Il diabete è una delle più grandi sfide sanitarie globali. In questo contesto è necessario attuare delle strategie di prevenzione. L’attività fisica emerge come un pilastro terapeutico insieme alla dieta. Inoltre, dati raccolti dal celebre Nurses’ Health Study e dall’Health Professionals Follow-Up Study indicano che l’alternanza di esercizi può contribuire a una significativa riduzione della mortalità nei pazienti con diabete.
In merito è intervenuta la presidente SID, Raffaella Buzzetti «L’attività fisica non è un complemento della terapia, è parte integrante delle strategie di prevenzione e di terapia in tutte le fasi della malattia – sottolinea la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – Abbiamo sempre parlato dell’importanza della costanza e della regolarità dell’esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l’importanza della varietà. Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all’insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare».

L’indagine
I dati raccolti dal Nurses’ Health Study e dall’Health Professionals Follow-Up Study sono stati pubblicati sul British Medical Journal. I due studi, che hanno arruolato persone inizialmente libere da diabete e altre patologie croniche maggiori, hanno evidenziato che chi pratica regolarmente attività fisica vive più a lungo. Ma c’è di più. Le persone che nel tempo hanno alternato diverse modalità di esercizio — dalla camminata alla corsa, dal ciclismo ai pesi — hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si è concentrato su una sola attività, anche a parità di quantità totale di movimento.
«Queste evidenze – sottolinea la professoressa Buzzetti – sono particolarmente rilevanti per le persone con diabete, nelle quali l’attività fisica rappresenta uno dei principali determinanti del controllo metabolico e del rischio cardiovascolare».
Secondo le evidenze, alternare la tipologia di esercizio produce un effetto sinergico sull’organismo.
«L’attività aerobica migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria. L’allenamento di resistenza – precisa la presidente SID – preserva e aumenta la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio. Gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, particolarmente importante in presenza di neuropatia diabetica. Integrare queste modalità di attività fisica significa agire contemporaneamente su glicemia, pressione arteriosa, composizione corporea e profilo lipidico».
Le linee guida
Le raccomandazioni dell’American Diabetes Association e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono coerenti con questa visione integrata. Il consiglio per le persone con diabete (ma anche per tutto il resto della popolazione) è di effettuare:
- Almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica ad intensità moderata o vigorosa (camminata a passo veloce, corsa, ciclismo, nuoto, ballo, salto con la corda, cyclette, ellittica), distribuiti su un minimo di tre giorni, evitando più di due giorni consecutivi di inattività
- Allenamento di resistenza (pesi, manubri, bande elastiche, calisthenics) 2-3 volte a settimana
- Esercizi di flessibilità ed equilibrio (stretching, yoga, pilates) a completamento dell’allenamento aerobico e di resistenza.
«Non serve diventare atleti. – precisa Buzzeetti – È fondamentale però evitare la sedentarietà (alzarsi dalla sedia ogni 30-60 minuti) e inserire nella settimana momenti diversi di movimento, con continuità nel tempo. Il nostro messaggio è semplice: muoversi allunga la vita, muoversi in modi diversi la protegge e la migliora ancora di più».
Il ruolo di clinici e Istituzioni
Tuttavia, occorre tenere a mente che non vi è un unico programma di allenamento valido per tutti. «Ogni programma di esercizio fisico dovrebbe essere adattato all’età, alle eventuali complicanze e alla terapia in corso, con particolare attenzione al rischio di ipoglicemia nei pazienti trattati con insulina – precisa la presidente SID – Ma tutto ciò non deve rappresentare un ostacolo».
Proprio questo aspetto occorre un cambio di paradigma e il massimo sostegno da parte della comunità scientifica. È bene sottolineare che il mondo del diabete che ha grande familiarità con il concetto dell’integrazione delle competenze e della gestione multidisciplinare di pazienti, è pronto per affrontare questa sfida.
«Per i clinici significa prescrivere l’esercizio con la stessa attenzione con cui si prescrive un farmaco – prosegue la professoressa Buzzetti – e questo implica portare a bordo del team multidisciplinare, oltre ai chinesiologi, anche medici dello sport, fisiatri e fisioterapisti».
Tuttavia, un ruolo primario deve essere ricoperto anche dalle Istituzioni. «Questo significa non solo investire nella creazione di spazi sicuri e attrezzati per permettere di fare attività aerobica all’aperto, ma anche pensare ad incentivi economici, come la possibilità per le persone con diabete di portare in detrazione le spese di palestra e attività sportive amatoriali (e non solo per i figli minorenni), per rendere l’attività fisica sempre più accessibile a tutti. È un investimento nella salute futura. A basso costo, ma molto redditizio.» conclude Buzzetti.



