La disfonia è un’alterazione della qualità, intensità, tono o timbro della voce che può compromettere in modo significativo la comunicazione quotidiana e la qualità della vita. È un sintomo frequente nella popolazione generale, ma è particolarmente impattante nei soggetti che utilizzano la voce come principale strumento professionale, come insegnanti, operatori sanitari, attori o cantanti. Secondo i dati epidemiologici, fino al 30% della popolazione riferisce di aver sperimentato un disturbo vocale almeno una volta nella vita, con una prevalenza significativamente maggiore nei professionisti della voce.

Questi disturbi sono associati non solo a ridotta performance lavorativa, ma anche ad assenze, cambiamenti professionali e impatto psicosociale rilevante. L’intervento tempestivo rappresenta un fattore chiave nel trattamento efficace della disfonia. Una diagnosi precoce e una presa in carico adeguata possono infatti prevenire la cronicizzazione del disturbo e la comparsa di compensi vocali disfunzionali.

Quadro clinico

Nel contesto clinico, le disfonie si classificano principalmente in base alla durata e alla causa sottostante:

  • Disfonia acuta: ha una durata inferiore a 15 giorni ed è frequentemente correlata a infezioni delle alte vie respiratorie, affaticamento vocale o traumi funzionali transitori.
  • Disfonia cronica: persiste per oltre 15 giorni e spesso richiede una valutazione approfondita, in quanto può essere espressione di una patologia organica o di un uso scorretto e prolungato della voce.
  • Dal punto di vista eziologico, si distinguono due grandi gruppi:
  • Disfonie organiche: causate da alterazioni anatomiche o strutturali delle corde vocali, come noduli, polipi, edemi, laringiti croniche o neoplasie.
  • Disfonie funzionali: non associate a lesioni evidenti, ma derivate da un uso scorretto della voce, squilibri muscolari, fattori psico-emotivi o stress. 

Riconoscere correttamente il tipo di disfonia consente l’attivazione di percorsi terapeutici mirati, migliorando significativamente gli esiti riabilitativi.

Il ruolo del logopedista 

Il logopedista rappresenta una figura centrale nella presa in carico delle disfonie, siano esse funzionali o organiche. Il suo intervento si articola su tre pilastri fondamentali:

  1. Valutazione vocale: mediante analisi percettiva, acustica e funzionale, viene individuata l’entità della disfonia e il suo impatto sulla comunicazione quotidiana.
  2. Educazione e igiene vocale: il paziente viene guidato verso un uso vocale più consapevole, con indicazioni su idratazione, riposo vocale e comportamenti a rischio..
  3. Terapia comportamentale e rieducazione vocale: attraverso esercizi mirati, si lavora su respirazione, postura, coordinazione pneumo-fono-articolatoria e consapevolezza del gesto vocale. 

Il percorso riabilitativo è personalizzato, progressivo e finalizzato al recupero funzionale della voce, rispettando i bisogni specifici del paziente.

Affidarsi a un esperto

Non tutti i logopedisti hanno una formazione specifica in vocologia clinica. Nei casi di disfonia, è raccomandato l’invio a professionisti esperti o specializzati nella valutazione e trattamento dei disturbi della voce. Questo è particolarmente vero per i soggetti a rischio, come i professionisti vocali, per i quali la voce è uno strumento essenziale di lavoro.

Affidarsi a logopedisti non esperti in vocologia può comportare un trattamento non specifico, meno efficace e con un rischio maggiore di cronicizzazione. I logopedisti formati in questo ambito sono in grado di adattare il trattamento alle esigenze funzionali, sociali e lavorative del paziente, con l’obiettivo di ripristinare una fonazione efficiente e sostenibile nel tempo.

Recupero ottimale

La disfonia è un disturbo potenzialmente invalidante che impatta negativamente sulla qualità della vita, in particolare nei soggetti che utilizzano la voce a scopo professionale. La sua prevalenza elevata e le conseguenze funzionali e lavorative che comporta rendono essenziale un approccio diagnostico-terapeutico tempestivo.

Il riconoscimento precoce dei sintomi, una diagnosi differenziale accurata e l’invio a un logopedista con formazione vocologica rappresentano i passaggi fondamentali per garantire un recupero ottimale e prevenire la cronicizzazione del disturbo. Solo una presa in carico personalizzata e multidisciplinare può assicurare un trattamento efficace e duraturo.

Red flags: quando inviare il paziente al logopedista

È fondamentale che il medico curante riconosca i segnali d’allarme che giustificano l’invio precoce al logopedista:

  • Disfonia che persiste da oltre 15 giorni senza miglioramenti.
  • Dolore o fastidio alla gola durante la fonazione.
  • Voce intermittente o affaticamento vocale che compromette la comunicazione.
  • Presenza di sintomi associati come tosse cronica o corpo estraneo in gola.
  • Affaticamento vocale significativo nei professionisti della voce.

L’invio tempestivo può prevenire la cronicizzazione del disturbo e la comparsa di comportamenti compensatori scorretti, favorendo un intervento precoce e più efficace.

Collaborazione multidisciplinare

La gestione ottimale della disfonia richiede un approccio integrato tra diverse figure sanitarie:

  • Medico di medicina generale: primo referente per l’identificazione dei sintomi.
  • ORL (otorinolaringoiatra): valuta la laringe tramite esame obiettivo e strumentale.
  • Foniatra: approfondisce la diagnosi e coordina il piano terapeutico.
  • Logopedista esperto in voce: valuta il profilo vocale funzionale e progetta il trattamento riabilitativo.

Questo modello multidisciplinare assicura una diagnosi accurata, un trattamento tempestivo e il monitoraggio continuo del paziente, riducendo il rischio di cronicizzazione e migliorando gli esiti clinici (Sulica & Behrman, 2003; Roy et al., 2005).

Bibliografia

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Roy N, Merrill RM, Thibeault S, Parsa RA, Gray SD, Smith EM. (2004a). Prevalence of voice disorders in teachers and the general population. J Speech Lang Hear Res, 47(2):281–293.

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Sulica L, Behrman A. (2003). Management of benign vocal fold lesions: a survey of current opinion and practice. Ann Otol Rhinol Laryngol, 112(10):827–833.

Cohen SM, Kim J, Roy N, Asche C. (2012). The impact of laryngeal disorders on work-related dysfunction. Laryngoscope, 122(7):1589–1594.

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Vilkman E. (2000). Voice problems at work: a challenge for occupational safety and health arrangement. Folia Phoniatr Logop, 52(1–3):120–125.

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