I numeri sono ancora elevatissimi, ma fortunatamente in decrescita anche del 42% nell’ultimo trentennio, grazie al progresso scientifico. L’ictus ha un’incidenza annuale di 11,9 milioni di casi e una prevalenza di 93,8 milioni di casi, ed è causa di 7,25 milioni di decessi. Rappresenta pertanto il 5,6% di tutti gli anni persi per morte prematura o disabilità (disability-adjusted life years, DALY). Numeri che posizionano l’ictus al terzo posto per mortalità e al quarto per disabilità con costi onerosissimi per la persona e il contesto famigliare, sociali e assistenziali. La World Stroke Organization stima che 1 persona su 4 vada incontro a ictus nel corso della vita e che ogni 3 secondi, nel mondo, si verifichi un evento.
Sono numeri su cui si riporta attenzione in occasione del mese di aprile dedicato alla Sensibilizzazione all’ictus, richiamando alla necessità ancora prima della cura di fare corretta prevenzione.
Agire sui fattori modificabili
Tabagismo, il fumo e l’uso di altri prodotti del tabacco e con nicotina, sedentarietà/insufficiente attività fisica, scorretta alimentazione, non equilibrata e ipercalorica, ricca di grassi, zuccheri e sale, povera di frutta e verdure, sovrappeso e obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete mellito, fibrillazione atriale, cardiopatie (cardiopatia ischemica, cardiomiopatie, patologie delle valvole cardiache, forame ovale pervio, aneurisma del setto interatriale), vasculopatie (lesioni ateromasiche dell’arco aortico, delle carotidi e dei vasi intracranici, aneurismi cerebrali).
Sono i principali fattori su cui poter intervenire correggendo gli stili di vita e monitorando adeguatamente le condizioni cliniche a rischio per pervenire, o limitare quanto più possibile, l’insorgenza di ictus nelle sue diverse forme.
Gli approcci integrati nel post-ictus
Tuttavia, età, fattori genetici, genere e famigliarità possono esporre in maniera più marcata al rischio di ictus, oggi trattato in Stroke Unit specializzate con trombolisi endovenosa tramite il ricorso a farmaci specifici o trombectomia meccanica con rimozione fisica del trombo. Nel post ictus alcuni approcci di medicina integrata si sono rivelati efficaci per il recupero funzionale. Fra questi:
- La neuroagopuntura. I pazienti colpiti da ictus mostrano in gran parte dei casi emiplegia, con spasticità flessoria all’arto superiore ed estensoria dell’arto inferiore, caratterizzata a una estrema povertà di schemi motori e dall’impossibilità di combinarli. A seconda della severità della lesione, si possono osservare anche deficit sensitivi e delle funzioni corticali superiori (afasie, aprassie, agnosie). In questo contesto, la (neuro)agopuntura si profila come una prospettiva promettente e innovativa nel trattamento degli esiti, integrando antiche pratiche di Medicina Tradizionale Cinese con le moderne conoscenze neuroscientifiche, applicate in un percorso di riabilitazione integrata presso il presidio SS Cosma e Damiano di Pescia e il Centro Fior di Prugna di Medicina Tradizionale Cinese, in Toscana. La (neuro)agopuntura agisce a livello neurologico stimolando la proliferazione neuronale, favorisce la facilitazione della plasticità neuronale, la riduzione della reazione infiammatoria post-ischemica e la prevenzione dell’apoptosi neuronale. Inoltre, si riconoscono a questa tecnica anche una azione di rilassamento muscolare, riduzione dell’infiammazione con esiti postivi sulla la gestione del dolore e della spasticità. Nello specifico, presso il centro, fra le tecniche di neuro-agopuntura viene applicata la craniopuntura, quindi l’affondamento di aghi nello scalpo, a livello del cuoio capelluto, così da potere effettuare un lavoro in sinergia con il fisioterapista, spesso nel corso della stessa seduta, senza interferenze importanti su interventi di mobilizzazione attiva propri della riabilitazione o della logopedia. Gli outcome del trattamento con neuro-agopuntura mostrano benefici superiori alla sola riabilitazione neuromotoria, in termini soprattutto di ripristino della funzione motoria, mobilità e coordinazione, riduzione dell’infiammazione grazie alla modulazione del sistema immunitario e al rilascio di sostanze antinfiammatorie, miglioramento delle funzioni cognitive e del dolore.
- Il supporto nutrizionale. Tale approccio, in particolare il ricorso a un alimento a fini medici speciali con una formulazione completa contenente vitamine, minerali sucrosomiali, rame e calcio algale, in aggiunta all’approccio farmacologico, si è rivelato efficace nel recupero della fatica post-ictus (FSI). Condizione caratterizzata da una precoce sensazione di spossatezza con affaticamento, mancanza di energia e difficoltà nello sforzo, sia motorio che cognitivo, come attesta uno studio pilota, randomizzato con gruppo di controllo, condotto su un numero ancora limitato di pazienti ricoverati in riabilitazione presso l’Unità di Riabilitazione Post-Acute della Fondazione Policlinico “A. Gemelli” IRCCS. I pazienti sono stati reclutati e randomizzati in un gruppo sperimentale (G-Sid), candidato a ricevere l’alimento speciale, una volta al giorno per 8 settimane in aggiunta alla terapia farmacologica e riabilitativa, e in un gruppo di controllo (GC), sottoposto al trattamento standard. Tutti i pazienti sono stati valutati al basale (T0), dopo 4 settimane (T1), 8 settimane (T2) e 12 settimane (T3) per affaticamento motorio e cognitivo, equilibrio, deambulazione, capacità funzionale, prestazioni cognitive, autonomia, qualità della vita e composizione corporea. I risultati attestano un miglioramento significativo nella maggior parte delle scale di valutazione tra T0, T1, T2 e T3 (p = 0,0001) in entrambi i gruppi. Tuttavia dal confronto fra i due emerge una differenza importante a favore di Sid-G in termini di affaticamento motorio (p = 0,007), affaticamento cognitivo (p = 0,009) e affaticamento totale (p = 0,034), equilibrio (p < 0,001), capacità funzionale (p < 0,001), prestazioni cognitive (p = 0,004), densità minerale ossea (p = 0,005), massa magra (p = 0,005), massa totale (p <0,001) e percentuale di massa grassa (p = 0,039). In conclusione, questo alimento a fini speciali in combinazione con un trattamento riabilitativo intensivo standard, sembra contribuire alla miglior gestione dell’affaticamento, delle prestazioni motorie e cognitive e della composizione corporea in pazienti colpiti da ictus.
Fonti



