Il comparto degli integratori è stato tra i temi centrali della seconda giornata del 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI). Dal confronto emerso durante i lavori prende forma un messaggio chiaro: la crescita del mercato richiede un impegno parallelo sul fronte della sicurezza, della qualità produttiva e della solidità delle evidenze scientifiche.
Primato italiano in un mercato europeo in forte espansione
Nel corso dell’ultimo anno il mercato europeo degli integratori ha raggiunto i 24 miliardi di euro, segnando un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. In questo contesto l’Italia occupa una posizione di primo piano: il comparto nazionale vale circa 5,4 miliardi di euro e rappresenta oltre il 21% dell’intero mercato dell’Unione europea, davanti a Paesi come Germania e Francia.
All’espansione economica del settore si accompagna una responsabilità crescente sul piano scientifico e regolatorio. Il quadro italiano è tra i più rigorosi in Europa e trova il suo riferimento nel decreto legislativo 169/2004, che definisce gli integratori come prodotti alimentari pensati per sostenere il benessere fisiologico, senza attribuire loro proprietà terapeutiche. A questo si aggiunge un sistema di controllo preventivo: prima della commercializzazione, le aziende devono notificare l’etichetta al Ministero della Salute, che ne verifica la conformità e inserisce il prodotto nel Registro ufficiale degli integratori alimentari.
Tra innovazione industriale e garanzie di qualità
Sul fronte istituzionale, il Ministero della Salute ha recentemente avviato un tavolo dedicato con durata triennale, al quale partecipa anche Paola Minghetti, vice presidente di AFI. «Dal punto di vista della qualità e della transizione tecnologica – ha detto Minghetti –, la filiera degli integratori alimentari è chiamata a confrontarsi con la necessità di mantenere standard ottimali per garantire la tutela della salute pubblica. Le principali sfide riguardano la tracciabilità e la variabilità delle materie prime, la riproducibilità dei processi produttivi, e il rafforzamento del supporto scientifico alle indicazioni d’uso, in un contesto di forte innovazione di prodotto».
Per rafforzare credibilità ed efficacia dei prodotti, un numero crescente di aziende investe in attività di ricerca che vanno dagli studi osservazionali ai trial clinici randomizzati. «Questo trend – ha confermato Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, professore associato dell’Università di Bologna e Direttore della Scuola di Specializzazione Scienza dell’Alimentazione – è un segnale di crescente maturità del settore, specie considerando i costi fissi degli studi ed i tempi burocratici per attivarli (talora anche 12 mesi). Ma un prodotto clinicamente (e correttamente) testato ha una marcia in più, non fosse altro che chi lo deve promuovere non deve fidarsi di un teorico effetto ma può poggiare le proprie promesse su un dato reale».
Consumi in crescita e bisogno di orientamento
Il pubblico degli integratori in Italia continua ad ampliarsi: i consumatori, abituali o occasionali, hanno superato quota 30 milioni, con centinaia di milioni di confezioni vendute ogni anno. Tra i prodotti più richiesti figurano i probiotici e i fermenti lattici per il benessere intestinale, gli integratori di vitamine e sali minerali per il supporto energetico e, sempre più spesso, le formulazioni dedicate al benessere mentale e alla qualità del sonno.
In parallelo alla diffusione dei consumi, cresce anche l’esigenza di una comunicazione corretta rivolta sia al pubblico sia, in alcuni casi, ai professionisti sanitari. Comprendere meglio i destinatari degli integratori, in termini di profili di rischio o tipologie di soggetti, diventa essenziale per un uso consapevole.
«Una divulgazione mass-mediatica o tramite i social media – ha continuato Cicero – che non sia sensazionalistica, ma neanche banale, deve orientare il consumatore verso scelte per un prodotto di qualità e adeguatamente dosato, incentivando la richiesta di supporto da parte di professionisti della salute. Per questi ultimi, ad oggi, valgono ancora i format standard, ovvero una formazione frontale o a distanza rinforzata da informatori scientifici del nutraceutico, magari sfruttando la maggiore elasticità progettuale che il campo consente rispetto all’area farma per format più dinamici, veloci ed incisivi».
Armonizzazione europea e prospettive per le imprese
Lo sguardo finale si sposta sul livello europeo e sulle condizioni necessarie per sostenere la competitività del settore. Daniele Giurati, presidente di Assointegratori, sottolinea la necessità di una presenza più incisiva nei tavoli tecnici e regolatori dell’Unione, anche per evitare che la frammentazione normativa ostacoli sviluppo e investimenti.
«Intendiamo rafforzare la nostra presenza a livello europeo con l’obiettivo di essere parte attiva nei tavoli tecnici e regolatori, contribuendo con dati, competenze e proposte concrete ai processi di valutazione scientifica e normativa, in particolare quelli che coinvolgono le opinioni dell’EFSA. Questo impegno è oggi ancora più importante perché assistiamo a una crescente frammentazione tra i diversi Paesi europei. Il rischio è che ingredienti o sostanze oggi utilizzati negli integratori alimentari possano essere soggetti a interpretazioni e limitazioni differenti, generando incertezza per le imprese e ostacolando gli investimenti. La priorità di Assointegratori è promuovere un quadro regolatorio armonizzato, basato sull’evidenza scientifica, che tuteli i consumatori ma allo stesso tempo consenta alle aziende di continuare a innovare, produrre ed esportare. È questa la condizione necessaria per consolidare la leadership industriale italiana per accrescere la presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali».



