Futura laurea in osteopatia, i possibili scenari

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Una laurea triennale in osteopatia come professione sanitaria con una forte focalizzazione sulle materie caratterizzanti osteopatiche. Si tratta dell’ipotesi che emerge da “La formazione universitaria in osteopatia: quali riferimenti per il percorso italiano?”, ricerca condotta dal CeRGAS – SDA Bocconi, con il contributo incondizionato del Registro degli Osteopati d’Italia (ROI), finalizzata a delineare il possibile scenario del percorso di studi dei futuri osteopati italiani.
Si tratta della seconda tappa dell’iter per l’istituzione della professione osteopatica. Dopo l’approvazione del profilo professionale degli osteopati, siglato a novembre 2020 dalla Conferenza Stato-Regioni, è ora il momento di definire il programma di formazione universitaria e delle equipollenze secondo quanto previsto dalla legge 3/2018.

Osteopatia

La ricerca in questione ha analizzato la formazione osteopatica attualmente offerta in Italia e che dovrà diventare una laurea triennale sanitaria. Il nuovo percorso formativo partirà da un impianto comune a tutte le professioni sanitarie che comprende una serie di materie di base obbligatorie. A queste dovrebbero essere aggiungere le scienze caratterizzanti e il tirocinio clinico, per un monte ore attualmente è articolato su 4/5 anni.

Dal confronto con percorsi analoghi di livello universitario presenti nel Regno Unito e corsi di laurea italiani in fisioterapia (presa come riferimento in quanto professione già sanitaria con caratteristiche affini all’osteopatia), sono emerse alcune questioni aperte che andranno affrontate in fase di organizzazione del CdL.

La possibile organizzazione del corso

Il lavoro elaborato dal CeRGAS – SDA Bocconi mette in evidenza come l’attuale formazione delle scuole di osteopatia riservi il 40% dei crediti formativi alle scienze caratterizzanti quali Principi e Filosofia Osteopatica, Anatomia topografica, Osteopatia sul sistema muscolo scheletrico applicata nelle diverse aree in relazione con i tessuti e gli apparati del corpo. L’insegnamento di queste materie viene approfondito attraverso attività di tirocinio pratico, che secondo la ricerca ricopre il 14% dell’offerta formativa.
I restanti crediti formativi sono ripartiti per il 12 – 18% allo studio delle scienze cliniche (Clinica medica specialistica, fondamenti di otorinolaringoiatria, oculistica, pediatria, ginecologia, neuropsichiatria infantile, Farmacologia, Radiologia, Bioterapia nutrizionale) e alle scienze biomediche di base per il 10 e il 15% (Istologia e embriologia, Anatomia generale e del sistema nervoso, Fisiologia e Clinica medica generale). Completano il percorso di studi le materie scientifiche e formative di base (Fisica, Chimica e biochimica, Biologia e genetica, Microbiologia, Statistica medica, Pronto Soccorso) che rappresentano tra il 5 e 7% del piano di formazione. Questa parte di formazione potrebbe essere offerta soprattutto nel primo anno di corso, in maniera sinergica e congiunta con i percorsi di studio di altre professioni sanitarie, per favorire la conoscenza reciproca e la futura collaborazione secondo logiche multidisciplinari.

Paola Sciomachen, presidente ROI

«La definizione del percorso formativo e delle relative equipollenze è di importanza cruciale per il completo riconoscimento della nostra professione. La strutturazione in un piano di studi triennale è dettata dalla necessità di adeguarsi a quanto già previsto in Italia per le altre professioni sanitarie – ha commentato Paola Sciomachen. Lo studio evidenzia infatti che a livello internazionale e nazionale oggi la formazione osteopatica è articolata su 4-5 anni. Per questo prevediamo la necessità di percorsi di approfondimento dopo la laurea triennale su temi importanti quali per esempio la neonatologia, la pediatria, la ginecologia e l’ostetricia, l’otorinolaringoiatria, e la geriatria» ha commentato Paola Sciomachen, presidente del ROI.