La straordinaria affermazione internazionale del tennista tedesco Alexander Zverev, atleta che convive con il diabete di tipo 1, rappresenta l’ennesima dimostrazione di come questa condizione non costituisca un ostacolo al raggiungimento dei massimi livelli dello sport mondiale.
Gli Ambassador della Federazione delle Società Diabetologiche Italiane FeSDI (AMD-SID) – Giulio Gaetani, schermitore azzurro, Anna Arnaudo, atleta della nazionale di atletica leggera, e Federico Rizzardi, nuotatore azzurro, – sottolineano come i successi di campioni internazionali e nazionali con diabete tipo 1 dimostrino l’assoluta incompatibilità tra le evidenze scientifiche e il permanere di ostacoli all’arruolamento degli atleti di vertice con diabete di tipo 1 nei Gruppi Sportivi Militari.
Superare lo stigma
Il binomio sport e diabete è ancora troppo spesso segnato da uno stigma: l’idea errata che le persone con diabete non possano praticare attività sportiva. Questo pregiudizio è rafforzato da una legge italiana risalente al 1932, che ancora oggi impedisce agli atleti con diabete di entrare nei gruppi sportivi militari.
«Ogni volta che un atleta con diabete di tipo 1 raggiunge risultati di livello mondiale viene confermato ciò che noi sportivi viviamo quotidianamente: il diabete non definisce i nostri limiti. I successi di Alexander Zverev, così come quelli di tanti altri campioni internazionali, dimostrano che con le adeguate tecnologie, il supporto medico e una corretta gestione della patologia è possibile competere ai massimi livelli. – spiega Anna Arnaudo – Per questo appare sempre più anacronistico e difficile da comprendere il permanere di vincoli che impediscono agli atleti con diabete di tipo 1 di accedere ai Gruppi Sportivi Militari. Lo sport dovrebbe essere il luogo del merito, della performance e delle competenze, non delle discriminazioni.»
«Nella mia esperienza di atleta della Nazionale – dichiara Giulio Gaetani- ho imparato che il diabete di tipo 1 richiede impegno, disciplina e capacità di pianificazione, caratteristiche che rappresentano un valore aggiunto nello sport di alto livello. Le vittorie e i risultati ottenuti da atleti come Zverev dimostrano in maniera inequivocabile che il diabete non pregiudica la possibilità di raggiungere l’eccellenza sportiva. Oggi esistono conoscenze scientifiche, dispositivi e protocolli che consentono una gestione sicura della patologia. Continuare a mantenere esclusioni automatiche dall’arruolamento sportivo appare una scelta non più giustificabile. Confidiamo che le istituzioni competenti affrontino finalmente questa questione con determinazione e spirito di equità.»
«Lo sport insegna che il talento, il lavoro e la determinazione devono essere gli unici criteri di valutazione di un atleta. – aggiunge Federico Rizzardi – Quando vediamo un campione internazionale con diabete di tipo 1 competere e vincere ai massimi livelli, comprendiamo quanto siano superati certi pregiudizi. Molti giovani sportivi con diabete guardano a questi esempi come a un messaggio di speranza e di possibilità. È importante che anche il sistema sportivo italiano sappia raccogliere questo messaggio, rimuovendo ostacoli che oggi non trovano più alcuna giustificazione sul piano medico, scientifico o sportivo.»
Alla luce delle numerose evidenze scientifiche disponibili e degli esempi offerti da campioni di livello internazionale, gli atleti esprimono la loro fiducia affinché il CONI, le Federazioni sportive, i Gruppi Sportivi Militari, il Parlamento, i Ministeri e le Istituzioni competenti possano affrontare con urgenza e in maniera definitiva questa questione, individuando soluzioni che consentano di valorizzare il merito sportivo e garantire pari opportunità agli atleti con diabete di tipo 1.



