Calcolosi urinaria: i fattori di rischio

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Uno dei più antichi reperti sulla calcolosi urinaria è stato ritrovato da Sir Grafton Elliot Smith, nel 1901, in Egitto, ad El Amrah, in una tomba predinastica (7000-3100 a.C.), vicino all’ossatura pelvica. “…E nel giuramento di Ippocrate si afferma: “Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività”. Oltre a Michelangelo molti personaggi ne hanno sofferto: in Francia Luigi XIV e Napoleone Bonaparte, in Inghilterra Giorgio IV, Cromwell, Francis Bacon e Isaac Newton.

Gli astronauti sono soggetti alle coliche, soprattutto quelli che rimangono mesi in orbita nella stazione spaziale. […] Tant’è che la NASA esclude a priori dalla partecipazione ai viaggi spaziali chi ha sofferto di calcoli ai reni e finanzia le ricerche per scoprire perché gli astronauti ne vadano soggetti. In assenza di gravità le ossa non sottoposte al carico del peso corporeo tendono a perdere il calcio che viene eliminato dai reni dove tende a formare calcoli.” (Negri News, 2010). Si tratta di una malattia ampiamente diffusa nella popolazione generale, con una prevalenza nella popolazione adulta che varia fra l’1 ed il 10% in Italia e nei paesi industrializzati.

Fattori di rischio per la calcolosi urinaria sono la razza caucasica, abitare in regioni calde e aride, lavori sedentari ed esposti ad alte temperature, l’obesità, la familiarità, la presenza di malformazioni renali e lo scarso apporto idrico. Gi uomini (picco di incidenza 30-69 anni) sono interessati circa tre volte di più rispetto alle donne (picco di incidenza 50-79 anni) anche se tale differenza si va sempre più riducendo.

Il primo evento per la formazione del calcolo è rappresentato dalla precipitazione di determinate sostanze all’interno del liquido urinario sovrasaturo rispetto ad esse. Tale sovrasaturazione può essere determinata da una o più delle seguenti condizioni: scarsità del liquido urinario, eccesso di soluti (calcio, ossalati, fosfati, altri) disciolti in tale liquido; scarsità di sostanze disciolte aventi potere inibitorio sulla formazione del precipitato o sulle successive tappe della litogenesi (citrati, magnesio, altri). Il citrato, ad esempio, è uno di questi inibitori, poiché in condizioni normali si lega al calcio, spesso implicato nella formazione dei calcoli.

I calcoli di più frequente riscontro sono quelli contenenti calcio (70-80% circa): in particolare quelli contenenti ossalato di calcio; tra i calcoli privi di calcio i più frequenti sono quelli costituiti da acido urico (10% circa). I calcoli di “struvite” o calcoli di fosfato di ammonio magnesiaco (10-15% circa), denominati calcoli infetti, sono più frequenti nelle donne, più esposte alle flogosi dell’apparato urinario. I calcoli di cistina (1% circa) si osservano in caso di cistinuria, rara malattia tubulare renale genetica. In base alla sede di formazione del calcolo, si parla di calcolosi renale, ureterale o vescicale. “Nei pazienti in cui si è formato un calcolo calcico per la prima volta, si ha un rischio di formazione di un 2° calcolo pari al 15% a 1 anno, 40% a 5 anni e 80% a 10 anni.” (MSD). Si ritiene che circa il 75% dei pazienti (stone former) possa andare incontro a recidive almeno un’altra volta nel resto della propria vita.

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