindrome metabolica, gli verrebbe riconosciuta anche un’importante attività antiossidante specificatamente contro l’ossidazione dei lipidi. Proprietà che si tradurrebbe in un’azione neuroprotettiva, ovvero in un effetto anti-Parkinson. Con questa indicazione un gruppo di ricercatori cinesi ha avviato uno studio dedicato, pubblicato su Nutritional Neuroscience.

Lo studio

L’indagine è stata avviata su modelli di Caenorhabditis elegans (C. elegans) verme nematode fasmidario, di malattia di Parkinson con l’intento di valutare l’effetto protettivo e chiarire il meccanismo d’azione del CGA nei confronti del morbo stesso e dell’epilessia. Per il Parkinson, oggetto di indagine primaria dello studio, gli studi di laboratorio avrebbero fatto osservare diversi effetti benefici associabili al polifenolo: sensibile riduzione dell’aggregazione dell’alfa-sinucliena, miglioramento dei disturbi motori, ripristino del contenuto di lipidi e diminuzione del contenuto di ROS e malondialdeide con conseguente inibizione della degenerazione dei neuroni dopaminergici in nematoidi di diversa specie (NL5901, BZ555, DA2123, C12921).

A questi effetti si aggiungerebbe la capacità di CGA di sovraregolare l’espressione di alcuni geni correlati all’autofagia: nello specifico l’effetto anti-Parkinson dell’acido clorogenico a favore dell’induzione dell’autofagia sembra associarsi all’espressione aumentata di specifici geni-correlati, tra cui unc-51, bec-1, vps-34 e lgg-1. Queste prime evidenze di laboratorio, meritevoli tuttavia di ulteriori conferme, suggerirebbe il potenziale effetto neuroprotettivo, anti-Parkinson, svolto dal polifenolo CGA sulla malattia.

Fonte:

  • He CL, Tang Y, Wu JM, et al. Chlorogenic acid delays the progression of Parkinson’s disease via autophagy induction in Caenorhabditis elegans [published online ahead of print, 2021 Dec 19]. Nutr Neurosci. 2021;1-14.

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