La ricerca oncologica sta spostando sempre più l’attenzione dal solo bersaglio tumorale all’intero ecosistema biologico dell’ospite. Un esempio emblematico di questo cambio di paradigma è lo studio TACITO, un trial randomizzato di fase 2 coordinato dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dall’Università Cattolica, che ha analizzato l’impatto del trapianto di microbiota fecale (FMT) in pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con la combinazione pembrolizumab (immunoterapico), e axitinib (terapia target anti-recettori del VEGF), che rappresenta il trattamento standard di prima linea.
L’ipotesi di fondo, come ha spiegato Gianluca Ianiro, principal investigator dello studio, è che il microbiota intestinale funga da mediatore essenziale per l’efficacia dei farmaci immunoterapici. «L’ipotesi di lavoro era che trapiantare un microbiota intestinale “adeguato” fosse in grado di migliorare la risposta all’immunoterapia», ha sostenuto Ianiro, sottolineando come questo sia il primo trial al mondo a confrontare l’FMT da donatori responder contro placebo in questo specifico setting clinico.
Dati clinici: un salto qualitativo nella sopravvivenza
I risultati pubblicati su Nature Medicine mostrano una differenza netta tra i pazienti che hanno ricevuto il trapianto e il gruppo di controllo. Sebbene l’obiettivo primario (la percentuale di pazienti liberi da progressione a 12 mesi) abbia mostrato un trend positivo (70% contro 41%) senza tuttavia raggiungere la piena significatività statistica, gli endpoint secondari sono stati definiti dagli sperimentatori «estremamente promettenti».
In particolare, il professor Roberto Iacovelli, co-PI dello studio, professore associato di Oncologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente dell’Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ha evidenziato come «la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) mediana è risultata nettamente maggiore nel gruppo che aveva ricevuto FMT: 24 mesi contro 9 mesi del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di progressione del 50%». Anche il tasso di risposta oggettiva ha subito un incremento rilevante, passando dal 32% dei controlli al 52% dei pazienti trapiantati.
La prospettiva della medicina integrata
Dal punto di vista della medicina integrata, lo studio aggiunge un tassello fondamentale: il microbiota non è solo un “coinquilino” passivo, ma un elemento dinamico capace di modulare l’infiammazione e l’angiogenesi, fattori critici nel carcinoma renale. L’analisi genomica condotta dal team del professor Nicola Segata, ordinario di Genetica presso l’Università di Trento, ha confermato che il beneficio clinico è legato non solo all’attecchimento dei ceppi del donatore e ad una maggiore varietà microbica, ma anche alla perdita di specifici ceppi batterici considerati dannosi.
Guardando al futuro
Le implicazioni per il futuro sono profonde. Come suggerito dal professor Antonio Gasbarrini, direttore scientifico del Gemelli, il microbiota potrà essere utilizzato in futuro come biomarcatore predittivo: «Una miglior conoscenza del microbiota “adeguato” potrà consentirci di modulare la sua composizione in ottica di risposta all’immunoterapia e non necessariamente attraverso il FMT». Si apre così la strada a interventi di precisione, attraverso cocktail batterici o consorzi microbici mirati (live biotherapeutic products).
Lo studio TACITO dimostra, in ultima analisi, che il potenziamento della risposta immunitaria non può prescindere dalla salute dell’ambiente intestinale. Per il clinico, questo significa considerare la modulazione del microbiota come una strategia complementare necessaria per ottimizzare gli esiti delle terapie standard, trasformando uno stimolo biologico in un vantaggio terapeutico tangibile per il paziente.
Studio
Fecal microbiota transplantation plus pembrolizumab and axitinib in metastatic renal cell carcinoma: the randomized phase 2 TACITO trial; Serena Porcari, Chiara Ciccarese, Vitor Heidrich, Debora Rondinella, Gianluca Quaranta, Andrea Severino, Daniela Arduini, Sebastiano Buti, Giuseppe Fornarini, Francesca Primi, Luciano Stumbo, Diana Giannarelli, Giulia Claire Giudice, Alessandra Damassi, Julio Rodrigo Giron Berríos, Michal Punčochář, Thomas B. Barbazuk, Gianmarco Piccinno, Federica Pinto, Federica Armanini, Francesco Asnicar, Giovanni Schinzari, Lisa Derosa, Guido Kroemer, Gianluca Ianiro; Nature Medicine (2026)



