Asma allergica, la frantumazione dei pollini è una possibile causa

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Le allergie respiratorie sono un disturbo sempre più diffuso. In Italia ne soffre quasi un italiano su quattro e molti di questi hanno sintomi che compaiono o peggiorano nei mesi primaverili. Tra le manifestazioni più note dell’allergia vi è, infatti, quella ai pollini. Sono diverse e numerose le piante che producono pollini allergenici e la loro distribuzione sul territorio italiano è piuttosto variabile.

Come ha spiegato Lorenzo Cecchi, presidente eletto dell’Associazione Allergologi Immunologi Italiani e Ospedalieri (AAIITO) «Alcuni pollini hanno la capacità di provocare asma, una caratteristica clinicamente importante che è limitata prevalentemente ad alcune specie come la parietaria, le graminacee, l’ambrosia e l’olivo». I meccanismi che rendono questi pollini più “asmogeni” non è tuttavia ancora del tutto chiaro. Le dimensioni dei pollini allergenici sono prevalentemente intorno a 10-50 micron, mentre le vie respiratorie critiche per l’infiammazione tipica dell’asma hanno un diametro inferiore ai 4 micron. «Il fatto che la maggior parte dei pollini in grado di provocare sintomi di asma sia generalmente di piccole dimensioni – prosegue Cecchi – è sembrato un indizio sufficiente a spiegare questo fenomeno, nonostante il diametro di uno dei più piccoli, quello della parietaria, sia comunque tra 12 e 16 micron».

Un elemento che ha indirizzato la ricerca sul tema è stata la valutazione della cosiddetta asma da temporale, epidemie di asma grave, anche fatale, che si concentrano durante e dopo eventi temporaleschi nei periodi di fioritura di piante allergeniche. In queste occasioni, la comparsa di sintomi respiratori di tipo asmatico ha fatto pensare agli esperti che avvenisse una rottura del polline e che le particelle liberate, contenenti le molecole allergeniche, fossero in grado di entrare più profondamente nelle vie respiratorie e provocare asma.

Una recente ricerca condotta dagli allergologi AAIITO Lorenzo Cecchi, Enrico Scala e Riccardo Asero, in collaborazione con Sandra Citterio e Sarah Caronni dell’Università Milano-Bicocca sembra avvalorare tale ipotesi. I ricercatori hanno sottoposto in laboratorio i pollini di cipresso, ambrosia, parietaria, graminacee e olivo a condizioni simili a quelle che si verificano durante un temporale. L’analisi molecolare ha dimostrato che i frammenti dei pollini implicati nell’asma da temporale contengono le molecole allergeniche mentre gli altri no, o ne contengono in quantità significativamente minore. Ciò significa che durante un temporale i pollini si rompono e si formano dei frammenti con diametro tra i 2 e i 4 micron che, nel caso di parietaria, graminacee e olivo contengono le molecole allergeniche e sono in grado, date le loro dimensioni, di penetrare profondamente nelle vie respiratorie. Questo meccanismo di formazione di piccole particelle con proprietà allergeniche potrebbe svolgere un ruolo importante anche nell’asma da pollini in generale.

«Le ricadute pratiche di queste nuove scoperte sono purtroppo limitate – conclude Cecchi – e al momento rimangono fondamentali la prevenzione e, soprattutto, il trattamento, sia farmacologico che con l’immunoterapia specifica, dell’allergia ai pollini».

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