Quarantacinque minuti di passeggio al giorno sarebbero in grado di contrastare, fino a prevenire, alcune forme di tumore. I benefici dell’attività fisica, in termini di impatto oncologico, sono già noti, ma una importante conferma arriva da un recente studio americano (“Proportion of Cancer Cases Attributable to Physical Inactivity by US State, 2013-2016”) dell’American Cancer Society e della Emory University di Atlanta, pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise, secondo cui 46mila casi di cancro negli Stati Uniti potrebbero essere evitati se si praticasse attività fisica, giornaliera e costante.

Attività fisica e cancro, lo studio

In quale misura la regolare pratica fisica può contenere il potenziale sviluppo di un tumore? Cosa significa regolare: tutti i giorni, una volta a settimana, di meno? In quale quantità: 30 o 45 minuti, un’ora? Per rispondere a questi quesiti un gruppo di ricercatori americani ha avviato uno studio che ha coinvolto 600mila soggetti residenti in tutti i 50 Stati americani e nel distretto di Columbia, di età ≥ 30 anni, di cui ha monitorato, nel periodo 2013-2016 tramite un questionario di autovalutazione le abitudini all’attività fisica.

I dati auto-riferiti ricavati dal Behavioral Risk Factor Surveillance System sono stati successivamente aggiustati per sesso, età e razza/etnia, attività fisica, utilizzando il National Health and Nutrition Examination Survey. Mentre i dati sull’incidenza di tumore in ogni singolo Stato, età e sesso sono stati ottenuti dal database US Cancer Statistics. Infine per calcolare il PAF (Population Attributable Fraction, frazione attribuibile % nella popolazione) nei vari Stati per tumore allo stomaco, rene, adenocarcinoma esofageo, colon, vescica, mammella e endometrio, state utilizzate stime di prevalenza aggiustate per sesso, età e singolo Stato per 8 categorie di attività fisica e rischio relativo tumore-specifico per le categorie considerate, su larga scala.

I risultati dell’indagine

In relazione all’attività fisica ottimale, stimata in ≥5 ore/settimana di intensità moderata, pari a ≥15 attività metaboliche equivalenti (MET)-ore/settimana, si sarebbe osservato che il 3,0% (95% CI 2,9%-3,0%) di tutti i tumori (esclusi i tumori della pelle non melanoma) erano dipendenti da inattività fisica. In numeri: una media di 46.356 casi l’anno.

Il PAF era variabile a seconda del territorio: dal 2,3% (95% CI 2,2% -2,5%) nello Utah, al 3,7% (95% CI 3,4% -3,9%) nel Kentucky. In riferimento alla sede di insorgenza di malattia, invece, il PAF variava dal 3,9% (95% CI 3,6%-4,2%) per la vescica al 16,9% (95% CI 16,1%-17,7%) per lo stomaco.

I dati dello studio dimostrerebbero che la pratica fisica, regolare e quotidiana, è in grado di prevenire il 3% di tumori correlati a sedentarietà. Da cui la necessità, dicono i ricercatori di incentivare negli Stati Americani (ma la considerazione potrebbe essere estesa a qualunque territorio nel mondo, n.d.r.) l’attività fisica attraverso un’ampia implementazione di servizi, arrivando a risparmiare oltre 46mila casi di cancro all’anno fra gli americani, nel rispetto di un esercizio fisico praticato secondo livelli e intensità raccomandati.

L’attività fisica agirebbe sul sistema immunitario, potenziandone la risposta grazie alla stimolazione dell’attività di alcune cellule immunitarie deputate a colpire proprio le cellule tumorali, ovvero accrescendo la possibilità di prevenzione di alcuni tumori, tra questi mammella, vescica, retto e ematologici.

Fonte:

  • Minihan AK, Patle Av, Flanders WD et al. “Proportion of Cancer Cases Attributable to Physical Inactivity by US State, 2013-2016”. Medicine & Science in Sports & Exercise, 2021 doi: 10.1249/MSS.0000000000002801

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