È possibile agire “in prevenzione” sulle implicazioni e perdita cognitiva correlate alla malattia di Alzheimer con una strategia efficace, alla portata di tutti, facilmente applicabile, di nessun costo: una modesta camminata. Una recente ricerca del Mass General Brigham, negli Stati Uniti, pubblicata su Nature Medicine, sostiene che compiere anche solo 5 mila passi, ma in modo costante, con un impegno quotidiano, possono contribuire e rallentare i cambiamenti cerebrali indotti dalla malattia.
I benefici dei passi
L’inattività fisica è riconosciuta come un fattore di rischio modificabile nella Malattia di Alzheimer (MA), condizione neurodegenerativa progressiva. Progressione che nella patologia negli esseri umani rimane poco chiara, limitando una traduzione efficace in studi di prevenzione, pertanto con tale obiettico, anche in funzione degli importanti numeri della MA, oltre 50 milioni di adulti che ne soffrono nel mondo, è stato avviato uno studio per misurare l’impatto dell’(in)attività fisica in soggetti anziani, sulla base di evidenze di studi sperimentali.
Su modelli animali sottoposti a una attività costante e regolare si osserva, infatti, una riduzione della progressione della MA. Ha l’esercizio fisico uguali potenzialità anche nell’uomo? Può essere adottato come intervento preventivo clinicamente rilevante, nel rallentare il tasso di declino cognitivo e funzionale in anziani cognitivamente sani ma rischio di sviluppare MA? Sono alcuni quesiti cui ha cercato di rispondere lo studio tenuto conto che i cambiamenti nei biomarcatori della malattia iniziano molto prima della comparsa di qualsiasi sintomo clinico.
Lo studio
Con l’obiettivo di valutare il ruolo dell’attività fisica nel ridurre il declino cognitivo e funzionale in una popolazione selezionata e se gli effetti siano correlabili e dipendenti dai livelli cerebrali dei biomarcatori della MA, sono stati arruolati 296 anziani cognitivamente sani, seguiti per una mediana di 9 anni con un massimo di 14 anni. L’attività fisica praticata è stata misurata al basale utilizzando un contapassi indossato per sette giorni consecutivi, con particolare attenzione all’esercizio di stepping, un’attività fisica facile da eseguire che è stata collegata a minori rischi di declino cognitivo e mortalità per tutte le cause, mentre le capacità cognitive e funzionali sono state valutate annualmente utilizzando metodi convalidati.
Nello specifico l’accumulo cerebrale di beta-amiloide e tau, i due principali biomarcatori per la MA, è stato misurato utilizzando la tomografia a emissione di positroni. È stato così possibile osservare che una maggiore attività fisica si associa a un declino cognitivo e funzionale più lento in pazienti con livelli elevati di beta-amiloide al basale, cioè al momento dell’arruolamento. Benefici che si traducono in un più lento accumulo precoce di tau dovuto all’amiloide nella corteccia temporale inferiore, lo strato esterno della corteccia cerebrale responsabile delle funzioni cognitive di ordine superiore. Associazione benefica che, invece, non è stata osservata nei partecipanti con livelli di beta-amiloide più bassi al basale o al follow-up.
Ri-conteggio del numero di passi efficace
Non sarebbe necessario un enorme sforzo/impegno fisico per il paziente anziano a rischio di MA. Infatti, l’analisi dose-risposta sembrerebbe suggerire che nei partecipanti con livelli elevati di beta-amiloide al basale, anche una attività fisica molto modesta, quantificata in 3.001-5.000 passi al giorno, possano indurre tassi significativamente più lenti di accumulo di tau e di declino cognitivo e funzionale, con un aumento crescente dei benefici in funzione dell’aumento dei passi.
In coloro che praticavano una attività fisica di intensità moderata, pari a 5.001-7.500 passi al giorno, si sarebbe osservata un’ulteriore attenuazione dell’accumulo di tau e del declino cognitivo e funzionale, con tassi simili a quelli dei partecipanti attivi (più di 7.501 passi al giorno), suggerendo un plateau degli effetti. Tali dati sembrano sostenere l’importanza e il ruolo di efficacia dell’attività fisica in prevenzione per ritardare il declino cognitivo e funzionale in anziani ad alto rischio per malattia. Futuri studi di prevenzione, secondo i ricercatori, dovrebbero pertanto valutare l’attività fisica, da sola o in combinazione con la terapia anti-beta-amiloide, e la loro eventuale azione sinergica sul rallentamento degli effetti cognitivi della malattia.
Le prime evidenze indicherebbero che la relazione tra una maggiore attività fisica e un più lento declino cognitivo e funzionale non sia determinata da differenze nei tassi di accumulo di beta-amiloide. All’opposto delle proteina tau, in cui esisterebbe invece un legame tra maggiore attività fisica e il carico longitudinale di tau, associato proprio a un ridotto accumulo di tau nella corteccia temporale inferiore. Meccanismi e associazioni che dovranno essere chiariti da ulteriori ricerche.
Un altro risultato rilevante
Lo studio sembra inoltre suggerire che anziani che praticano attività fisica moderata possono raggiungere benefici cognitivi e funzionali simili a quelli dei loro coetanei più attivi. Ad esempio è stata osservata una positiva associazione tra un basso livello di attività fisica e un declino cognitivo e funzionale più lento del 34-40% nell’arco di nove anni.
Pertanto l’attività fisica si profila come un intervento accessibile, anche in individui anziani sedentari, per preservare la salute neurocognitiva. I ricercatori ipotizzano che i benefici mediati dall’attività fisica siano imputabili a un miglioramento della funzionalità cardiorespiratoria e del flusso sanguigno cerebrale e alla riduzione dell’infiammazione. Essendo uno studio osservazionale non è possibile determinare la causalità delle associazioni osservate, che dovranno essere chiarite da futuri studi clinici randomizzati. Inoltre gli autori suggeriscono la necessità di valutare gli effetti anche in relazione ad altre tipologie di attività fisica non correlate al passo, come il nuoto e l’allenamento di resistenza, per poter disporre di dati longitudinali sull’attività fisica quotidiana, quindi di interpretazioni più conclusive.
Fonte
Yau WYW, Kirn DR, Rabin JS et al. Physical activity as a modifiable risk factor in preclinical Alzheimer’s disease. Nature Medicine, 2025. https://www.nature.com/articles/s41591-025-03955-6


