Una recente review pubblicata su Trends in Endocrinology & Metabolism da ricercatori dell’Università di Copenhagen e del Karolinska Institutet suggerisce che il timing dell’esercizio fisico rappresenta un fattore rilevante nella gestione metabolica, in particolare nei pazienti con diabete mellito di tipo 2.

Le evidenze analizzate indicano che l’attività fisica svolta nel tardo pomeriggio è associata a livelli di glicemia più bassi, a una migliore sensibilità insulinica e a effetti metabolici più duraturi, che possono persistere fino a 24 ore. Al contrario, lo stesso esercizio eseguito al mattino presto può determinare un aumento della glicemia e una risposta insulinica meno favorevole. Questo aspetto assume particolare rilevanza nella pratica clinica per la gestione del diabete tipo 2.

Ritmo circadiano e risposta metabolica

Un elemento chiave evidenziato dalla review è il ruolo dell’esercizio fisico come modulatore del ritmo circadiano. Le funzioni fisiologiche, tra cui secrezione insulinica, pressione arteriosa, temperatura corporea e metabolismo energetico, seguono oscillazioni prevedibili nell’arco delle 24 ore e sono regolate da orologi molecolari periferici coordinati da un clock centrale. Nei soggetti con diabete tipo 2, tali ritmi risultano spesso alterati, configurando un quadro di disallineamento circadiano che contribuisce al peggioramento del controllo glicemico.

Fenomeno dell’alba e attività fisica mattutina

La minore efficacia dell’esercizio mattutino può essere spiegata dal cosiddetto “fenomeno dell’alba”, caratterizzato da un aumento fisiologico del cortisolo nelle prime ore del mattino, da un incremento della produzione epatica di glucosio e da una maggiore insulino-resistenza nei pazienti diabetici. L’esercizio intenso in questa fase può amplificare il rilascio di glucosio nel sangue, peggiorando temporaneamente il profilo glicemico.

Per i pazienti con diabete tipo 2, l’esercizio nel pomeriggio può risultare preferibile per ottimizzare il controllo glicemico, mentre l’attività fisica mattutina rimane comunque raccomandata, soprattutto se condotta a bassa intensità, come nel caso della camminata veloce. È fondamentale personalizzare il timing dell’attività fisica in base al profilo metabolico, alle comorbidità e allo stile di vita del paziente.

Limiti e prospettive future

Gli studi inclusi nella review presentano alcune limitazioni, tra cui la ridotta dimensione dei campioni, la prevalenza di soggetti maschi di mezza età e la breve durata degli interventi. Rimangono da chiarire gli effetti del timing dell’esercizio su altri outcome clinici rilevanti, come il rischio cardiovascolare, la qualità del sonno e la longevità. Nonostante le differenze legate all’orario, il messaggio clinico rimane chiaro: l’esercizio fisico, a qualsiasi ora, rappresenta un intervento fondamentale nella gestione del diabete tipo 2. Tuttavia, l’ottimizzazione del timing potrebbe offrire un ulteriore strumento per migliorare gli outcome metabolici.

Studio

Schmidt Kjølner Hansen S, Zierath JR, Wallberg-Henriksson H. Exercise timing and circadian regulation of metabolism in type 2 diabetes. Trends Endocrinol Metab. Published online March 19, 2026. doi:10.1016/j.tem.2026.01.015

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