Accelerare la diagnosi, sensibilizzare alla prevenzione, favorire l’accesso alle cure per le epatiti virali. Un problema di sanità pubblica globale, con oltre 1,3 milioni di decessi ogni anno nel mondo.
Sono obiettivi che si incentivano in occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti, celebrato oggi 28 luglio e promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quest’anno incentrata sul tema “Hepatitis from A to E: everything you need to know”, con un messaggio chiave: l’informazione salva vite.
La ricorrenza arriva dopo il Global Hepatitis Report 2026 e il World Hepatitis Summit 2026 di Bangkok, che hanno rilanciato l’obiettivo dell’OMS: eliminare le epatiti virali come minaccia di salute pubblica entro il 2030. Urge l’adozione di sinergie e strategie, efficaci e integrate.
Il quadro epidemiologico
Le epatiti virali restano una minaccia silenziosa, spesso asintomatica fino alle fasi avanzate. I numeri attestano la severità del problema: ogni 30 secondi, nel mondo, una persona muore per complicanze correlate (cirrosi, carcinoma epatocellulare), a livello globale 287 milioni di persone vivono con epatite B o C, dal forte impatto clinico e socio sanitario. A pesare ulteriormente è la presa in carico, insufficiente: solo il 21% dei pazienti con HBV è diagnosticato e appena il 4,4% riceve un trattamento, il 26% dei pazienti con HVC diagnosticata accede alle terapie.
Eppure gli strumenti ci sono: vaccinazione anti HBV: efficace e raccomandata in adulti e bambini, terapie antivirali, che permettono un controllo efficace in caso di HBV e risolutivo per HVC, sottolineando due concetti chiave. L’importanza della diagnosi precoce per ridurre mortalità e complicanze, l’esecuzione di uno screening mirato in popolazioni a rischio, donne in gravidanza per prevenire la trasmissione verticale madre-nascituro.
Il valore della Giornata 2026
Il “plus” di questa edizione è rappresentato dalla recente uscita del Global Hepatitis Report 2026 e dal World Hepatitis Summit 2026 di Bangkok organizzato dalla World Hepatitis Alliance insieme al Ministero della Salute della Thailandia, con il sostegno dell’OMS, che ha lanciato il tema dell’”Elimination for everyone, everywhere, right now!“.
Il Summit ha riunito rappresentanti dei governi, ricercatori, operatori sanitari, organizzazioni della società civile e comunità di persone che vivono con epatite al fine di individuare strategie capaci di accelerare il raggiungimento degli obiettivi del 2030. Tra queste le priorità riguardano il rafforzamento della vaccinazione contro l’epatite B, l’ampliamento dell’accesso ai test e ai trattamenti, il coinvolgimento attivo delle comunità e la maggiore integrazione dei servizi dedicati alle epatiti virali, compreso quelli per HIV, tubercolosi e salute sessuale e riproduttiva, integrando le offerte e le opportunità dei servizi a supporto delle varie forme virali. HIV, epatite B ed epatite C condividono, infatti, alcune modalità di trasmissione e possono interessare le stesse popolazioni, rendendo fondamentale un’offerta coordinata di prevenzione, screening, vaccinazione e presa in carico.
Un concetto, quello della presa in carico integrata e multidisciplinare, sottolineato anche dalla Dichiarazione Politica delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS 2026 che punta a rafforzare l’integrazione tra i servizi dedicati all’HIV, alle epatiti virali e alla tubercolosi, per garantire percorsi assistenziali più efficaci, equi e centrati sulla persona.
I messaggi delle Giornata Mondiale nella pratica
In Italia e nel mondo continuano a persistere barriere nell’accesso al testing e al trattamento, con una quota significativa di persone che non conosce il proprio stato sierologico. Nonché radicati stigma. Criticità che anche il medico può aiutare, concretamente e operativamente, a superare proponendo ai propri pazienti screening, verificando lo stato vaccinale, indirizzando ai centri epatologici. Pertanto l’invito è a una call to action ad integrare le epatiti nei percorsi di prevenzione (HIV, TB, salute sessuale), come raccomandato da OMS e PAHO (Organizzazione Panamericana della Sanità), in modo particolare verso alcune specifiche forme di epatiti virali:
- Epatite C: espone a gravi implicazioni in caso di inadeguato/mancato trattamento. L’infezione cronicizza, l’infiammazione diviene persistente portando nel tempo all’insorgenza di fibrosi, cirrosi e aumentato il rischio di carcinoma epatocellulare (HCC). La mancata presa in carico dell’HVC, secondo il Manuale MSD, esita nel 20-30% in cirrosi a distanza di alcune decine di anni ed espone a un aumento del rischio di tumore epatico. Sono inoltre possibili; ascite, edema, splenomegalia, varici esofagee con rischio di sanguinamento, coagulopatia e facilità al sanguinamento, ittero. Mentre fra le implicazioni sistemiche verso altri organi si includono: disturbi cognitivi (encefalopatia epatica) per accumulo di tossine, alterazioni metaboliche, come diabete, problemi di pressione e glicemia, patologie cutanee, articolare e neurologici, aumento del rischio di malattie renali.
- Epatite B: se non trattata, l’infezione può evolvere in una malattia cronica con danno epatico progressivo. A fronte di una parte di pazienti che elimina spontaneamente il virus, una quota significativa sviluppa epatite cronica, fibrosi, cirrosi e un rischio maggiore per HCC. La progressione della malattia può portare, inoltre, a insufficienza epatica acuta (rara ma grave) e insufficienza epatica cronica con necessità di trapianto. L’HBV può associarsi anche a complicanze extraepatiche come vasculiti, tra cui poliarterite nodosa, glomerulonefriti, manifestazioni immuno-mediate. Fondamentale è dunque il monitoraggio della malattia e l’adeguato trattamento: Le terapie antivirali (tenofovir, entecavir) non eliminano il virus, ma bloccano la replicazione e riducono drasticamente la possibilità di progressione verso cirrosi, il rischio di HCC, complicanze epatiche, trasmissione verticale. Il monitoraggio regolare di ALT, HBV-DNA e l’esecuzione di ecografia, elastografia è parte essenziale della gestione clinica.
Le iniziative per la giornata
L’Italia scende in campo con iniziative e opportunità, secondo le raccomandazioni dell’OMS, che coinvolgono, società scientifiche, ASL, strutture ospedaliere e associazioni pazienti.
Iniziative che si articolano in campagne di sensibilizzazione rivolta alla popolazione generale e ai gruppi a rischio, screening gratuiti per HCV, elastografia epatica (FibroScan) e counseling nutrizionale, attività educative previsti in alcune regioni, anche in maniera strutturata e prolungata per tutto l’anno, tra cui Friuli Venezia Giulia (Trieste, Monfalcone, Gorizia), organizzate con ASUGI, Università di Trieste, LILT e Fondazione Italiana Fegato, eventi formativi per medici, come convegni, webinar e aggiornamenti clinici organizzati da AISF, SIMIT e fondazioni epatologiche, iniziative di prevenzione integrata con programmi che uniscono epatiti, HIV e salute sessuale, in linea con la Dichiarazione ONU 2026.



