La psilocibina è oggetto di crescente interesse scientifico per il suo potenziale nel trattamento di disturbi neuropsichiatrici come depressione, ansia e dipendenze. Tuttavia, gli effetti allucinogeni ne limitano ancora l’impiego su larga scala in ambito terapeutico.

Per superare questo ostacolo, un team di ricercatori guidato da Andrea Mattarei e Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Padova, insieme a Paolo Manfredi di NeuroArbor Therapeutics, ha sviluppato nuove varianti della psilocina progettate per un rilascio più lento e controllato a livello cerebrale.

Lo studio

Nei test preliminari condotti su topi, queste molecole hanno mantenuto l’attività sui recettori serotoninergici, mostrando al contempo effetti psichedelici significativamente attenuati rispetto alla psilocibina di grado farmaceutico. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Medicinal Chemistry.

La ricerca è stata finanziata da MGGM Therapeutics, LLC, in collaborazione con NeuroArbor Therapeutics Inc. 

«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l’attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili –, spiega Andrea Mattarei, docente di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e corresponding author dello studio –. Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l’attività biologica utile riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni».

I ricercatori hanno sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, un composto denominato 4e si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. Negli esperimenti su modelli murini, il composto è stato in grado di attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica, producendo livelli cerebrali di psilocina più bassi ma più prolungati rispetto alla psilocibina. 

«Questi risultati dimostrano la possibilità di sviluppare derivati della psilocina capaci di mantenere l’attività sui recettori serotoninergici riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio il meccanismo d’azione di queste molecole e valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell’uomo» conclude Mattarei.

Studio

Design, Synthesis, and Pharmacokinetic Profiling of Fluorinated Reversible N-Alkyl Carbamate Derivatives of Psilocin for Sub-Hallucinogenic Brain ExposureMarco Banzato, Martina Colognesi, Lorena Lucatello, Stefano Comai, Gianfranco Pasut, Francesca Capolongo, Laura Orian, Lucia Biasutto, Anna Signor, Daniela Gabbia, Paolo L. Manfredi, Sara De Martin, and Andrea MattareiJournal of Medicinal Chemistry 2026 69 (3), 2145-2159DOI: 10.1021/acs.jmedchem.5c01797

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