Il cervello umano non percepisce il tempo solo in maniera lineare: quando gli orologi cerebrali funzionano in modo impreciso, la mente ricorre allo spazio come strategia compensativa, trasformando la percezione temporale in rappresentazioni spaziali.
È quanto suggerisce un nuovo studio italiano pubblicato su NeuroImage, condotto dall’Università Sapienza e dalla Fondazione Santa Lucia di Roma.
La rappresentazione “visiva” dello scorrere del tempo
Per compensare la sua intangibilità sensoriale, gli esseri umani spesso si affidano a metafore spaziali, gesti e strumenti visivi per rappresentare il passare del tempo, ad esempio i movimenti direzionali delle mani da sinistra a destra o da dietro in avanti, per indicare eventi passati o futuri.
Gesti che in questa rappresentazione “mimica” spazio temporale interpretano e traducono il linguaggio comune parlato: prima-dopo, ieri-domani, presto-tardi o frasi fatte e modi di dire, quali ad esempio “lasciarsi il passato alle spalle”, o anche contesti scientifici per descrivere concetti complessi e contro intuitivi, come la curvatura dello spazio-tempo nella teoria della relatività.
Nonostante questa diffusa spazializzazione del tempo, anche nel quotidiano, non era ancora chiaro se e in quale misura lo spazio costituisse una componente intrinseca della rappresentazione cerebrale del tempo e il suo ruolo nel monitoraggio delle durate temporali. Quesiti cui ha tentato di rispondere questo studio sperimentale.
Lo studio
La ricerca ha messo in luce elementi sulla “qualità” della rappresentazione spaziale del tempo nel cervello umano. Questa non sarebbe primaria, bensì generata da un meccanismo secondario che si attiva quando gli orologi cerebrali funzionano in maniera imprecisa.
In buona sostanza, nel momento in sui i timer cerebrali per qualche ragione si desincronizzano e non riescono a dare risposte ottimale e oggettive, il cervello si avvale del supporto delle aree che elaborano le informazioni spaziali, potendo così visualizzare il tempo come se fosse una distanza.
Questa relazione sarebbe emersa da una serie di indagini di neuro-imaging, basate sulla combinazione di un encefalogramma (EEG) e analisi comportamentali, condotte su un campione di 30 giovani volontari adulti sani, di età media 23,3 anni, chiamati a svolgere un compito che richiedeva di distinguere tra intervalli di tempo brevi di 1 secondo e lunghi di 3 secondi: spingere un tasto posto alla loro sinistra quando la durata di uno stimolo visivo era giudicata corta e un tasto a destra quando era giudicata lunga. In questo frangente sono state registrate le risposte all’EEG.
È emerso che in condizioni compatibili, le decisioni “brevi” erano associate alla pressione del pulsante sinistro e le decisioni “lunghe” a quelle del pulsante destro, viceversa in condizioni di incompatibilità l’associazione tra durate temporali e lato delle risposte motorie laterali era invertita. Questi gesti, in maniera simbolica, configurano il passare del tempo da durata breve a una più lunga, con il fluire da sinistra a destra.
Un particolare fenomeno
Questo meccanismo di valutazione-percezione-risposta è definito in letteratura Stearc (Spatial-Temporal Association of Response Codes) e presenta alcune particolarità. Risulta, infatti, assente quando le decisioni sulla durata degli stimoli visivi sono veloci, ma sarebbe ben presente in caso di decisioni lente.
È emerso, inoltre, dalle risposte EEG che rappresentazione spaziale del tempo nelle decisioni lente era preceduta da un funzionamento non ottimale dei meccanismi cerebrali che calcolano in modo non spaziale le durate temporali, come ad esempio tramite l’accumulo dei battiti di un orologio.
Lo studio per quanto sperimentale e preliminare apporta per la prima volta nuove informazioni circa i contesti, le modalità e i meccanismi con cui il cervello ricorre allo spazio per l’elaborazione del tempo in situazioni di criticità e dimostrano che i sistemi di misurazione del tempo non spaziali e spaziali possono essere dissociati sia a livello comportamentale che elettrofisiologico.
Fonte
Doricchi F, Scozia G, Pinto M et al. EEG reveals how space acts as a late heuristic of time. NeuroImage, 2026, 326:121710. Doi: 10.1016/j.neuroimage.2026.121710



