Crescono i progetti scientifici riguardo lo studio di soluzioni che possano contribuire alla prevenzione delle malattie neurodegenerative, tra cui l’Alzheimer.
Desta interesse l’impiego della biomassa fungina come possibile scudo contro i danni cerebrali indotti dalla patologia. Alcune prime promettenti indicazioni giungono dai dati di uno studio presentato da ricercatori portoghesi e spagnoli all’EuroFoodChem 2025.
Cruciale la selezione
I funghi sono considerati un alimento di nuova generazione con numerose proprietà benefiche per la salute, tra cui effetti prebiotici e neuroprotettivi. Tuttavia, non si può generalizzare parlando di funghi in maniera globale. Infatti, al momento solo una piccola selezione di questi potrebbero agire efficacemente, con un effetto scudo, nella prevenzione di possibili danni cerebrali legati all’Alzheimer.
In particolare, hanno destato attenzione tre specie – Trametes versicolor, Hericium erinaceus e Pleurotus ostreatus – note per le loro proprietà benefiche, scoprendo che i loro composti ed in particolare diverse macromolecole presenti sia nel micelio che nei corpi fruttiferi, possono interagire in maniera sinergica con il microbiota intestinale in un’azione neuroprotettiva. La novità dello studio sta nelle modalità con cui la ricerca è stata condotta: mentre precedenti studi si erano concentrati sulle frazioni polisaccaridiche dei corpi fruttiferi dei funghi, l’attuale indaga il potenziale neuroprotettivo della biomassa fungina (MB) delle tra tipologie di funghi presi in esame.
Lo studio
La digestione umana è stata simulata seguendo il protocollo standardizzato INFOGEST e il passaggio attraverso il duodeno e il digiuno, isolando due frazioni principali: quella disponibile nel colon e quella assorbibile dal sangue. Nella prima, ricca di β-glucani, proteine e acidi grassi come oleico e linoleico, i test di fermentazione fecale hanno mostrato un aumento della produzione di acidi grassi a catena corta e la presenza di batteri buoni, come Bifidobacterium e Faecalibacterium. La frazione serica, invece, mediante l’utilizzo di diversi test, si è rivelata un concentrato di peptidi a basso peso molecolare, aminoacidi essenziali e composti fenolici dalla significativa attività antiossidante.
Nello specifico, i risultati avrebbero attestato che i glucani erano il gruppo più abbondante nelle frazioni disponibili nel colon e nel siero (26-44% del peso secco), dove la frazione disponibile nel colon conteneva anche proteine e peptidi (<75 kDa) nonché acidi grassi (acido oleico e linoleico). Mentre i test di fermentazione fecale in vitro avrebbero confermato il potenziale della MB nel modulare il microbiota intestinale, promuovendo la produzione di acidi grassi a catena corta e aumentando l’abbondanza relativa di generi batterici chiave, appunto Bifidobacterium e Faecalibacterium. Al contrario, la frazione disponibile nel siero sarebbe apparsa più ricca di peptidi a basso peso molecolare (<1,2 kDa), aminoacidi (Tyr, Val, Phe e Leu), composti fenolici totali (730-863 mg GAE/100 g di peso secco), dimostrando anche una significativa capacità antiossidante con diversi test, ad esempio, FRAP: 177-305 mg ISHE/100 g di peso secco.
Caenorhabditis elegans
Dati interessanti derivano da test condotti su Caenorhabditis elegans, un piccolo verme spesso usato come modello per le malattie neurodegenerative. Il potenziale neuroprotettivo delle frazioni disponibili nel siero e dei principali metaboliti derivati dal microbiota intestinale è stato valutato in modelli transgenici di malattia di Alzheimer di Caenorhabditis elegans, facendo osservare che nei ceppi transgenici che sviluppano tossicità da amiloide e proteina Tau, meccanismi chiave nell’Alzheimer, l’esposizione ai metaboliti dei funghi e ai prodotti della fermentazione intestinale indurrebbe due importanti esiti: il miglioramento delle capacità chemosensoriali e il ritardo nell’insorgenza della paralisi. In altre parole, la biomassa fungina sembra proteggere i neuroni e i muscoli dai danni tipici della malattia.
Coriolus versicolor
È un altro fungo noto per le sue proprietà immunomodulatorie, che avrebbe mostrato un’attività simile e quella prebiotica in studi precedenti. In particolare, le ultime ricerche evidenziano un effetto bifidogenico della biomassa di C. versicolor, promotore di cambiamenti positivi nel microbiota intestinale; risultati che potrebbero aprire la strada per affermare la biomassa fungina come ingrediente prebiotico.
In conclusione, sebbene servano ulteriori studi per chiarire i meccanismi molecolari sottostanti e confermare gli effetti della MB nell’uomo, i dati aprono prospettive promettenti sull’impiego e il ruolo dei funghi medicinali: non soltanto “superfood” per il benessere intestinale, bensì potenziali possibili alleati nella prevenzione e nel supporto terapeutico contro l’Alzheimer.
Fonte
Araújo-Rodrigues H, Garzón-García L, N Relvas JB et al Neuroprotective effects of mushroom biomass: Impact of serum-available and gut microbiota metabolites in Caenorhabditis elegans models of Alzheimer’s disease.
https://eurofoodchem2025.schems.sk/abstracts/


