Il deterioramento cognitivo lieve è un problema stimato in crescita in relazione all’invecchiamento della popolazione, senza che possa essere necessariamente prerogativa o evoluzione verso la demenza. La ricerca è al lavoro per identificare soluzioni che possano contribuire ad arrestare questo fenomeno. Fra le soluzioni di attenzione si profila da qualche anno la citidina difosfato-colina (CDP-colina), o citicolina cui studi abbastanza recenti, fra cui un lavoro di ricerca pubblicato su Neuroscience Insight, associano un potenziale neuroprotettivo.

I vantaggi della citicolina

Tra i trattamenti disponibili per il deterioramento cognitivo che sembra avere dimostrato potenziale efficacia è la citicolina, con benefici per le forme di MCI di origine vascolare, ma anche associato a patologie neurodegenerative. La citicolina è una sostanza naturalmente presente nell’organismo, già utilizzata per supportare il cervello in caso di ictus o traumi, composta da due elementi: la colina e la citidina.

Tra i vantaggi vi è la maneggevolezza della soluzione; può essere, infatti, assunta per via orale in modo sicuro e ben tollerato sotto forma di integratore alimentare. Tale sostanza, da prime evidenze di letteratura, sembrerebbe produrre effetti neuroprotettivi, tra cui il miglioramento della funzione cognitiva in particolare in forme di MCI di origine vascolare, comprese demenze vascolari, Alzheimer e forme miste, sequele di ictus, emorragie intracerebrali, traumi cranici e malattie neurodegenerative. Benefici indotti dai diversi meccanismi d’azione esercitati dalla citicolina. È stato, inoltre, dimostrato che il trattamento a lungo termine con citicolina risulta ben tollerato, senza lo sviluppo di gravi eventi avversi.

I meccanismi di azione della citicolina

La sostanza agisce su più fronti, in particolare ha dimostrato la potenzialità nel

  • riparare le membrane dei neuroni, aiutando le cellule cerebrali a mantenersi integre dopo piccoli danni ischemici.
  • Contribuire a sostenere il metabolismo cerebrale, migliorando la produzione di energia e il funzionamento dei mitocondri.
  • Collaborare alla regolazione dei neurotrasmettitori, aumentando dopamina, noradrenalina e serotonina, riducendo l’eccesso di glutammato, che può risultare tossico.
  • Favorire la riduzione di infiammazione e stress ossidativo, migliorando la comunicazione tra i neuroni.
  • Tutti questi effetti concorrono a proteggere il cervello dal danno vascolare e a favorire il recupero delle funzioni cognitive.

Le attuali evidenze

Le ricerche cliniche esaminate mostrano miglioramenti moderati ma costanti nelle funzioni cognitive di pazienti con MCI o dopo un ictus, soprattutto se il trattamento viene proseguito per alcuni mesi. Nei pazienti con malattie neurodegenerative come Alzheimer o forme miste di demenza, la citicolina è stata valutata anche in associazione con inibitori delle colinesterasi, mostrando qualche rallentamento della progressione in studi retrospettivi. Sono dati ancora molto preliminari, condotti su popolazioni di piccole dimensioni o privi di un gruppo di controllo che necessitano di studi aggiuntivi, meritevoli di ulteriori indagini.

La citicolina appare oggi come un interessante alleato nella prevenzione del declino cognitivo, grazie al suo profilo di sicurezza e alla capacità di agire su più meccanismi neuroprotettivi. Non è ancora una terapia ufficiale, ma potrebbe rappresentare un tassello importante nelle strategie per mantenere la mente lucida più a lungo, un obiettivo sempre più prezioso in una popolazione che invecchia e punta a una longevità sana, in attesa che nuovi dati di ricerca ne confermino l’efficacia.

Studio
Bermejo PE, Dorado R, Zea-Sevilla MA. Role of Citicoline in Patients With Mild Cognitive Impairment. Neurosci Insight, 2023, 18:26331055231152496. Doi: 10.1177/26331055231152496

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