Le patologie epatiche rappresentano oggi una delle più ardue sfide cliniche globali, con un impatto significativo sia sulla morbilità che sulla mortalità. Negli ultimi anni, il numero crescente di pazienti con disturbi epatici ha fatto crescere la domanda di farmaci efficaci in grado di fornire risultati attraverso meccanismi multiformi, spostando l’interesse della comunità scientifica sulla possibilità di utilizzare nuovi farmaci da fonti naturali, che possano essere complementari o alternativi alla medicina sintetica, offrendo nel contempo un profilo di sicurezza più favorevole. La gestione di queste condizioni è tradizionalmente articolata su un approccio prettamente farmacologico che punta su modifiche spesso drastiche dello stile di vita dei pazienti, arrivando a considerare anche l’ipotesi di trapianto nelle situazioni più gravemente compromesse. Il ricorso alle terapie naturali complementari, come l’impiego di funghi medicinali, offre la possibilità di utilizzare un ventaglio di molecole bioattive in grado di supportare la funzione epatica, rallentando l’avanzamento della malattia. Rispetto ai più comuni e diffusi rimedi fitoterapici, l’uso dei funghi medicinali si rivela più incisivo ed efficace, agendo in maniera sinergica su più fronti, mantenendo peraltro un interessante profilo di sicurezza.

I segreti della loro efficacia

Le patologie epatiche, intese come condizioni infiammatorie, steatosiche, oppure come condizioni più gravi, fibrosi e cirrosi, necessitano di strategie terapeutiche efficaci, pertanto poter integrare le terapie tradizionali con trattamenti complementari può rappresentare un’interessante connubio terapeutico. La micoterapia rappresenta oggi un settore in rapida crescita nel panorama della medicina integrata che, grazie alla ricchezza di attivi, si presta ad essere potenzialmente applicabile anche in ambito epatico, modulando la risposta infiammatoria e promuovendo la rigenerazione dei tessuti. I funghi medicinali agiscono sul fegato attraverso una complessa rete di meccanismi che puntano a contrastare lo stress ossidativo, prevenire la morte cellulare, ridurre la fibrosi, migliorare il metabolismo dei grassi e rafforzare il sistema immunitario. La neutralizzazione di radicali liberi è legata alla presenza di composti fenolici, triterpeni e polisaccaridi che stimolano le naturali difese dell’organismo, aumentando i livelli di enzimi antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi (SOD), la glutatione perossidasi (GLU-Px) e la catalasi, riducendo peraltro l’accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS), principali fattori di danno epatico [1]. Quando il fegato subisce un danno cronico, può generare un accumulo di tessuto cicatriziale che ne compromette la funzionalità, ma alcuni funghi possono inibire l’attivazione delle cellule stellate del fegato, responsabili della progressione della fibrosi epatica, attraverso il blocco della via TGF-β/Smad [2]. In caso di danno epatico grave invece, si può verificare apoptosi cellulare, ma alcuni composti derivati dai funghi medicinali riescono a bloccare questo processo, proteggendo le cellule sane [3]. In condizioni di tossicità epatica alcuni bioattivi sono anche in grado di attivare la via Nrf2-ARE, una delle principali risposte cellulari allo stress, favorendo la produzione di enzimi antiossidanti. 

4 alleati per un fegato sano

La micoterapia, tradizionalmente utilizzata nella medicina cinese, giapponese e coreana, si avvale dell’utilizzo di funghi medicinali interi o dei loro estratti e i miceli che meglio si prestano all’impiego in ambito epatico sono il Ganoderma lucidum, la Grifola frondosa, l’Agaricus blazei e il Cordyceps sinensis. La ricchezza di bioattivi, tra cui beta-glucani, polisaccaridi, triterpeni, peptidi e steroli, li rende preziosi alleati dalle proprietà immunomodulanti, antiossidanti e antinfiammatorie con cui è possibile modulare l’attività delle cellule immunitarie, contrastando lo stress ossidativo e favorendo la rigenerazione cellulare. 

Gli studi

Nel corso degli ultimi anni, numerosi studi hanno confermato che questi funghi rappresentano una risorsa naturale di grande interesse. L’attività del Ganoderma lucidum, uno dei funghi medicinali più studiati, è stata ampiamente documentata attraverso l’impiego di numerosi modelli di malattia epatica, tra cui epatite virale, epatopatia alcolica, steatosi epatica non alcolica (NAFLD), fibrosi epatica, carcinoma epatico e danno da tossine come il tetracloruro di carbonio o l’amanitina [4]. Anche il Cordyceps sinensis, oggetto di numerose ricerche, vanta un’attività epatoprotettiva che si esprime attraverso l’attivazione delle cellule natural killer epatiche, portando alla riduzione della deposizione di collagene, il meccanismo responsabile della progressione della fibrosi epatica [5], oltre ad inibire la fibrogenesi epatica attraverso il blocco dell’attivazione delle cellule stellate del fegato [6] e a risollevare i livelli di glutatione e taurina, migliorando così lo stato redox epatico. Uno studio condotto su 25 pazienti affetti da epatite cronica B ha evidenziato, dopo 3 mesi di trattamento con il Cordyceps sinensis, un aumento dei linfociti T (CD4 e CD8) con particolare riferimento al rapporto CD4/CD8, suggerendo un miglioramento della risposta immunitaria, nonché una riduzione significativa dei marker di fibrosi, in particolare dell’acido ialuronico (HA) e del precollagene di tipo III (PCIII), dimostrando così il potenziale antifibrotico ed epatoprotettivo di questo micelio [7]. 

Epatite e NAFLD 

Nel corso degli ultimi anni la micoterapia, supportata dalle numerose evidenze scientifiche, ha suscitato grande interesse in merito al suo potenziale utilizzo per il trattamento della steatosi epatica non alcolica (NAFLD), una sindrome molto diffusa, caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato, spesso associata a obesità, insulino-resistenza e sindrome metabolica. L’eccessivo accumulo di grasso e l’infiammazione cronica del fegato attivano la progressione della NAFLD, portando la steatosi ad evolvere in steatoepatite e successivamente a fibrosi epatica, cirrosi e infine carcinoma epatocellulare. Il meccanismo alla base dello sviluppo di questa progressione è complesso e ancora in fase di studio. Attualmente non sono disponibili terapie farmacologiche efficaci approvate per il trattamento della NAFLD ma le ricerche condotte sui funghi medicinali hanno evidenziato significative attività di controllo del peso, modulazione della flora intestinale, riduzione dei valori di trigliceridi e glicemia, antiossidanti e antinfiammatori, utili per prevenire e attenuare lo sviluppo e la progressione di questa patologia. 

Evidenze scientifiche

Uno studio del 2019 condotto su ratti alimentati con una dieta ad alto contenuto di grassi ha evidenziato come la Grifola frondosa abbia contribuito a ridurre l’accumulo dei lipidi nel fegato, nonché diminuire i livelli di trigliceridi e colesterolo [8]. Nel corso di un altro studio clinico della durata di 12 mesi su pazienti con epatite B cronica, è stato posto in evidenza come l’assunzione giornaliera di 1500 mg di estratto di Agaricus blazeiabbia portato ad una significativa riduzione dei livelli di alanina aminotransferasi (ALT) e aspartato aminotransferasi (AST), enzimi indicativi del danno epatico, suggerendo un potenziale beneficio di questo micelio nella normalizzazione della funzione epatica [9]. I risultati offerti da questi studi convergono verso un quadro promettente, evidenziando come i funghi medicinali siano i candidati naturali che meglio si prestano ad abbracciare un protocollo volto a prevenire e contrastare in modo efficace le patologie epatiche, agendo su più livelli. Sebbene la maggior parte delle ricerche sia stata condotta su modelli animali o in vitro, i trial clinici umani, seppur ancora limitati, sono molto incoraggianti. L’insieme delle evidenze scientifiche suggerisce un potenziale reale per l’integrazione terapeutica. Va però posta molta attenzione alla scelta delle formulazioni più appropriate, poiché i prodotti disponibili sul mercato variano significativamente per qualità, dosaggio e biodisponibilità, rendendo urgente la standardizzazione di estratti, dosaggi e biomarcatori di efficacia. I funghi medicinali, sostenuti da un razionale farmacologico e da un crescente corpo di evidenze, rappresentano oggi un’opportunità e una frontiera concreta della medicina integrata.

Un mito da sfatare 

Contrariamente a quanto popolarmente si tramandi, i funghi medicinali non sono nocivi per il fegato, ma rappresentano un’eccellente possibilità di prevenzione e cura per le malattie epatiche. I luoghi comuni riguardanti la loro epatotossicità si dissolvono davanti alle evidenze scientifiche proposte dai numerosi studi che negli ultimi anni hanno destato la curiosità della comunità scientifica, mettendo in luce come questi miceli siano in grado di rafforzare il fegato al punto da permettergli di tornare a lavorare efficacemente, eliminando tossine, grassi in eccesso e radicali liberi.

Funghi come il Ganoderma lucidum, il Cordyceps sinensis e la Grifola frondosa non solo sono ben tollerati dal fegato, ma esercitano su di esso un effetto protettivo attraverso la modulazione dell’infiammazione e la riduzione dello stress ossidativo. Come per ogni sostanza attiva che si rispetti però, l’utilizzo di estratti standardizzati e di alta qualità è di fondamentale importanza per evitare possibili effetti indesiderati dovuti a contaminazioni o dosaggi inappropriati.

Il ruolo del Citocromo p-450

Il fegato è un organo chiave nella detossificazione, grazie soprattutto al sistema enzimatico Citocromo P-450 che trasforma sostanze lipofile potenzialmente tossiche, come xenobiotici e farmaci, in metaboliti idrosolubili più facilmente eliminabili. Durante la sua attività, il Citocromo P-450 può generare metaboliti intermedi altamente reattivi che, se non efficacemente neutralizzati, possono provocare danni alle membrane cellulari.

Questo processo porta alla fuoriuscita degli enzimi epatici nel sangue, generando un aumento delle transaminasi (GOT e GPT) e delle γ-GT, innescando  sofferenza epatica. Funghi medicinali come il Cordyceps sinensis, il Ganoderma lucidum e l’Agaricus blazei possono sostenere la salute epatica, sostenendo l’attività del Citocromo P-450. Nel corso degli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come questi 3 funghi medicinali possano sostenere efficacemente la depurazione epatica, migliorando e talvolta normalizzando i valori delle transaminasi e della bilirubina. Eliminando tossine viene ad alleviarsi l’affaticamento epatico, spesso accompagnato da un evidente stato di spossatezza post-prandiale. 

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