Ogni anno, le malattie cardio-cerebrovascolari causano oltre 18,6 milioni di morti nel mondo, e in Italia ben 127 mila donne e 98 mila uomini, per un totale di oltre 220 mila persone, muoiono a causa di infarto del miocardio, scompenso cardiaco e ictus cerebrale.
Nella Giornata Mondiale per il Cuore, oggi 29 settembre, la Fondazione Italiana per il Cuore ETS (FIPC) ribadisce i quattro pilastri strategici per il futuro:
- investimento per la vita: prevenzione fin dall’età scolare e focus sulle vaccinazioni come scudo cardiovascolare (prevenzione primaria e secondaria);
- prevenzione in ottica di genere: una prevenzione cardiovascolare che tenga conto delle specificità biologiche e socio-culturali che influenzano il rischio cardiovascolare;
- rischi “invisibili”: lotta non solo ai fattori di rischio convenzionali, ma anche a quelli meno noti come l’inquinamento atmosferico e acustico, l’esposizione alle microplastiche e lo stress sociale e socio-economico;
- cittadini protagonisti: massimo impegno nell’educazione sanitaria con particolare attenzione all’aderenza alle terapie, alle vaccinazioni e ai comportamenti salutari.
SIRT5, enzima chiave per la salute del cuore
La crescente importanza dell’invecchiamento come principale fattore di rischio per malattie potenzialmente letali, come le malattie cardiovascolari, ha dato un impulso significativo alla ricerca sulla longevità. Il muscolo cardiaco richiede un metabolismo energetico continuo e ben coordinato per tutta la vita.
Un recente studio, pubblicato su GeroScience, ha esplorato la multifunzionalità della sirtuina 5 (SIRT5), il suo impatto sulla funzione cardiaca e il suo coinvolgimento come bersaglio terapeutico nella geroscienza e nella patogenesi delle malattie cardiovascolari, tra cui insufficienza cardiaca, cardiomiopatia diabetica, ipertrofia cardiaca e danno da ischemia-riperfusione.
I ricercatori hanno esaminato le evidenze riguardanti le modificazioni dell’espressione di SIRT5 durante l’invecchiamento cardiaco e vascolare, illustrandone il contributo al declino cardiovascolare correlato all’età e le sue intricate relazioni con i processi di invecchiamento già noti. Da ultimo, hanno discusso il potenziale di SIRT5 come intervento geroprotettivo per mitigare le patologie cardiovascolari associate all’età.
In quanto regolatrice chiave del metabolismo mitocondriale e delle modificazioni post-traduzionali (PTM), SIRT5 svolge un duplice ruolo nella fisiopatologia delle malattie cardiovascolari. Da un lato, la sua attività desuccinilante e demalonilante protegge i cardiomiociti dallo stress ossidativo, migliora l’efficienza energetica e contribuisce a contrastare il rimodellamento cardiaco avverso. Dall’altro, in determinati contesti (ad esempio, nella microglia post-ictus o nelle cellule endoteliali trombogeniche), un’eccessiva attività della SIRT5 può esacerbare i processi patologici.
Tali osservazioni contrastanti indicano che la modulazione terapeutica di SIRT5 richiede un approccio preciso e tessuto-specifico. Il pieno potenziale terapeutico di SIRT5 in cardiologia necessita attualmente di una comprensione più approfondita delle sue relazioni metaboliche e delle complesse interazioni con altre vie di segnalazione. SIRT5 non è infatti un semplice “interruttore” metabolico, bensì piuttosto un sofisticato coordinatore dell’omeostasi cellulare, il cui ruolo deve essere considerato nel contesto di una specifica patologia, del suo stadio di sviluppo e dello stato metabolico generale dell’organismo.
Prospettive future nella salute cardiovascolare
Il futuro della ricerca su SIRT5 nella salute cardiovascolare dovrebbe essere caratterizzato da significativi progressi tecnologici e concettuali. Le tecnologie multi-omiche a singola cellula e spaziali potrebbero essere impiegate per delineare i ruoli specifici di SIRT5 per tipo cellulare, illustrando come le sue funzioni metaboliche e deacetilasiche varino nelle diverse popolazioni di cellule cardiache, tra cui cardiomiociti, fibroblasti, cellule endoteliali e cellule immunitarie.
Poiché il declino dell’efficienza mitocondriale e dell’equilibrio redox associato all’età sono alla base della disfunzione cardiovascolare, chiarire la modulazione dei modelli di acilazione da parte di SIRT5 potrebbe fornire informazioni utili per lo sviluppo di strategie terapeutiche volte a contrastare l’inflessibilità metabolica e la fibrosi cardiaca. Le indagini dovrebbero estendersi oltre i cardiomiociti per esplorare l’influenza di SIRT5 nelle cellule cardiache non miocitarie, dove potrebbe regolare il rimodellamento della matrice extracellulare, l’angiogenesi e la segnalazione infiammatoria.
In aggiunta, nuove evidenze suggeriscono potenziali differenze sesso-dipendenti nella protezione cardiaca mediata da SIRT5, sottolineando la necessità di disegni sperimentali che bilancino la rappresentazione di entrambi i sessi e incorporino analisi integrative degli assi ormonali e metabolici. La quantificazione di SIRT5 circolante o miocardica come biomarcatore potrebbe migliorare la diagnosi precoce dello stress cardiaco metabolico e prevedere l’efficacia del trattamento. I progressi in questo ambito potrebbero essere facilitati da collaborazioni che integrino la biologia dei sistemi, l’imaging avanzato e la cardiologia traslazionale.
L’integrazione della modellazione computazionale con dati in vivo e derivati da soggetti umani sarà cruciale per definire in che modo SIRT5 orchestra l’omeostasi cardiaca durante tutto l’arco della vita, consentendo in definitiva interventi di precisione per le malattie cardiache correlate all’età.
Intervallo QT e longevità cardiaca
La morte improvvisa è una condizione comune solitamente di origine cardiaca. Quando è di origine cardiaca, la morte improvvisa è prodotta da aritmie cardiache che includono tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare, attività elettrica senza polso o asistolia.
L’intervallo QT sull’elettrocardiogramma, una misura della ripolarizzazione cardiaca, è stato collegato ad aritmie ventricolari fatali in condizioni ereditarie e in caso di tossicità da farmaci.
Una revisione, pubblicata sul Journal of Cardiovascular Development and Disease, ha esplorato l’ipotesi che l’intervallo QT sia un indicatore o un determinante dell’aspettativa di vita o della longevità. Dal momento che l’intervallo QT varia con la frequenza cardiaca, è di fondamentale importanza utilizzare la migliore formula di aggiustamento QT-frequenza cardiaca o il cosiddetto fattore di correzione (QTc).
I dati hanno mostrato che l’invecchiamento è associato a un aumento della durata del QT. Studi epidemiologici hanno confermato che un intervallo QT più lungo è associato alla morte cardiaca improvvisa, mentre studi clinici hanno evidenziato che le condizioni non cardiache associate a intervalli QT prolungati hanno una maggiore incidenza di morte cardiaca. Fattori che portano a una riduzione della longevità, come la carenza del fattore anti-invecchiamento Klotho, sono connessi al prolungamento del QT. Studi sperimentali scientifici hanno riportato che il potenziale d’azione cardiaco è più lungo nel cuore e nei cardiomiociti di cavie, topi e ratti più anziani rispetto a quelli più giovani, e i cuori invecchiati sono più suscettibili alle aritmie cardiache.
Il prolungamento del QTc correlato all’invecchiamento è dovuto a una costellazione di fattori, tra cui l’invecchiamento che influenza direttamente le correnti e i canali responsabili del potenziale d’azione, nonché l’impatto dell’invecchiamento cerebrale sul cuore.
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