Il legame tra invecchiamento e salute del cervello è stato al centro della relazione “Optimizing brain aging: reducing risk, strengthening resilience“, tenuta da Gaël Chetelat, direttrice di ricerca di INSERM, Caen, nell’ambito della recente edizione di Milan Longevity Summit.
Quasi un caso di demenza su due potrebbe essere prevenuto agendo su una serie di fattori di rischio potenzialmente modificabili che riguardano lo stile di vita, la salute cardiovascolare e la salute mentale.
Chetelat sottolinea l’importanza della salute mentale: «La presenza di sintomi depressivi è associata a una ridotta integrità cerebrale, che si manifesta sia attraverso una riduzione del volume ippocampale, sia attraverso una diminuzione dell’integrità della sostanza bianca e una riduzione del metabolismo cerebrale del glucosio. Inoltre, i sintomi depressivi sono associati a un aumento della deposizione di amiloide, in particolare nei soggetti con declino cognitivo soggettivo. Anche il pensiero negativo ripetitivo, così come il nevroticismo e l’ansia, sono stati associati a un maggiore accumulo di amiloide nel cervello»
Ma l’ottimizzazione dell’invecchiamento cerebrale dipende anche dal potenziamento dei fattori protettivi, in particolare di quelli psico-affettivi e psicosociali. L’avere uno scopo nella vita, l’ottimismo e la riflessione su di sé, intesa come processo introspettivo di osservazione e analisi dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti, sono caratteristiche importanti, associate a longevità, migliori prestazioni cognitive e a una riduzione del rischio di sviluppare malattia di Alzheimer.
Parallelamente, qualità del sonno, l’impegno costante in attività stimolanti per il cervello e il bilinguismo iniziano a essere considerati tra i fattori protettivi, se pur in attesa di evidenze più robuste delle attuali, in quanto contribuiscono a preservare l’integrità dei tessuti cerebrali e la riserva cognitiva.
Il ruolo della meditazione
Il concetto di meditazione si riferisce a varie forme di allenamento mentale, che utilizzano strategie di regolazione emotiva e dell’attenzione per coltivare il benessere e l’equilibrio.
Si distinguono due diversi approcci alla meditazione. «La mindfulness consiste nel coltivare una consapevolezza vigile dei propri pensieri e sensazioni, e mira alla regolazione dell’attenzione e delle emozioni, cruciali per un invecchiamento sano, riducendo gli “schemi negativi automatici”, come la ruminazione. Una seconda forma è la LKCM (Loving-Kindness and Compassion Meditation); questa pratica ha lo scopo di coltivare sentimenti di amore e compassione verso sé stessi e verso gli altri. Rispetto alla mindfulness, non si limita all’osservazione dei pensieri e delle emozioni, ma implica un’azione per modificarli e orientarli verso la positività» spiega Chatelat.
Le due pratiche esercitano una azione complementare: la mindfulness agisce riducendo i fattori di rischio psicologici, come ansia, depressione e pensieri negativi ripetitivi, mentre la LKCM agisce rinforzando schemi positivi come la regolazione emotiva, la benevolenza e l’attenzione che aumentano la resilienza del cervello.
Queste tecniche sono state testate in uno studio che ne ha valutato l’impatto sulla salute cerebrale e sul benessere nella popolazione anziana. In sintesi, secondo le esperienze dei ricercatori, un programma di meditazione di 18 mesi ha indotto effetti positivi sull’attenzione, sulla regolazione emotiva e sul benessere psicologico. La valutazione degli effetti sulla funzionalità cerebrale, emersa a livello di tendenza, potrebbe richiedere periodi di osservazione più lunghi e sperimentazioni su campioni più ampi.



