Se immaginassimo di mettere su due piatti di una stessa bilancia, da un lato la forza muscolare e dall’altro una sufficiente attività aerobica, si rimarrebbe probabilmente sorpresi nell’osservare che questi due fattori si spartiscono quasi lo spesso peso, con una propensione degli aghi a pendere in misura maggiore verso il “dato” relativo alla forza. Almeno quando si parla di donne in età avanzata e di invecchiamento sano.
È quanto emerge da un recentissimo studio americano su JAMA Network Open che porta a ipotizzare la forza muscolare come parametro, indicatore di longevità sana, da non sottovalutare nella donna in età avanzata.
Lo studio
In oltre 5472 donne di età compresa tra 63 e 99 anni, 2 comuni test di forza sono stati associati a un rischio di mortalità significativamente inferiore dopo aver controllato le caratteristiche sociodemografiche e cliniche, l’attività fisica misurata con accelerometro, il comportamento sedentario e la camminata cronometrata.
Un dato, quello sulla mortalità ridotta, che si rispetta e mantiene anche nelle donne che non raggiungono i livelli target di attività raccomandati dalle linee guida, pari a 150 minuti di attività aerobica di intensità moderata. Evidenze che, da un punto di vista clinico, suggeriscono che la forza può essere facilmente valutata in ambito sanitario e che è cruciale promuoverne il mantenimento per favorire un invecchiamento ottimale.
In termini pratici, lo studio ha rilevato che le donne con più forza di presa e coloro che hanno completato cinque sollevamenti di sedia da seduti a in piedi senza assistenza nel minor tempo possibile mostravano un rischio di morte significativamente inferiore in un follow-up di otto anni.
I tassi di mortalità più bassi erano evidenti anche dopo aver tenuto conto dell’attività fisica e del comportamento sedentario, come misurato dai dati dell’accelerometro, dalla velocità di andatura (un indicatore della forma cardiovascolare) e dalla proteina C-reattiva, biomarcatore ematico dell’infiammazione. Fattore importante sia nella perdita della funzione muscolare che nella morte prematura, dive ad esempio a ogni 7 chilogrammi di forza di presa, si rileva in media un tasso di mortalità inferiore del 12%.
In relazione all’alzarsi in piedi sulla sedia, passando dal tempo più lento a più veloce con incrementi di 6 secondi, è emerso un tasso di mortalità inferiore del 4%. Le evidenze indicano dunque che le differenze nelle dimensioni corporee non spiegano la relazione tra forza muscolare e decesso: una volta adattate le misure di forza al peso corporeo, come anche alla massa magra, si sarebbe infatti registrato un tasso di mortalità significativamente inferiore.
I risultati
Lo studio Objective Physical Activity and Cardiovascular Health, prospettico di coorte, condotto dal basale (da marzo 2012 ad aprile 2014) fino al 19 febbraio 2023, ha arruolato donne deambulanti che hanno completato i test di prestazione fisica e indossato l’accelerometro per 7 giorni.
In particolare, sono state valutate specifiche esposizioni: forza di presa dominante della mano, misurata in kg per quartile (1: <14, 2: 14-19, 3: 19-24 e 4: >24) e tempo in secondi per completare 5 alzate dalla sedia senza assistenza per quartile (criteri standard: 1: >16,7, 2: 16,6-13,7, 3: 13,6-11,2 e 4: ≤11,1), con l’obiettivo di stimare esito e misura principali in relazione alla mortalità per tutte le cause.
Tra le partecipanti, aggiustati l’età e i fattori sociodemografici, di stile di vita e clinici, sono state evidenti tendenze inverse significative nella mortalità nei quartili da 2 a 4 della forza di presa (quartile 2: hazard ratio [HR], 0,94; 95% CI, 0,85-1,06; quartile 3: HR, 0,85; 95% CI, 0,75-0,97; quartile 4: HR, 0,67; 95% CI, 0,58-0,78; P per tendenza < 0,001) e tempo di permanenza in piedi sulla sedia (quartile 2: HR, 0,79; 95% CI, 0,69-0,88; quartile 3: HR, 0,76; 95% CI, 0,67-0,87; quartile 4: HR, 0,63; 95% CI, 0,54-0,73; P per tendenza < 0,001).
Un ulteriore controllo simultaneo per il tempo sedentario e l’attività fisica da moderata a intensa ha attenuato le associazioni (forza di presa: quartile 2: HR, 0,95; IC al 95%, 0,86-1,07; quartile 3: HR, 0,87; IC al 95%, 0,76-0,99; quartile 4: HR, 0,70; IC al 95%, 0,61-0,82; P per trend < 0,001; stare in piedi sulla sedia: quartile 2: HR, 0,82; IC al 95%, 0,73-0,92; quartile 3: HR, 0,82; IC al 95%, 0,71-0,93; quartile 4: HR, 0,69; IC al 95%, 0,59-0,79; P per trend < 0,001).
L’indicazione
I dati dello studio, il più ampio realizzato sulla relazione forza muscolare e donne in età avanzata (over 60), suggerisce l’inclusione della forza muscolare nei messaggi di salute pubblica sull’attività fisica, soprattutto negli anziani, una fascia d’età in cui questo aspetto è particolarmente importante.
Tra le strategie suggerite per aumentare la massa muscolare vengono proposte l’uso di pesi liberi e manubri convenzionali o macchine per i pesi, esercizi a corpo libero come flessioni modificate, distensioni a parete e piegamenti sulle ginocchia. Anche l’uso di lattine di zuppa o libri come forma di resistenza sono in grado di fornire uno stimolo ai muscoli scheletrici, potenzialmente utilizzabili nel caso in cui altre opzioni non siano praticabili.
Resta inteso che qualsiasi esercizio/attività fisica in età avanzata vada intrapreso previa consultazione del medico, e in particolari contesti o qualora non vi sia sufficiente familiarità l’attività, sotto la guida di un fisioterapista o uno specialista dell’esercizio fisico per garantire la sicurezza, oltre obiettivi di forza mirati.



