La meditazione, pratica antichissima, sta vivendo una vera e propria “seconda giovinezza” grazie all’attenzione senza precedenti della comunità scientifica internazionale. Oggi, sedersi in silenzio non è più considerato solo un atto spirituale, ma un potente strumento di promozione della salute e una risorsa strategica per sostenere i percorsi di cura e la prevenzione a lungo termine.

Proprio su questo affascinante punto di incontro tra conoscenze ancestrali e prove scientifiche moderne si è concentrato il convegno ospitato nella cornice istituzionale del Senato, nella Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, lo scorso 24 febbraio a Roma dal titolo “Meditazione come strategia di promozione della salute”.

L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Internazionale LUMEN ETS con il supporto della Rete SALUS e promossa dalla Senatrice Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Promozione della Salute”, ha acceso i riflettori sulla meditazione nell’ambito degli interventi mente-corpo.

Una pratica che migliora la salute fisica e mentale

Le evidenze emerse negli ultimi decenni sono dirimenti: la pratica costante contribuisce a ridurre drasticamente l’infiammazione sistemica e la percezione del dolore, agendo con efficacia su ansia, depressione e fatica. Oltre ai benefici psicologici, la ricerca documenta miglioramenti tangibili nelle prestazioni cognitive, nella concentrazione e nella qualità del sonno, con risultati significativi anche in contesti clinici complessi e in popolazioni fragili.

L’incontro ha proposto quindi una visione multidisciplinare e trasversale della meditazione. Non più solo una via di autoconoscenza e crescita personale, ma un intervento sanitario costo-efficace, facilmente replicabile e capace di innescare un reale cambiamento di paradigma con una medicina che metta al centro la consapevolezza del paziente come motore di una longevità sana e sostenibile.

In apertura, la Senatrice Elena Murelli, presidente dell’Intergruppo, ha ricordato come il percorso sia nato dall’incontro con la Fondazione Internazionale LUMEN e l’Iniziativa Europea SALUS. «Oggi apriamo le porte del Senato alla meditazione per riconoscerla ufficialmente come uno dei pilastri della prevenzione primaria», ha dichiarato la Senatrice.

Non si tratta solo di teoria: Murelli ha sottolineato l’importanza della meditazione per mantenere equilibrio e lucidità nella complessità della vita politica e quotidiana. «Concedersi un tempo per respirare consapevolmente aiuta a ritrovare centratura e chiarezza, favorendo decisioni più ponderate e responsabili». L’obiettivo politico è guardare alle esperienze internazionali, come quella del Regno Unito, dove la mindfulness è nelle linee guida NICE per il trattamento della depressione, o della Germania, dove le assicurazioni sanitarie ne coprono i costi. «Partendo da questi esempi possiamo dare riconoscimento a questa pratica anche in Italia, superando i pregiudizi che ancora la vedono solo come una moda o una dimensione puramente religiosa».

La visione sistemica: oltre il singolo sintomo

Milena Simeoni, presidente di LUMEN e ideatrice di SALUS, ha approfondito la dimensione scientifica di questo approccio. «La meditazione non è un intervento orientato al singolo sintomo, ma una pratica capace di agire trasversalmente sulla regolazione complessiva dell’individuo». Secondo Simeoni, integrare la meditazione nelle strategie di promozione della salute lungo tutto l’arco della vita permette di migliorare gli indicatori di salute della popolazione, riducendo il carico di malattia e, di conseguenza, garantendo la sostenibilità economica del SSN.

Integrazione della meditazione nei percorsi di cura

La meditazione come esempio di “democrazia”: l’analisi di Daniel Lumera

All’interno della mattinata, di particolare rilievo sono state le riflessioni di Daniel Lumera, biologo naturalista, research fellow in sociologia dei processi culturali e comunicativi, autore, docente e riferimento internazionale nell’area del benessere, della qualità della vita e della pratica della meditazione, che ha definito la prartica come «una delle forme più elevate di democrazia».

Lumera ha presentato i dati dei progetti sviluppati in 23 istituti penitenziari italiani, negli ospedali (in particolare in Svizzera) e nelle scuole (soprattutto in Spagna), contesti questi ultimi in cui la pratica rappresenta un efficace antidoto al bullismo e alla frammentazione dell’attenzione.

Viviamo in un’era in cui la soglia di attenzione media è crollata ad appena 47 secondi. «Siamo immersi in un contesto infiammatorio figlio di una iper stimolazione che colpisce soprattutto i giovani», ha ricordato Lumera, citando il raddoppio dell’uso di psicofarmaci tra gli adolescenti nell’ultimo decennio, come evidenziato dall’ultimo rapporto AIFA sull’uso dei farmaci in Italia.

La meditazione agisce come un contrappeso biologico: meditare non vuol dire mindfulness, preghiera, respirazione, visualizzazione, ma è un processo in cui possiamo vedere i costrutti immaginativi del cervello in maniera distaccata avvicinandoci a felicità, gioia, pienezza. I benefici anche in termini di longevità sono supportati dagli studi clinici che hanno evidenziato come dopo 2 mesi e mezzo di pratica la produzione di telomerasi – l’enzima della longevità – aumenta del 30%.

Lumera ha quindi ricordato l’importanza della meditazione nell’accompagnamento in percorsi di cura oncologici e nel fine vita, raccontando a tale riguardo un’esperienza particolarmente impattante.

Epigenetica e biologia della longevità: il punto di Franco Berrino

Il legame biochimico tra mente e corpo è stato poi approfondito da Franco Berrino, medico epidemiologo e nutrizionista. Per decenni si è ritenuto che il nostro destino fosse scritto nel DNA; oggi l’epigenetica ci insegna che possiamo “accendere” o “spegnere” i geni attraverso le nostre azioni.

«La meditazione è in grado di attivare meccanismi di metilazione del DNA», ha spiegato Berrino. «Geni dell’infiammazione come l’NF-kB vengono “silenziati” durante la pratica, mentre si attivano le difese immunitarie».

La riduzione dell’infiammazione silente è fondamentale per contrastare tutte le patologie che caratterizzano la nostra contemporaneità: cancro, infarto, obesità ad esempio. Tutto l’ambiente che ci circonda ha effetti sull’epigenetica, a partire dal cibo che mangiamo. La meditazione agisce anche sui geni della “ricompensa”, quelli dopaminergici attivati dalle droghe.

Inoltre, oggi che la biologia molecolare è in grado di stabilire la nostra età, studi condotti sui fumatori hanno evidenziato come la loro età biologica sia superiore a quella cronologica; uno studio condotto sui monaci ha invece messo in luce che per ogni anno passato a meditare, il cervello guadagna circa tre mesi di “giovinezza biologica”.

Una triade per una vita sana: alimentazione, stili di vita e meditazione

L’invito finale emerso dal convegno è quello di integrare la meditazione in una triade della salute insieme a una sana alimentazione e all’esercizio fisico, trasformando la consapevolezza individuale in una risorsa collettiva per un invecchiamento in salute.

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